124 Fratelli d'Italia

Anche Alberto Arbasino lo considero fra gli uomini più intelligenti d'Italia.

Troppo colto e snob, però, per fare qualcosa di utile, contrariamente a Eco e Bartezzaghi, in campo politico. Lui, si scoccia. E lo fa capire.

Le sue cronache milanesi di quando era ragazzo e andava alla Scala a vedere Callas e sentire Serafin mi gettano in uno stato durevole di sconforto, ancora una volta per la mia indigenza.
E, due estati fa, a leggere il suo libriccino Dall'Ellade a Bisanzio, ho provato sentimenti molteplici e articolati di ammirazione: un gruppo di giovani intellettuali (all'epoca lui era intorno ai 30 anni e, cosa mirabile, già scriveva come scrive adesso) che, davanti alle Olimpiadi di Roma del 1960, se ne vanno dritti dritti a Olimpia, cioè alla fonte.
Una lezione esistenziale con i fiocchi, mai accontentarsi della copia e della variazione.

Di Arbasino amo molto anche il lato cattedratico, quando, per esempio, si chiede il genere delle parole straniere e gli articoli giusti da utilizzare.
Fu così che, una volta, lui sottolineò che la versione corretta era 'gli' pneumatici.

Da uno così non mi stupirebbe che leggesse, seppur sporadicamente ma con gusto, Opera Soap.
E' un uomo pieno di sorprese, di solito belle.
E allora racconto qui, per lui ma non solo, una cosa piccolissima accaduta ieri a Napoli.

Dopo uno dei miei viaggi in IC che più sporchi non si può, arrivo in Accademia e faccio una (dignitosa) lezione.
Poi arriva il momento così importante degli scambi intorno alla cattedra.
Alla fine, uno dei più simpatici dei miei studenti, Antonio il Temerario, già comparso nella puntata n° 96, mi dice che i suoi studi di canto (ha una voce da tenore) vanno bene.

Sta, infatti, preparando delle camere d'aria.

 

 

Alberto Arbasino

Allan Kaprow, Yard, 1961