119 Il diavolo in corpo

(17 gennaio, S. Antonio Abate. Da agnostica, figlia della Rivoluzione francese e dei Lumi tutti, mando comunque un pensiero al santo perché mi mantenga sani come pesci Manga e Winter Red).

Immagino che anche voi il sabato mattina facciate quello che faccio io: lavaggi in lavatrice.

In realtà ne faccio tutti i giorni, anche più di uno, al punto che approfitto di Opera Soap per invocare il garante della privacy perché metta fra le cose che non si devono esporre in pubblico anche la bolletta dell'acqua, che da me arriva condominiale, cioè con la tabellina con citati tutti gli interni, i nomi, i litri consumati, la spesa, esponendomi, per esempio, al rischio di pubbliche ritorsioni da parte di coloro che fossero preoccupati più per lo stato di salute del pianeta che per quello del mio guardaroba, oppure inclini a contare il numero di calciatori che si vengono a fare il bagno a casa mia e pretendono di trovare all'uscita della vasca non solo l'accappatoio ma anche una pila di asciugamani puliti e piegati con il rigore che ci sta bene, come concetto, intendo, nel loro mestiere.

Ebbene. Se anche voi fate il sabato mattina quello che faccio io, state leggendo qualcosa che vi riguarda.
Ora, però, vi chiedo anche se fate lavatrici ascoltando, come me, La Damnation de Faust di Hector Berlioz.
Se la risposta è sì, siamo in sintonia perfetta.
Se cominciate ad avere dubbi o ad annoiarvi, datemi retta: lasciate perdere questa puntata, aspettate la prossima, che tanto arriva, oppure andate a leggervene una che vi è sfuggita.

A meno che non vogliate sapere come procedono le cose con il conduttore, anche se, ve lo dico subito, motivi di discrezione mi inducono a essere più sommaria e essenziale nella narrazione.
E' che i messaggini si sono fatti poco giocherelloni, più personali, confidenziali, letterari, musicali, complessi, intimi.
Insomma, è difficile star loro dietro.

E' che gli ho sferrato un attacco frontale con le sue stesse armi.

Però, siccome è più bravo di me ed è di una vivacità e di un'intelligenza tali da incartarmi e mettermisi in tasca senza nemmeno bisogno di tenermi con il più semplice dei lacci, me le ha rivolte contro.
Io lì mi sono rifugiata, spaventata, in un angolino, dal quale, però, vedevo meglio la tattica della battaglia (non vi ho detto niente del mio cielo astrale, bisogna pur che cominci. Ho Venere e Marte congiunti - in Toro -, difficile che possa fare l'amore senza fare la guerra. Mica è colpa mia, la colpa è delle stelle).

Poi lui mi è venuto a stanare.

Devo ammetterlo: mi piacciono i calciatori, i cantanti con il rock 'n' roll nel sangue e gli uomini-manga, però con i primi questi giochetti è impossibile farli. Con gli altri due tipi lo scenario è più difficilmente praticabile, pensate solo alla colonna sonora che servirebbe.

Ecco, la musica di fondo.

Prendete due versi del libretto de La Damnation de Faust.
Per farvi capire, vi trascrivo il plot sintetico dal booklet EMI di 2 cd + 1 dvd con arie di Maria Callas (che mi è stato regalato da una persona che mi conosce, evidentemente, bene e non mi omaggia con angioletti al botox):
'Marguerite è stata sedotta da Faust che ha concluso un patto con Mephistopheles e adesso l'ha abbandonata. Sola, esprime il suo appassionato amore per Faust e desidera ardentemente il suo ritorno'.  

Qui bisogna aggiungere che il canto di lei, da caldo e sognante, si fa all'improvviso bruciante, serrato, spezzato, palpitante come un cuore che batte all'impazzata; si fa, in due parole, anelito e desiderio.
Lei dice che sta alla finestra o fuori tutto il giorno per vederlo arrivare e sollecitare il suo ritorno e che il suo cuore (appunto) batte e si gonfia quando lo sente venire. '...au gré de ma tendresse puis-je le retenir!'. 

