125 Poissons d'or

Ieri ho aspettato alla stazione di Napoli per un'ora e mezza. Quando sono riuscita a prendere un treno, mi sono fatta due conti per l'orario.

Se il treno fosse arrivato a Roma puntuale e poi mi fossi scapicollata, ma proprio andando a razzo giù e poi su per le scale della metropolitana, sarei riuscita a arrivare al supermercato 10 minuti prima della chiusura e a fare una spesa minimale che mi avrebbe, però, consentito di dedicarmi a cose professionali, a tavolino, senza interruzioni, per due giorni filati. Lasso di tempo non da poco, se pensate a quanta continuità richiede il delicato compito di prepararsi una lezione.
Al supermercato 10 minuti prima della chiusura ci sono arrivata, però sono uscita solo con una busta di insalata, e nemmeno di quella mia preferita. Era, infatti, rimasto ben poco.

E anche la signorina del banco del pesce, Barbara, stava già pulendo tutto con la pompa in mano, facendo scivolare via gli ultimi pezzi di ghiaccio. In frigo non aveva più niente e mi ha proposto di mettermi da parte il mio pavé di salmone (sempre quello, è inutile che me lo facciate notare, ho ammesso io per prima di essere un'abitudinaria) per l'indomani.
Cioè, per oggi.

E' stato così che alle ore 13:30 del sabato ho abbandonato, provvisoriamente, quello che stavo facendo e sono andata a fare provviste.
Il pavé c'era e lei me lo ha confezionato con grazia e competenza. Poi mi ha raccontato qualcosa di sé. E' una giovane donna, sotto i 30 anni. Mi ha detto la cifra che guadagna mensilmente e della rapidità (4 mesi) con cui ci è arrivata, visto che è una che sta attenta a chi ha di fronte, toglie bene le spine, è umile e si applica sul lavoro.

Tale cifra corrisponde esattamente a quella che guadagno io, al massimo della carriera, docente di fascia A nelle Accademie di Belle Arti statali di questo bel paese, con una laurea, un diploma di specializzazione, un'abilitazione, decine di anni di studio, attenzione a chi ho di fronte, umiltà scientifica e applicazione sul lavoro. Togliere le spine, lo faccio anch'io con accuratezza, pensate solo a quanto sono brava nel descrivere, appassionandovi tutti, la storiella che mi commuove sempre di San Gerolamo con il leone che ne aveva una nella zampa e che, per questo, stava stranito e male. 

E la signorina Barbara, per arrivare al suo banco del pesce al supermercato, non deve nemmeno prendere il treno.

(Spero che il pensiero sopra descritto, che mi è venuto in mente con prepotenza, non vi appaia troppo meschino: cerco di non guastarmi la vita con le cose basse, con le futilità grette, con tutte le pidocchierie del quotidiano, cerco di distaccarmene con eleganza, di non guardarle, di dedicarmi, piuttosto, alla bellezza delle cose di cui mi occupo, ai santi, agli animali, a una buona bottiglia di vino e anche al pavé di salmone). 

Banco del pesce in un presepio napoletano

Pittore veneto-bizantino, San Gerolamo e il leone, sec. XIV