108 Lo scopriremo solo vivendo

31 dicembre 2008. Colonna sonora: pop italiano, l'autore più grande. Funziona ancora, e benissimo. 

Ieri sono state lavate le tende del soggiorno, devo organizzarmi per stirarle prima della mezzanotte.
C'è un film pronto, Peau d'âne di Jacques Demy, la storia favolosa della principessa che per non sposare il padre si nasconde sotto una pelle di somaro.
C'è una cena. C'è una bottiglia di festa.

Porto il bonsai a sistemare. Lo so che siamo fuori stagione, che è troppo presto, ma è malmesso, l'incompetenza a Roma di coloro che trattano bonsai è senza fine, li ho provati quasi tutti, chissà perché invece di andare in ferie alle Maldive non vanno a farsi un corso da qualche parte.
Lo metto a terra davanti al sedile accanto al mio, è un bonsai storico, ha anche un nome, è un ulivo che una volta, fra lo stupore generale, mise un fiore e poi fece un'oliva, una sola e di dimensioni normali.
Così in macchina, io e il bonsai nella fredda mattina di fine anno, abbiamo quasi un'aria di famiglia.

Il fioraio guarda l'ulivo, chiedo almeno un po' di potatura, poi di sistemargli la zolla e di darmi del concime.

Intanto osservo i vasi, i vasetti, i cestini, i pupazzetti, i bicchieri di vetro riempiti di sassi colorati, i rami mezzi secchi, le foglie rotte, le confezioni con la iuta, le stelle di Natale, le piante con le quali due anziane signore con il cappello di lana si presenteranno a cena dai parenti, un cattivo gusto diffuso, non mi sembra un caso che il fioraio più bello della città sia tedesco e minimale. Battuti in casa e pure dallo straniero.

Esco dal negozio con il bonsai raddrizzato, un sacchetto di concime, uno di terra e qualche informazione.
Altra sosta dal fotografo professionale per la lampada del proiettore.
Poi Auchan per la crème fraîche. Il mio amico francese mi manda un sms nel quale mi chiede se ho fatto un abbonamento :-).
Ma io il filetto di salmone come lo servo, senza?

Desideri di fuga mi invadono davanti alla città che si prepara alla grande bouffe.

Voglio finire l'anno con un mangaka, per esempio con la mia prediletta Kan Takahama www.kantakahama.com.
Vi racconto che cosa scrive in una prefazione. 

Incontra nel marzo 2002 a Tokyo, al Caffè delle Relazioni Umane (ditemi se già questo non è un preludio), Frédéric Boilet www.boilet.net/fr, mangaka francese in trasferta. Lui ha 42 anni, lei 24 ed ha appena pubblicato il suo primo album. La giovane donna si pone molte domande, esita fra edizioni alternative e commerciali. Viene a sapere dell'iniziativa 'Nouvelle Manga' da lui lanciata, una visione forte del manga d'autore. Gli manda una mail, lui risponde, prendono un appuntamento nel caffè che vi ho detto.

Lui la sorprende: indossa un cappotto nero del genere Matrix in mezzo ai colori vivaci della Tokyo invernale.

Parlano, parlano molto: di sé, di manga, della 'Nouvelle Manga'. Perdono l'ultimo treno. Si spostano in un bar notturno, continuano la conversazione.
Bevono. Decidono di fare qualcosa insieme.

Lui ha pubblicato un album, L'Epinard de Yukiko, al centro del quale c'è Mariko, giovane donna giapponese e ora vuole raccogliere tutte le storie corte e le illustrazioni nelle quali lei compare. 
Invita Takahama a entrare in quell'universo.
Lei può partecipare all'evoluzione dei personaggi e, tecnicamente, mettersi alla prova con una storia con il senso della lettura occidentale (vi ricordo che in Giappone esso è invertito).

Nasce la Mariko di Takahama: hanno la medesima età, tutte e due apprendono la cerimonia del tè, lei sta per partire per andare a studiare all'estero, è poco soddisfatta della sua vita e degli uomini che incontra.
Nelle prime settimane il lavoro procede spedito, poi lei comincia ad avere delle insonnie, le sue mani si rifiutano di disegnare, lei si è identificata, è diventata Mariko, ma in modo così forte da rimanerne paralizzata.
Lui è inquieto.
La pressione di scioglie poco a poco, finiscono l'album, che si chiama Mariko Parade (sulla scia delle Mickey Parade di un tempo) e che racconta un viaggio di 3 giorni a Enoshima, un'isola non lontana da Tokyo, di Mariko e del mangaka francese.
C'è una storia sentimentale con poca azione e pochi avvenimenti.
Il libro è bello e complesso, tutto un sovrapporsi di lui e di lei, nella sceneggiatura e nel disegno, alcune tavole sono a colori e questo avviene quando cala la notte e noi siamo invitati nella loro stanza a vederli mentre fanno l'amore, ci sono inquadrature ravvicinate, l'erotismo è intenso, l'amplesso termina in una pagina nera nella quale intuiamo a fatica la sagoma della collina che scende fino al mare.
In cielo una luna piena evanescente.
O una stella, non so, l'atmosfera è fluida, cullante, ho perso anch'io i punti di riferimento.

Meglio del cinema, perché più agile e fruibile a frammenti, in tutti gli angoli della casa, sull'autobus e sul treno, il mio manga è denso di promesse esistenziali. C'è dentro un progetto di professione che si intreccia alla vita, c'è una storia d'amore non banale, anche se con un dispiacere conclusivo, quello di lei che abbandona il campo e se ne va altrove.
Ma, come sappiamo, in amore il dolore è il sentimento più condiviso, il più universale.

Mentre si avvicina l'ora della cena, mi accorgo dello sfalsamento dei piani: qui un momento brutto e introverso, tutto che è difficile e arranca, la vita si trascina, i bonsai sono maltrattati e c'è difficoltà di approvvigionamento delle creme.
Nelle pagine di un libro che viene da lontano, un altro universo in cui è possibile incontrarsi in un Caffé delle relazioni umane.

Stasera ho il mood malinconico, come da manuale.
Ma anche Takahama si dichiara nella prefazione 'francamente poco dotata per il divertimento'.

Vi lascio senza un bilancio dei 12 mesi passati, ne avete avuti e fatti certamente tanti.  
Preferisco consegnarvi, come è frequente nel mio mestiere, un'immagine: di possibilità, di sorpresa davanti a un oggetto che ha l'aria di un fumetto e che invece è molto altro, di un discorso fra noi che si è avviato e che prosegue da queste pagine, di qualche buon proposito, messo in cantiere malgrado il vento tiri dalla parte opposta.

Volete sapere se riusciremo a cavarcela nonostante le non brillanti premesse?
La risposta è nel titolo di questa puntata.

Vi auguro un Buon Anno Nuovo 2009.



 

 

Boilet & Takahama, Mariko Parade, 2003

Kinderbook, un'altra cosa bella di Kan Takahama www.kantakahama.com

Buon Anno!