117 United Colors, 2: Casa Bianca

Apprendo dai giornali che il 20 gennaio 2009, cioè fra 5 giorni, il 44° presidente degli Stati Uniti Barack Obama si installerà con la sua famiglia in un universo nuovo e grandioso composto di 132 camere, con bowling, piscina e cinema privato, uno staff di 90 persone e uno chef pâtissier in casa.

Vengo anche a sapere che Caroline Kennedy, che, evidentemente se ne intende, ha dato a Michelle il medesimo consiglio già elargito a Hillary Clinton per la piccola Chelsea: le figlie, malgrado tutto, faranno il loro letto tutte le mattine.

Come ho già detto nella puntata n° 25 devo essere moribonda o in albergo per non rifarmi anch'io il letto da sola.
Perciò fra casa mia e la Casa Bianca le differenze si riducono, in ordine sparso, a misera cosa: ho 129 camere in meno, ma non è un problema perché già faccio fatica a tenere pulite le mie 3 e non oso pensarmi alle prese con tutte le altre; ho anch'io un amico chef pâtissier, come si evince dalla pagina Sapori d'arte del sito sul quale state leggendo Opera Soap; uno staff di 90 persone mi darebbe qualche cruccio in più, non per la gestione (ne sarei assolutamente capace) bensì per i regali di Natale, pensate solo a quanto si innalzerebbe il rischio di vedersi ricambiati con angioletti con le faccette trattate con il botox; credo di aver giocato a bowling solo un paio di volte in vita mia traendone scarso divertimento, per cui birilli e palle mi interessano ben poco.

Rimangono la piscina privata, che già mi piacerebbe di più perché priva di coscritti, di cui sono, invece, piene tutte le piscine citate dalla Pagine Gialle della mia città, e soprattutto il cinema.

Fra i miei sogni di lusso, infatti, una bella sala di proiezione privata occupa una posizione di testa: priva di odori e rumori di pop corn, di commenti fuori luogo e fuori tempo, con spettacoli selezionati rigorosamente e tutti in v.o., con poltrone solo mie sulle quali accomodarmi comunque signorilmente e senza rammollimenti da invertebrati e soprattutto immersa nel silenzio totale in cui mi piace assaporare i miei film, avvolta dal buio più bello che ci sia sulla faccia della terra, grembo spettacolare, notte, mantello.

George Segal, Cinema, 1963

White House, Washington, DC