105 I sogni nel cassetto

Lo dice Il sole 24 ore, e lo ripetono tutti: a Natale hanno retto solo l'high-tech e i beni di lusso. Tutto il resto giù a picco.

Dimenticavo: barometro sul bello stabile per i consumi alimentari, gli italiani non rinunciano alla grande bouffe.
Reiterata e continua, dura praticamente dal 24 dicembre e non accenna a diminuire, almeno a giudicare dall'aria stranita e imbambolata che persiste in giro.
Come si possa, me lo chiedo da anni: io, dopo una vigilia, ho bisogno di stare una settimana a riso all'inglese per riprendermi.

Tutto è fermo, non si muove una mail di lavoro, si sono perfino quietati gli sms forsennati di auguri, una cosa per gestire la quale ci vorrebbe un call centre, e pure pieno di gente che sappia fare il suo mestiere.

In questo vuoto siderale incontro ieri sera rientrando il mio vicino che mi dice che a Natale è stato solo e che farà il bis a Capodanno. Quest'anno è felice, ha liquidato una relazione, se uno è contento, si basta.
Da ciò si potrebbe dedurre che tutti i dannati del festeggiamento siano mossi da sentimenti opposti, che la depressione regni sulle tavolate di 20 persone, che lo smarrimento davanti alla possibilità di un bilancio privato obblighi alla condivisione di un cotechino. 
Non oso pensare al cenone di San Silvestro, il veglione farlocco a prezzi fuori asse, le lenticchie a mezzanotte, i cotillons e le trombette, tutti a ancheggiare a ritmo di salsa facendo il trenino.
Da 0 a 90 anni tutti con l'obbligo del divertimento a tempo.

'Che cosa fai a Capodanno?'. Sistemo, sicuramente, cassetti. Mi dedico a questo lavoro di fino, per il quale non ho mai tempo, coinvolgente sul piano emotivo e stremante su quello intellettuale.

Questa è un'altra domanda che mi pongo spesso: tutti i forzati del weekend (provate a digitare weekend sulla barra di ricerca: 385 milioni di risultati), quelli che scrivono 'w e' sul messaggino e ti augurano pure che sia buono (ho avuto un breve contatto professionale con una tipetta 21enne che diceva 'Buon weekend' alle 19:30 del lunedì. Quando le ho fatto notare che i tempi mi sembravano precoci, oppure tardi, mi ha risposto che era il più importante dei suoi pensieri, che pensava, cioè, solo a quello), insomma tutti coloro che vanno in ufficio con la valigia pronta per non perdere un solo attimo e che, immancabilmente, stanno fuori fino alla domenica sera, questa folla compatta che sta tutta insieme e sempre al medesimo posto, davanti all'anguria a Ferragosto e al tortello in brodo a Natale, nessuno di costoro ha mai un cassetto da riordinare?

E', questa, un'occupazione perfetta per la fase della digestione. Post prandium aut stabis aut lente deambulabis significa proprio questo: dopo la grande bouffe trovati da fare una cosa che ti impegni solo minimamente perché il tuo stomaco non veda compromesso l'afflusso del sangue e, se non puoi concederti una siesta perché siete in 20 ad avere la medesima tentazione e non bastano i letti, allora prima di startene afflosciato sul divano a discorrere faticosamente con un cugino che vedi (e non per caso) solo una volta l'anno, vattene all'inglese, fuori campo e raggiungi la tua cucina.

Avrà senz'altro dei cassetti, quello delle posate sarà, dopo la fiesta, terremotato e ti sarà grato se lo rimetterai a posto; l'ultimo, quello delle cose sparse, da me si chiama, per tradizione, 'La Russia', ci sta dentro un po' tutto, in questo caso spaghi, fiammiferi, torcia elettrica, candele, guarnizioni e batterie di ricambio, per gestirlo ci vorrebbe un commesso con anzianità trentennale di uno di quei meravigliosi negozi fiorentini sopravvissuti all'assalto della storia che si chiamano Mesticherie, oppure di un 7-Eleven americano, che è un po' la medesima cosa e che reca in sé la memoria delle botteghe in cui i pionieri andavano a comprare tutto, dalla scatola di fagioli alla corda. 
Sottoponi a revisione la tua Russia, ci troverai cose dimenticate che riscoprirai con gioia.

