Classici Contemporanei (2009)

Certe volte alla giovinezza riesce il colpo grosso, quello che le altre età della vita spesso inseguono invano. Per esempio rendere il classico contemporaneo, rinfrescarci la memoria e lo spirito, farci vedere le cose con occhi nuovi. Vincenzo Garofano (1988) e Jacopo Naddeo (1987 ) mettono a segno una personale interpretazione dell'antico che merita una stanza tutta sua. E lo fanno trasformando un impedimento, seppure minimo, in libertà di azione. In questo modo: trovandosi a dover sostenere un esame arretrato di storia dell'arte greco-romana e non avendo più il docente, andato altrove, cambiano interlocutore, planano sul contemporaneo, frequentano le lezioni e si fanno venire un'idea per la prova finale che mette tutti d'accordo.
Decidono, dunque, di andare a fare fotografie al Museo Archeologico di Napoli, di selezionare alcune opere e di interpretarle con gli occhi degli artisti che sbocciano. Passano sopra la polvere e gli ambienti negletti, tirano fuori da uno dei più amati musei del mondo, non sempre all'altezza della sua fama ma con una sua storia aggressiva e radicale recente (vi ricordo le mostre di Jeff Koons, 2003, e di Damien Hirst, 2004, al suo interno, autentiche zampate di leone di una città complicata che ha continui sussulti di vitalità in un corpo spesso mostrato in putrescenza), un carattere di cui loro hanno intuito l'esistenza, ascoltano, accoppiano, sovrappongono, da opera fanno nascere opera e presentano il giorno dell'esame un album di lavoro che è una prova di inventiva e di intelligenza.

Vincenzo Garofano e Jacopo Naddeo sono amici di Accademia. Condividono l'eleganza della persona, una certa riservatezza fatta, nell'uno e nell'altro, di cose diverse, sono svegli, divertenti, disponibili e sempre presenti. Per un professore, di questi tempi distratti, una vera manna; perché sono capaci di trascinarsi dietro tutti gli altri, di fare gruppo, di imporre uno stile, di tirare la volata, di mostrare come si possa lavorare e, lavorando, produrre anche in situazioni che sembrano pensate per farti passare la voglia. 
Alle prese, allora, con la statuaria antica e con lo shock del contemporaneo, tirano fuori una produzione personale, coerente, coltivata, insomma non una cosa da studenti, fossero pure dell'ultimo anno di corso, ma da giovani artisti che percorrono parecchie strade e si sono già fatti un'idea su quale sia quella giusta.   

Vi guido e vi do qualche chiave di lettura.
Prendete l'immagine n°2, fra le più riuscite e le più belle a vedersi. I Corridori dalla Villa dei Papiri di Ercolano, probabile copia romana di originale greco del IV-III secolo, sono parzialmente coperti da una griglia che, all'osservatore attento, non può non risultare familiare: le due statue enigmatiche di adolescenti in corsa godono, qui, della contaminazione con le righe di Daniel Buren con un felice risultato di grande nettezza formale e di raffinatezza grafica.
L'Ercole Farnese, come un pupazzone gigante, è stato riempito delle caramelle di cui Felix Gonzales Torres invitava il pubblico a servirsi, in un rituale cristologico eucaristico e sacrificale cui non è estranea la sostanza di uno dei tanti figli di Zeus nati da donna mortale, vero eroe nazionale, sempre impegnato in mille imprese e faccende.
Il gruppo del Toro Farnese, di forte connotazione dionisiaca e, non dimentichiamolo, arrivato a Napoli nel 1788 via mare, si staglia su uno sfondo blu Klein che ne esalta la forma; l'Afrodite Sosandra dal sorriso, come diceva Luciano, 'puro e venerando', si ritrova con in mano la Merda d'artista di Manzoni senza perderci in compostezza; la Callipigia contempla, stavolta, il sangue mestruale usato da Kiki Smith con garbo inconsueto e ancora la Smith realizza un gruppo statuario ispirato palesemente a Pan e alla capra, nel quale una donna è sostituita all'animale e un animale all'uomo, che i nostri artisti scovano e ci presentano. C'è infine da scommettere che Wim Delvoye troverebbe irresistibile il compagno che è stato reperito per uno dei suoi maiali, basterebbe chiederglielo.

Insomma, tutto un gioco di citazioni e di rimandi, complesso e divertito, fatto di riflessioni, di occhiate che si sono allungate di parecchio, di idee che zampillano, di innovazione e di conoscenza per comprendere a fondo il quale non vi resta che fare riferimento al sito del Museo Archeologico http://marcheo.napolibeniculturali.it e frequentare assiduamente tutta l'arte contemporanea.

Due opere (e due nomi) concludono la nostra scheda di introduzione: il Satiro ebbro e la Testa di Cesare hanno assunto un'aria informale che spicca rispetto al resto. Coperto di graffiti il primo e di palloncini il secondo, sono riletti in prima persona dai nostri due autori. Jacopo Naddeo compare qui come Tede, la sua tag di writer. Vincenzo Garofano sotto le spoglie del palloncino, mutuato da David Shringley, che è il suo autoritratto e che è protagonista dei suoi manga (En plein air; Siamo tutti sullo stesso treno). Altre esperienze di altro segno che confermano la molteplicità dei progetti.

Ed è proprio l'aver inserito se stessi insieme ai maestri che dà la misura della qualità di Classici Contemporanei: il coraggio di trattare alla pari, di esserci, di mettersi fra coloro che suscitano in noi l'emozione violenta dell'arte del nostro tempo.
Che questo atto temerario sia un augurio, ma anche un presagio per i nostri due giovani artisti.

Le tavole di Classici Contemporanei (28 x 38 cm) sono state stampate su carta Tintoretto - Fedrigoni - da 250 g. Fotomontaggi, interventi con tempere, acrilico, pastelli, collage, tempera e sabbia.

Vincenzo Garofano è nato nel 1988 a Aversa (CE). Dopo il Liceo Artistico Sperimentale si è iscritto alla Scuola di Scenografia dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove frequenta l'ultimo anno. Ha già al suo attivo alcune esperienze artistiche, in particolare di pittura. E' autore dei 2 manga En Plein air e Siamo tutti sullo stesso treno, prodotti in proprio nel 2009 vga-@hotmail.it +39.347.8204742

Jacopo Naddeo è nato nel 1987 a Battipaglia (SA). Dopo il Liceo Artistico si è iscritto alla Scuola di Scenografia dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove frequenta l'ultimo anno. Ha partecipato a collettive e a una personale fotografica (Jacopo Naddeo - Trenta fotografie - al Palazzo Genovese di Salerno, gennaio 2009). La sua ricerca artistica interessa la pittura, il teatro e la fotografia. E' autore dei voll. 1 e 2 del manga My Life, prodotti in proprio nel 2009 jacoponaddeo@hotmail.it http://www.zonasei.it +39.349.1649426

 

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