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# 0Cucina come Arte

 

Da un po' di tempo a questa parte compro più libri di cucina che di arte. 
Forse dovrei preoccuparmi, o, meglio, dovremmo preoccuparci tutti noi che di arte ci occupiamo se le ricette e la narrazione che le circonda risultano più gradite, dotate di più appeal, più divertenti, sfiziose, singolari, graficamente irresistibili di quanto l'arte non risulti, lei che, diciamocelo, dovrebbe essere la cosa più bella di tutte.
In ogni caso.
Voglio mostrarvi un po' della mia bibliotechina dedicata alla cucina: ho i superclassici, italiani, francesi, anche un americano (gli Americani cucinano? Sì, e più che civilmente), ho i libri degli chef stellati, quelli che siedono nel mio olimpo, ho quelli pubblicati dalle blogger (praticamente tutte giovani donne) che seguo regolarmente, inviando loro pensieri di gratitudine perché io interpreto il loro attaccamento al cibo come un inno alla vita e non sono nemmeno capace di esprimere fino in fondo quanto in certi momenti questo loro esistere in questi termini mi sia di aiuto.
Ho libri singolari, come cucinare tutto con una padella sola, ottimo per il nomadismo dei nostri giorni; ho indicazioni per cene clandestine; film di Hitchcock rivisitati dalla parte della tavola imbandita e delle pentole; ovviamente libri di ricette che citano opere d'arte; raccolte di ricette per una donna scritto da un uomo innamorato; repertori di cibi che si trovavano sulle prime strade del turismo di massa ai tempi delle prime ferie retribuite; indagini su insospettabili che esercitano altre professioni ma sono degli appassionati di cucina; testi su tutto ciò che si può bere.
E da ieri ho il libro più utile di tutti, quello che vedete in prima posizione e che è dedicato alla 'Cucina confortante per riparare i cuori spezzati'.
Una cosa geniale, un quadernetto che costa un po' meno di quattro corse in metropolitana a Roma, per il quale Amazon non mi ha caricato nemmeno le spese di spedizione e che ho rischiato di mancare (non ero in casa alla consegna) se solo gli uomini non fossero sensibili alle donne, nel senso che sono rientrata, ho trovato l'avviso del corriere, ho chiamato la ditta e ho convinto il mio interlocutore a convincere il corriere a tornare indietro al mio indirizzo dove era passato invano due ore prima.
Mi ha detto subito di sì, anche se dopo le quattro.
(Come ho fatto? Come si fa normalmente con gli uomini. Con la voce giusta e le maniere che con loro marciano che è una meraviglia).
Ed eccomi impegnata con il mio nuovo libretto: un piccolo gioiello, che attacca con un test per identificare che tipo di cuore spezzato abbiamo (per esempio: 'peperoncino in guanti da boxe' o 'cordon bleu in tacchi alti'); fornisce i 10 comandamenti per provare a soffrire un po' di meno; elenca ricette che servono a sfogare la collera, piangere 'comme une madeleine' (da loro si dice così, da noi si piange come una fontana); andare alla riconquista del mercato, giocando qui sul mercato rionale e su quello dei maschi che ci stanno in giro.
Come sono le ricette? Deliziose, ironiche, precise, condite con piccoli commenti che aiutano a vederci chiaro, con le informazioni pratiche attaccate con pezzetti di nastro adesivo che, diciamolo, sembrano cerotti, ricette, ovvio, per una sola persona, cose da bambola, per cui uno (una) va dal macellaio e chiede un etto di carne macinata della qualità migliore e sotto i nostri occhi per fare una piccola padella di 'boulettes'. Ricette che si fanno in poco tempo, che insegnano come la vendetta è un piatto che va consumato caldo, come finalmente ci si possa abbandonare a cibi che il tipo diventato ex detestava, come il coltello nella piaga vada rigirato, sì, ma fino a un certo punto, come si possa cucinare pensando di lanciare coltelli o usare uno shaker per un long drink facendo conto di agitare i sentimenti. 
Le tisane della sera, il desiderio di rimettere insieme le briciole, anche qualcosa di un po' malandrino ('Sa brioche, te manque-t-elle vraiment?', titolo di paragrafo che mi impegno a tradurre, sì, ma solo in privato, visto che sono una signora e di certe cose, almeno in pubblico, non mi occupo).
Ma la speranza è pronta a spuntare nuovamente, e allora basterà moltiplicare le ricette per due per avere il plot di una cenetta romantica.
Un libro che è una meraviglia, ah, magari averlo avuto in mano il milione e mezzo di volte che sarebbe servito, ottimista fino all'osso, tenero, lucido, pieno di piccole e astute considerazioni che fanno sembrare la solitudine la migliore delle situazioni, che ti fanno rimpiangere di non aver mandato il marito annoiante 'à la poubelle' con cinque anni di anticipo o l'amante impresentabile cinque giorni prima di quanto sia successo nei fatti.

Muoversi come un pesce nell'acqua, rinfrescarsi le idee, riuscire di nuovo e al primo colpo, impepare il quotidiano.

Che ci faccio con questo libro? Semplice, quello che faccio con tutti gli altri miei libri di cucina: lo leggo come un romanzo.
Io sono una che poco mangia e poco (ma decentemente) cucina, quindi di questi atti supremamente legati all'esistenza e capaci di cancellare tutto il resto, tiro fuori il lato letterario, esistenziale, quello legato ai concetti.
Però stasera mi sa che una ricetta la provo, così, tanto per vedere se le dosi sono giuste e se il procedimento funziona.
Nel frattempo, W l'Amore, anche quando spezza il cuore, tanto abbiamo ormai e finalmente il ricettario giusto, completo e irresistibile di come tornare, in forma smagliante, a stare al mondo e a scenderci a patti.

Clara Bigel, Cuisine réconfortante pour restaurer les coeurs brisés, Solar, 2016, prezzo € 5,90

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