106 Un circolo un po' esclusivo

C'è un tipo di uomo che non guarderei nemmeno se me lo ritrovassi davanti dopo che fossi rimasta sola su un'isola deserta in una situazione analoga a quella di Tom Hanks in Castaway con il suo pallone (ricordate? quello cui un'impronta della mano sporca di sangue aveva dato dei lineamenti. Quella scena mi devastò, mi sembrò la più grande metafora mai espressa della solitudine umana).
Esso (l'uomo di cui voglio parlarvi) ha un'età variabile, spesso è giovane, ha le sopracciglia depilate come una bambola, indossa come divisa cravatta e completo scuro e lavora indifferentemente nei negozi considerati chic del centro, alle pompe funebri oppure nelle agenzie immobiliari.

Oggi, dopo aver festeggiato il ritorno della colf dalla sua settimana di vacanza e il pezzo di cacio che mi aveva portato, che, dall'odore, sembra interessante, sono uscita qui nel quartiere per delle commissioni, quelle che nel meridione si chiamano 'servizi' e che riguardavano impegni diversi, banca, pane e latte, una sosta in tabaccheria per l'acquisto di francobolli.

La bella giornata e il sole mi hanno convinta a prendere un lato della strada invece che l'altro ed è stato così che sono passata davanti alla vetrina di un'immobiliare, come dice il nome, della mia città ('immobiliare della tua città' è la dicitura corretta).
Stavano tutti sulla porta, come al paese e ho fatto una battuta, ho chiesto se stavano fuori perché avevano da fare in strada oppure perché non avevano niente da fare dentro, mi hanno risposto in coro, che erano a mia disposizione, che non stavano fuori perché avevano da fare fuori e che potevano entrare dentro.
Ho chiesto, per informazione, di un affitto in zona per un amico, disponibilità, metratura degli appartamenti, prezzo. Di affitti non ne avevano, i prezzi mi sono sembrati ragionevoli, ragionevoli, intendo, nell'ottica del costo di una casa che equivale a un occhio, oppure, come dicono i francesi, a un braccio. Il mio amico è francese, perciò opto per il braccio.

Loro non mi avrebbero tenuta informata (troppo lavoro da fare, non ho capito bene se dentro o fuori) però potevo farmi sentire io. Ho promesso a tutti che li avrei chiamati con regolarità e gusto.
Mi hanno inseguita per darmi un loro calendario. Appena uscita ho pensato di buttarlo al cassonetto. Uso in casa e solo in cucina il calendario olandese che vado a prendere, come in un rituale, all'Anglo-American Bookshop a via della Vite, una delle librerie più belle della città, piena di cose intelligenti, gestita con competenza e simpatia. Quest'anno, detto per inciso, me ne avevano anche messo uno da parte perché ero passata quando era troppo presto e hanno temuto che mi rifacessi viva quando sarebbe stato troppo tardi. Approfitto di Opera Soap per ringraziarli tutti e per rinnovare la mia espressione di stima per come fanno il loro lavoro.

Insomma, del calendario dell'immobiliare della mia città non sapevo che farmene.

Ma per fortuna gli ho dato un'occhiata e poi mi sono pure piantata in mezzo a via Appia per sfogliarlo tutto e i servizi mi sono sembrati eterni e gli auguri che mi hanno fatto (la cassiera del supermercato è addirittura uscita dalla cassa per abbracciarmi) prolissi perché mi era presa una fretta tremenda di tornare davanti al mio computer per raccontarvi il calendario.

Quadrotto, di formato 21 x 21, patinatissimo al punto che ora che è sotto la lampada della mia scrivania manda bagliori accecanti, esso reca in copertina l'intera squadra di coloro che ho trovato sul marciapiede, tutti vestiti con l'abito scuro, al centro il più anziano, il titolare, e intorno i suoi 8 collaboratori.
Sono seduti su una specie di cubo rosso e impugnano svariati attrezzi sportivi, anche loro, come Tom Hanks, palloni, ma i loro sono più gonfi, birilli da bowling, sci e anche un arco.
Vorrei evitare di descrivervi le facce: fisse in un sorriso sbiancato con la mascherina (ultima, recente fissazione che, a sentire il mio odontoiatra, che lo sa, è più richiesta della pulizia dei denti), ben 3 sorrette dalla mano appoggiata al mento, nel gesto antico che avevamo imparato da Jean Clair a riconoscere come quello della malinconia (riguardatevi il Michelangelo/Eraclito dipinto da Raffaello nella Scuola di Atene), qui contraddetto dall'aria di quello che sta per gettarsi in pista per scatenarsi in una macarena, decisamente idiote, forse a causa delle sopracciglia depilate, oppure della rasatura del cranio soprastante, condotta con encomiabile fantasia a seconda della stempiatura più o meno incipiente.

