Di chi è la  colpa? Perché una creatura angelicata come Paride Di Stefano, fratello del Gitone del Satyricon di Fellini più che dei suoi veri fratelli, distratto spesso dai suoi pensieri, presenza taciturna, complice e costante, perché una persona che appare ai più in una luce chiara e ferma si mette a dipingere immagini di una violenza che incalza, di una forma che si decompone davanti ai nostri occhi, di un colore che aggredisce e afferra alle spalle, perché tanta divergenza fra il suo volto e la sua mano che impugna il pennello? La serie di dipinti che presentiamo va sotto il titolo di Sonniloqui ed inizia nel 2004. ‘Sonniloqui’ come contaminazione fra il sonno e la parola, tenere in massimo conto l’origine dell’invenzione verbale, ‘soliloquio’, la conversazione intima fra sé e sé, spesso silenziosa, che richiede di abbandonarsi ai propri pensieri. Questo mondo abitava, allora, in lui? Queste le riflessioni, queste le immagini che non trasparivano? Probabile. Il ciclo si rifà alle ‘…tre fasi cerebrali della vita quotidiana dell’uomo: REM, NREM, VEGLIA. Ogni quadro è la rappresentazione di particolari emozioni e sensazioni che si possono trovare in una frazione di una determinata fase. Ogni immagine è il risultato di una realtà che si è miscelata, composta ed elaborata, mettendosi in discussione e favorendo la sinergia fra lo stato cosciente e subcosciente’ (dal testo di presentazione di Ernesto Magnifico della mostra del 2004). Proviamo a lasciar perdere, a guardare senza sapere, a metterci davanti ai dipinti nello stato (di grazia) che genera la pittura. Facciamo conto di avere dormito da sempre senza conoscere le interpretazioni che la neurologia dà del nostro sonno, ignoriamo i movimenti degli occhi (REM= rapid eyes movement) che abbiamo semplicemente chiuso, che non vedono e non vediamo, che cosa ci appare, allora? Subito volti e teste, i primi piani implodono nel perimetro, ampio, della tela, il punto di vista si fa audace, vola e guarda dall’alto (Veglia I) il riflesso di un interno sugli occhiali da sole sollevati sui capelli, memorie storiche affiorano, l’Angelo della Morte Samael, Saturno divorante il mondo, le responsabilità dei padri appaiono in filigrana, per primo Dalì nelle sue lucide ed oniriche deformazioni, in quel senso dell’inafferrabile che si spande, nella tecnica acutissima messa al servizio degli incubi (i propri e gli altrui); poi Bacon, più sullo sfondo ma pronto ad assestare fendenti, è sua la colpa del corpo che non sa stare al suo interno, che fuoriesce da sé visivamente, che si ricompatta in altro, del solitario esistere in quel suo modo dolente e tormentato, incline allo sperimentale e all’azzardo. Ma Paride Di Stefano è artista dei nostri giorni, è, in una parola, contemporaneo. E questa sua caratteristica specifica, tangibile, importante, quella dalla quale conviene partire e che ci deve accogliere al ritorno, ebbene, proprio questa sua peculiarità è quella che emerge. Ritmo serrato da videoclip, modernità del tratto, agile narrazione che troverebbe una felice fioritura in una storia a fumetti, sapori di notti che si vorrebbero eterne, buio attraversato da sciabolate psichedeliche, carne viva che palpita, vita vissuta attraverso l’arte. Il ricordo della pittura fiamminga che indulgeva sui riflessi, l’anatomia dei corpi di conoscenza accademica, il disegno, i toni espressionistici del colore, l’iperrealismo citato e distorto, tutto il bagaglio storico viene messo a terra. Si alza in volo e sale in alto e lì si libra la creatura angelicata che avevamo in mente, l’artista innamorato della pittura, il Gitone conteso, l’inventore di immagini del cui offerto, intollerabile dolore abbiamo colpa noi, ha colpa il mondo.

Paride Di Stefano è nato a Cassino (FR) nel 1979. Nel 1998 si diploma presso l’Istituto d’Arte applicata, sezione Architettura e Arredamento, di Isernia. Nel 2003 frequenta grazie a una borsa di studio l’Institut Supérieur d’Architecture Saint Luc de Wallonie a Liège, in Belgio. Nel medesimo anno si laurea con lode in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2007 ottiene l’abilitazione all’insegnamento dopo il corso biennale organizzato dall’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Ha esposto in personali e collettive in Italia. Vive e lavora a Milano. Contatti: cell. +39.328.6839821 paridegitone@katamail.com 

 
 

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