Certi artisti nascono come Atena dalla testa di Zeus: già adulti e formati. Non hanno bisogno di esercizio per prendere il volo, non sono mai stati acerbi, sono, in una parola, pronti. E' il caso di Diego Cibelli, che presentiamo qui con un lavoro del 2009 dal titolo Quadrifarmaco. Una cosa apparentemente innocua, anche candida per via della copertina bianca con l'imprimitura del titolo, quasi messale ricevuto in dono per la Prima Comunione. Che abbia dentro, però, dell'esplosivo, si capisce un po' dal titolo, molto dall'autore, del tutto aprendo l'oggetto, che vi presentiamo fotografato e che vorremmo farvi toccare con mano.
Tutto comincia con un elenco di regole o passi o mosse:
- Dormi per l'ultima volta con lui.
- Prendi una giacca, riempila all'interno di foto e lettere, falla indossare a cinquanta ragazzi; che lascino sui vostri ricordi le loro impronte e odori.
- Organizza il suo funerale.
- Convivi con un altro.

Se abbiamo un dispiacere d'amore che ci toglie il fiato e toglie senso a tutto quello che stiamo facendo, eccoci serviti. Sulla scia di Fluxus, che produceva reperti esistenziali, e di Sophie Calle, che con Prenez soin de vous (2007) http://www.actes-sud.fr/pg/calle/extraits.php ha messo in scena il più grande esorcismo mai concepito in arte per cancellare un amante con 107 interpretazioni diverse, declinate con tutti i media, di una lettera di addio, Diego Cibelli ci offre la sua ricetta.
Il dolore è palpabile, quasi non si sopporta, la pulizia dell'opera la dice, però, lunga, su quanto sia stato chirurgico il processo di distacco. (Definizioni tratte dal vocabolario scandiscono il respiro, anche lì è come se la ricerca di una forma desse una mano a fare il passo: Cancellare...sopprimere uno scritto, tracciandovi alcuni freghi con la penna o passandovi con una gomma che lo fa scomparire...cancellare una cosa dalla memoria).
La sezione dei cinquanta ragazzi che indossano la medesima giacca è spettacolare, autentico catalogo di ricerca di prede o cavie o complici che si prestano al rito, sorridono, ci stanno a farsi fotografare, la giacca è, fra l'altro, molto bella e elegante e sta bene a tutti, tutti li fa più attraenti e li rende partecipi dell'impresa cui sono chiamati a collaborare. Dolore d'amore che si fa più leggero, tutto maschile, giocato in casa, reso galante dalle relazioni che si intessono con i soggetti.
A tutto questo aggiungete anche il tempo impiegato per portare a compimento l'opera, cinquanta soggetti, mica una cosa che si fa in un giorno, concentrarsi su un'impresa distrae, pensate al viaggio che veniva proposto a chi si scioglieva di desiderio per qualcuno che non si poteva avere, finiva sempre che i giorni, i mesi, certe volte gli anni messi in mezzo cambiavano la prospettiva delle cose. Certe volte si incontrava, in viaggio, un altro amore. 

La regola del chiodo scaccia chiodo verrà applicata anche qui, come vedrete fra breve.

Decesso: sinonimo di morte. Allora si organizza il funerale. L'atmosfera è notturna, candele votive ardono, ancora una fotografia all'interno di Quadrifarmaco riferisce della tecnica del passo successivo.
(Siamo presi alla gola dall'angoscia, quando l'arte funziona vuol dire che è buona: la memoria di tutti coloro che abbiamo sepolto, anche quando non avremmo voluto mai farlo, prende in noi la forma di immagini che si succedono e si sovrappongono al libretto bianco, quel decesso lì si porta dietro tutti gli altri, una vertigine di identificazione ci incolla alle pagine, è come quando, leggendo una poesia, uno dice ecco, io questa cosa qui l'ho sempre pensata ma non sono mai riuscito a esprimerla). 

Si fa presto a dire convivi con un altro. Tutto sembra suggerire l'azzardo di una simile soluzione, inviti alla riflessione si affacciano. Come e perché sopravvivere all'amante, ma è davvero il caso di sostituirlo così rapidamente, non è che oltre a perdere lui e quello che siamo stati insieme, perdiamo anche noi stessi? L'elogio della solitudine arriva da tutte le parti.
Certo nessuno di noi aveva pensato a un simile gesto d'artista. Uno va al negozio di cose erotiche e si compra un manichino. Lo fa, però, in tenerezza, scegliendo il colore dei capelli, vestendolo con i propri abiti, facendo colazione al medesimo tavolo, accompagnandolo (facendosi accompagnare) a fare la spesa, dal parrucchiere, dandogli anche un mestiere e sistemandolo in una classe di ragazze. Un manichino di questo genere, troppo ha da insegnare.

Qui il Quadrifarmaco di Diego Cibelli apre davvero le ali, diventa performance, opera concettuale, audacia che si esprime in forma di narrazione fotografica. Abbiamo detto che è un'opera che funziona. Cioè, ci guardiamo intorno, lì dove siamo, nella casa dove abitiamo, nel bosco dove andiamo a fare una passeggiata, al supermercato con la bilancia e le buste della spesa e ci sembra strano che un manichino non ci accompagni. 
L'arte si è sostituita alla vita, si è visto chi era più forte, abbiamo capito che cosa dobbiamo fare.

In una carriera appena iniziata ma già fitta di idee, realizzazioni, intuizioni sorprendenti, tutte venate di poesia, intrise di disagio che si fa sofferenza, vicina per tanti versi, almeno al momento, alle posizioni complesse e raffinate di Yoko Ono, Diego Cibelli raggiunge con Quadrifarmaco la sua compiutezza.
Occhio, allora, a questo giovane artista, al suo lavoro, agli amori che suscita, a quelli che interra, all'erotismo sottile di cui colma i sentimenti, all'abilità con cui ripercorre la storia dell'arte, presenza contemporanea, modernissima, ricca di promesse cui, con molti pensieri augurali, apriamo le braccia. 

Diego Cibelli è nato a Napoli nel 1987. Ha frequentato il Liceo Artistico e si è poi iscritto al corso di laurea in Fashion Design presso la Facoltà di Architettura di Aversa. Concluso il primo anno, si è spostato all'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ha frequentato il Corso di Quartapittura di Ninì Sgambati. E' attualmente al terzo anno. Ha partecipato a collettive, al Maggio dei Monumenti e a esperienze teatrali di sperimentazione. Vive e lavora a Napoli +39.340.3375933 
c.diedie@hotmail.it

 

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