Ma il bello viene dentro. I magnifici 9 sono fotografati da soli, in 2 oppure in gruppo, ad ogni mese. Ciascuno di loro esibisce anche dentro (il calendario) il suo attrezzo sportivo, uno indossa addirittura un casco, totalmente inutile, visto che sta a cavalcioni di uno scooter giocattolo che gli sta corto di cavallo.

L'ideazione e la realizzazione grafica devono essere costate un occhio, oppure, se preferite, un braccio.
Le foto sono b/n ma rialzate da interventi cromatici destinati ai soli attrezzi, per esempio guantoni da boxe rosso bordeaux, che non c'erano in copertina, ho controllato adesso, palle policrome di tutte le forme, gli sci già citati completi di racchette che si vedrebbero anche in un giorno di nebbia a 4.000 m di quota.
Uno dei più giovani indossa la classica casacca da judo, però con cintura viola, che sospetto sia una new entry, a meno che non sia una nuova mezza-cintura, l'equivalente di una mezza calza.
Il titolare ha teso l'arco, la cui freccia, però, finisce in una ventosa. Un uomo prudente, di cui fidarsi a occhi chiusi (e da accogliere, quando viene a vedere casa vostra, a braccia aperte).

Sorridono, ammiccano, si mostrano. Il narcisismo fuoriesce dal calendario quadrotto a fiotti, immagino la giornata di posa, i commenti, il brivido del trovarsi pubblicati a marzo oppure a novembre, i capelli, quando ci sono, acconciati con il gel per la circostanza, l'esibizione di orologi grossi come dischi volanti, la fierezza di aver consegnato al mondo la propria immagine, buona per tutte le stagioni e per tutto l'anno.

Mala tempora currunt (mi accorgo solo adesso che hanno trascurato l'atletica leggera).

Il meglio, però, sono le scritte. Sì, perché ogni bellimbusto ha sopra o accanto una frase lapidaria messa fra virgolette, anch'esse rialzate cromaticamente, in questo caso mediante l'utilizzo del giallo.

Il motociclista dice: 'Se guardandoti intorno vedi la speranza correre via, non darti per vinto. Tu sei più veloce di lei!'.
Risponde il pugile: 'Quando nella tua vita succede qualcosa che non è positiva (non devo far notare ai miei lettori affezionati o di passaggio che 'qualcosa' è di genere maschile e che l'accordo vira perciò verso l'eccentrico) e hai la forza di capovolgerla (io capisco 'la vita' e voi?), allora sei vincitore'.
Il cestista solleva i nostri cuori, mortificati dall'aria stracca che c'è in giro: 'E' importante lavorare assaporando il gusto di ciò che fai. Il sacrificio passa inosservato se fai le cose con slancio ed entusiasmo'. Assolutamente d'accordo, lo stakanovista Alfieri non avrebbe saputo scrivere di meglio e mi sentirei io stessa, da persona che lavora tosto, di sottoscrivere l'assioma.

Attenzione, perché questa è la più bella e anche quella più cinematografica: 'La vita è come il tennis, è questione di tempi. Se arrivi in tempo (l'ho detto, che cosa penso di tutti questi tempora), questa approda (approda?) facilmente nell'altra metàcampo (qui mi sono quasi accasciata sul marciapiede perché l'attacco di riso che mi era preso si era ripercosso fino alle ginocchia: mai, dico mai in vita mia avevo visto una parola italiana con l'accento, che non fosse tonico, a metà percorso, anzi, a metàcampo), ma se sei in ritardo tutti i tuoi sogni si incaglieranno (persiste la metafora navale) in una semplice rete (individuata qui la responsabile delle metafore rilevate)'. Questo, mi sono detta, ha visto Match Point ed apprezza Woody Allen.
Sarà l'intellettuale del gruppo e, come dice il mio dermatologo dell'estetista con la quinta elementare, già citata a proposito di una coppia di angioletti, userà per esprimersi almeno 600 parole.

Il calciatore: 'Un vincente è qualcuno che riconosce il suo talento naturale, lavora sui suoi limiti per tramutarli in abilità, e usa queste abilità per realizzare i suoi obiettivi'. Ben poco da eccepire.

