Andrea Bove

00153 via ROMA LIBERA

Quasi subito ci si accorge che l’indirizzo è incompleto e che quindi non porta da nessuna parte: manca il civico, dunque niente casa e niente negozio. Viene, però, in mente che Andrea Bove abbia voluto darci appuntamento sotto la targa o, più probabile, che abbia reinventato lui l’assetto dei luoghi, è uno che di queste cose se ne intende, vede ciò che a noi sfugge, rivela, legge fra le righe, fa magie continuamente. Per non parlare della successione delle immagini, ciascuna delle quali ha un numero, per cui è facile che venga a crearsi un equivoco utile, un titolo che sembra poter stare sotto un nome su un biglietto da visita, vedi effetto 00, quello dell’autoritratto; l’unico dettaglio di cui è bene rendersi conto è che, andando lì, non troveremmo il nostro artista perché non è quella la sua abitazione; del resto, se pure lo fosse, lui probabilmente se ne sarebbe già andato, perché Andrea Bove è una creatura in movimento. Ma procediamo con ordine. Laureato in Pittura, che, basta vederlo con i pennelli in mano, rimane una specie di prima vocazione, compie il passaggio, sempre nell’ambito dell’Accademia di Belle Arti, alla fotografia; e lì rimane, anche se diventa difficile circoscrivere il campo di azione di un lavoro spesso concettuale, in cui l’idea vale quanto il mezzo, un lavoro che, continuo, capillare, ossessivo nel verso giusto, si apre frequentemente al poetico, alla riflessione sul femminile, sulla città, su ciò che la compone e che la abita, che spazia verso il mare aperto, ritorna in terraferma, tutto divora, analizza, restituisce cambiato di senso. Miracolo che noi chiediamo all’arte: che ci apra gli occhi. Avevamo detto di procedere con ordine. Invitando Andrea Bove ad esporre in Galleria disponendo di una stanza e cercando un filo logico fra la ricchezza di una produzione che non si capisce mai da dove esca (vederlo con la macchina fotografica in mano è quasi impossibile laddove si trovano invece con qualche facilità foto di lui che fotografa, cosa che fa venire in mente una vicenda amorosa clandestina e segreta), l’ipotesi che Roma potesse essere un buon soggetto è sembrata plausibile. Quale occasione migliore di vedere la grande città riletta da un artista che la frequenta, e a modo suo, da tempo: un primo viaggio da bambino in 1100 FIAT (‘per raggiungere la residenza in villa di mia zia’, come ci dice un appunto); un anno di servizio militare (Cecchignola, geniere come il nonno nella grande guerra. Medesima fonte); le mostre, l’attività professionale, esposizioni importanti come quella al Ripa Hotel recente (‘e intanto i miei passi procedono inesorabili, piove o non piove’. L’appunto prende il tono del racconto). Dunque, Roma. Argomento immenso, luogo rivoltato come un guanto, quasi inattaccabile nella sua mole storica, capace di schiacciare chiunque ci si avvicini incautamente. E’ andata, come pensavamo, diversamente. Andrea Bove Roma l’ha colta nella sua essenza: la città è annunciata dalla via Roma Libera, che dà il nome, insieme al CAP, a tutta l’esposizione (e diciamo qui che ci voleva lui a fare sapere ai romani che esisteva una strada così suggestiva), si conferma nella via della Lupa, aggiornata da interventi metropolitani, si apre verso il cielo, è capace di aggiungere semaforo a campanile, vive le sue ore migliori sotto quella luna che tutti conosciamo, trova il suo carattere nell’acqua del Tevere e nei giochi di quella delle sue fontane, ospita biciclette, e mai ne avevamo viste tante tutte insieme da queste parti, mostra il suo volto di seduzione commerciale, vetrine, gambe e scarpe di donne attirano l’attenzione dell’artista, le immagini diventano astratte, nell’attualità dei mezzi di trasporto (non tutti e non sempre, perché la storia emerge ancora dalla ‘botticella’ in sosta) è come se si dispiegasse l’idea della velocità e del moderno. Regalo impagabile: la città percorsa dai passi e dagli scatti di chi arriva dall’esterno e guarda, di chi si mette a respirare un’aria che non è sua di nascita e che trova parecchio congeniale a sé e alla sua ricerca, affiorano i sentimenti, l’atmosfera degli alberi luminosi di Natale, la nostalgia della partenza, lo strappo, la lacerazione, l’insistere sui ricordi di ciascuno di quel treno che, in uno degli scorci più eloquenti della Città Eterna, il panorama urbano della Stazione Termini che si sposa in orizzontale con i viluppi delle nuvole e invia in verticale torre campanaria e torre dell’acqua, è segno di eccitazione e delle possibilità, infinite, che danno incontri e viaggi.       

Andrea Bove è nato, vive e lavora a Napoli. E’ laureato in Pittura con Ninì Sgambati presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e ha seguito Il Corso speciale di Fotografia con Fabio Donato. E’ stato protagonista di esposizioni personali e collettive a Napoli e altrove, ha partecipato a performance, conferenze, happening e progetti, ha studiato chitarra jazz e dal 2007 è photo designer e curatore degli eventi per il Festival Suoni di Terra. Ha anche un passato da atleta che ogni tanto racconta andreabove5@gmail.com +39.339.2278823 www.facebook.com

‘Personalmente io uso sempre la mia amata Hasselblad 500 C/M medio formato, con ottica normale ovvero un 80 mm…modello che è sbarcato sulla luna nell'anno della mia nascita, figlia dell'Hasselblad a soffietto di mio nonno (era del fratello disegnatore meccanico e grande appassionato di fotografia) con cui giocavo da bambino… ho anche una Nikon F 70 e altre macchine naturalmente…’

  

 

 

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