Ho poi un aiuto per tutti noi per il cassetto della biancheria che è anche un'idea per la prossima vacanza, o per un weekend, se proprio ci tenete: uno stage presso l'Eliseo (l'equivalente del Quirinale, però a Parigi, non il teatro di via Nazionale qui a Roma) da Madame Mireille Pierre, da 28 anni 'chef lingère' del Palazzo.
Insieme a tre collaboratrici Madame Pierre si occupa degli armadi.
E sull'articolo al quale sto facendo riferimento, ci sono anche le foto. Quello delle tovaglie misura m 7 in altezza e 37 in estensione orizzontale: contiene tutti i servizi storici a motivi di sole, fiori, farfalle, merletti, cardo e mimosa.
Apprendo che la tovaglia Broglie, dal nome del duca che la regalò nel 1947, richiede, da sola, 2 ore di installazione, cioè di messa in tavola, stiratura compresa, però.
L'apparecchiatura completa, con i piatti sistemati a 70 cm di distanza uno dall'altro e i 4 bicchieri che merita ogni invitato disposti con l'aiuto di una cordicella ('en colonne couvrée, comme à l'armée', insomma: allineati e coperti) più tutto il resto che serve a imbandire una tavola, dagli argenti ai candelabri, costa 6 ore di lavoro a una squadra di esperti.

Ma torniamo alla biancheria, per esempio alla divisione dei canovacci: da una parte i 'liteaux', quelli chic riservati al servizio. Dall'altra, tenuti insieme da una fettuccia blu, quelli per la cucina. Che sono una montagna, bellissimi, tutti impilati e del medesimo colore, mica quelle cose inguardabili con il calendario del nuovo anno stampato sopra o con il faccione di Babbo Natale che si deforma ad ogni mossa con cui vi state sforzando di asciugare un bicchiere senza lasciare peli, inutilmente, perché avete sbagliato canovaccio ed è meglio che riprendiate quello tradizionale di lino e che quello che avete appena ricevuto in regalo lo buttiate al secchio.

Il mio sguardo indugia su questa rassicurante immagine domestica, tonnellate di roba e una persona di buon carattere e di esperienza a gestirla, quello che, detto fra voi e me, corrisponde al vero concetto di lusso e di ricchezza. Altro che barche e macchine interminabili con cui non si trova mai parcheggio.
C'è chi stira e chi rammenda, tutto davanti all'idillio di una finestra che prende luce da un giardino riallestito nel 1773 secondo i principi di Rousseau, su un vassoio d'argento è preparato un tea for two completo di spremuta d'arancia e i tovaglioli immacolati stanno di fianco inamidati come soldatini.

Pulitissime le tende, chissà ogni quanto le lavano. Per la cronaca vi dirò che stamattina mi sono occupata di quelle della mia camera da letto, fatte a settembre e ritrovate ora di un colore apparentato a quello del tempio appena scavato da Indiana Jones, grigie quelle bianche e grigie pure le oscurantine azzurre, tecnologiche, delicate e complicate da staccare, cioè da curare imperativamente in prima persona.

E non tocco l'argomento cassetti del vostro tavolo di studio o di lavoro, augurandovi di averne uno e che intorno ci siano pure, come direbbe un new age, buone vibrazioni.
Segreti più del cassetto segreto in persona, assolutamente vietati al mondo tutto, luoghi di conservazione, attesa, utilità immediata, fermacarte, fotografie, agende degli anni passati, evidenziatori di ricambio, astucci, libretti degli assegni, chiavette per il collegamento in internet, lettere.

E qui non c'è Madame Pierre che tenga.
Si forma davanti a me un'immagine irresistibile: quella di Monsieur le President e dalla Première Dame, quest'ultima arrivata alla tappa conclusiva di una carriera di libertinaggio di tutto rispetto, che, satolli di foie gras, dinde aux marrons e di bûche natalizia, con eleganza non priva dell'energia volitiva che li contraddistingue, si alzano dalla tavola e abbandonano al suo destino la tovaglia Broglie, rivolgendo al personale un gesto eloquente di rifiuto: grazie, molto gentile da parte vostra, ma, dopo il pranzo più importante dell'anno, giusto per fare un po' di movimento ed evitare così la cecagna, prima di rimettere le mani su un'economia pure qui (lì da loro) abbastanza incerta, ce ne andiamo a sistemare, e lo facciamo da soli, La Russia e tutti gli altri cassetti presidenziali.

 

 

Salvador Dalì, Vénus aux tiroirs, 1936

Félix Vallotton, Femme fouillant dans un placard, 1900

Daniel Buren Daniel Buren, Les couleurs: sculptures, occhio alla bandierina! 1975-1977