Lo vuole (vicino). 

(Datemi retta. Nemmeno nel più illecito dei rave party si sente, tirata dalla musica, una tale marea di sangue che monta).

Voi pensate alla scena di David Beckham che riceve sul suo cellulare una cosa così (che va dalla finestra alla vicinanza). Dice 'Mah' e elimina il messaggio.
Mick Jagger forse non sa il francese ma, visto quello che scrive (bellissimo e poetico), ha l'intuizione che sia una cosa interessante, però se la scorda nel mucchio di roba che riceve e la ritrova fra 50 anni, quando, ancora magnifico come è da sempre, sta lì a comporre l'ennesimo hit.
Io, a quel punto, mi sarei però fatta vecchia. E forse mi sarebbe passata la voglia del rock 'n' roll.
Il manga essendo bidimensionale, farebbe fatica a sopportare lo stress di tutti questi attacchi frontali.

Exit tutta la serie di uomini fuori ordinanza. Di loro sarà probabile che torneremo a parlare.

Con il conduttore è andata, invece, in modo diverso. 
Ha, come da aspettative e da copione, capito al volo e al volo ha risposto.

Ma il dettaglio, che pure avevo scritto con accuratezza, è stato on line per pochi minuti. Poi, copiato e incollato, è finito fra i documenti word del mio computer. Salva con nome: Mephistopheles.

E' stato cancellato sul gestionale.

Ho letto ieri un'intervista a Jonathan Coe, uno dei massimi scrittori inglesi contemporanei. Diceva fra le altre, interessanti cose, che il romanzo è sotto la minaccia di qualcosa di nuovo, una diffidenza nei confronti dell'immaginazione che pure, secondo lui (e qui sono del tutto d'accordo) rimane uno strumento per dire la verità del mondo molto più efficace, per esempio, della televisione che riprende 'gente vera' in situazioni stabilite dai produttori di programmi, che hanno trovato il modo di fare le cose in economia, rinunciando alla fiction che, negli anni '70, aveva avuto come autori gente del calibro di Ken Loach o Stephen Frears. Anche Harold Pinter scriveva per il piccolo schermo.

Allora vi do un esercizio da fare.
Stasera spegnete la televisione e togliete di mezzo tutta la sua realtà falsa.

Procuratevi La Damnation de Faust e mettete su il disco.
Divertitevi con le diavolerie di Mephistopheles, fatevi stimolare dall'intelligenza complessa di Faust e state attenti al momento in cui a Marguerite (anche lei ha il nome di un fiore, per un caso che, come tutti i casi, è divino) prendono le smanie. L'aria si intitola D'amour l'ardente flamme, non vi traduco niente perché, fin qui, si capisce benissimo.
E ora liberate la vostra immaginazione, usatela per farvi il vostro film che, stavolta, avrà come schermo il display di un cellulare sul quale le parole di quello che ha preso al volo l'altro ondeggiano, risalgono e prendono pure bene il vento.
Il tono si intenerisce, si emoziona, c'è coinvolgimento.

La buonanotte è difficile a dirsi. Le anime, per un istante che rimane sospeso nel tempo, si riconoscono.

Fate come vi pare, la cosa riguarda solo voi.

E la prossima volta che mandate un sms dal vostro cellulare, pensate non dico a comporre un'operina letteraria (non è questo il suo senso), ma almeno non siate sciatti, approssimativi, bruschi.

Usate, piuttosto, e usatela al meglio, la vostra immaginazione.

Vi auguro buon sabato. E buon ascolto, anche di quello che avete dentro.

Cliccando sul video vi potete godere Maria Callas nell'aria D'amour l'ardente flamme da La Damnation de Faust di Hector Berlioz


San Antonio Abate (i pesci rossi sono nello stagno)

Maria Callas

Mephistopheles