Il capo, quello con l'arco, suggella il tutto: 'Proprio quando penso di essere andato il più lontano possibile, scopro che posso spingermi ancora oltre'.

Conclusione, dicembre: 'E' molto facile accumulare fortuna od avere successo se lo fai a tutti i costi. Se lo vuoi fare cercando di non disturbare il prossimo è un pò più difficile ma dà molte soddisfazioni'.
A parte il senso della frase, a voler essere misurati, farneticante, colgo qui la palla al balzo. 
Io questo un pò non riesco ad ingoiarlo, mi vengono le convulsioni se, come è accaduto di recente, mi arriva l'invito ad una mostra e la frasetta introduttiva, lunga 3 righe, ne ha ben 2 all'interno, mi trattengo a stento dal lanciare contro il muro il cellulare quando trilla un sms che se ne porta qualcuno in groppa, devo fare ricorso a tutto il mio autocontrollo per non sbottare davanti a gente che so coltivata, qualcuno laureato nelle mie belle Lettere, che ha preso il vizio, mi sgolo e mi sfiato con i miei studenti spiegando che trattasi di elisione e che perciò deve rimanere una traccia della sillaba caduta (poco) e che questa traccia si ritrova nell'apostrofo, suggerisco a madri di figli maschi robusti e in piena crescita di chiuderli a doppia mandata in camera loro a pane e acqua fino a che non avranno riempito un intero quaderno con la parola corretta e di fare lo stesso con i colleghi, incatenandoli alla scrivania, ignorando nell'uno e nell'altro caso il rischio di una denuncia.    
Auspico da tempo un'interpellanza parlamentare che proponga l'incarcerazione ad Alcatraz (lo so che non funziona più, ma l'aspetto, nella baia di San Francisco, è tetro, funzionerebbe a meraviglia e sarebbe ampiamente meritato) per il primo che ha avuto la bella idea di accorciare il messaggino in questo modo, aggiungendo, però, subito dopo, una pletora di puntini di sospensione, esclamazioni, faccette.

Voglio fondare un club, esclusivo, per la difesa del povero po', farci entrare solo chi dico io, quelli che hanno rispetto per la lingua italiana, se la studiano e, se hanno dubbi, se la ripassano con umiltà e applicazione.

Fuori, ovviamente, i narcisi con le palle e le racchette, quelli che si piazzano sui calendari, gli idoli da marciapiede e da interno, gli indigenti intellettuali, gli uomini con il completo scuro che vendono case mettendoci la faccia, e, visto il livello, rimettendocela automaticamente.
Sbatteteli tutti su una nave, dovrebbero gradire, legate il timone in modo indissolubile e poi mollate gli ormeggi, allontanateli dal mondo civile, guardateli partire verso il loro nulla sventolando con un ghigno di soddisfazione i fazzoletti, pregateli di non dare più notizie, di non mandare sms insulsi, di eliminare le mail nel computer di bordo prima dell'invio, tanto sarebbero piene di errori di ortografia e di deliri. Mettete in cambusa un vocabolario, chiarendo che è la loro ultima possibilità prima della caduta nell'abisso, e appoggiateci accanto una grammatica, potrebbero buttarci un occhio come atto estremo di pentimento.

Poi, ripulito il mondo dagli analfabeti di andata e pure da quelli di ritorno, preparate con cura estrema un falò, così utile in questi giorni di freddo e sempre suggestivo da vedersi.
E quando il fuoco ha preso e arde bello e giocondo, dopo averli raccolti, ben attenti a non lasciarne qualcuno in giro, buttateci dentro i calendari quadrotti e tutti i loro uomini con l'abito scuro. 

(A prova di quanto scritto in questa puntata di Opera Soap conservo per un periodo di un paio di mesi a decorrere dal 30 dicembre 2008 una copia del calendario, cuore del nostro discorso. Esso è a disposizione di tutti coloro che, increduli o malfidati, vorranno toccare con mano e vedere dove può arrivare la creatività di un'agenzia pubblicitaria, per non parlare di quella di un'agenzia immobiliare)



 

Castaway, il pallone

Raffaello, Scuola di Atene, 1509-11, Ritratto di Michelangelo/Eraclito

Avevamo qualcosa nel suo ordine di prezzo, ma è bruciato nel corso del Great Fire di Londra (nota O.P.: 1666)