126 Chi dice donna

Giovedì scorso, in Accademia, mi sono cadute a terra tutte le diapositive che non erano montate nel proiettore. Desolata, ho detto 'Qui mi tocca metterle in lavastoviglie'. Boato di approvazione. Togliersi di dosso la polvere dei secoli di questo prestigioso luogo di insegnamento pubblico dell'arte, non è cosa da poco.

Per inciso. Con gli studenti abbiamo cominciato a salutarci con il gesto delle due dita del supereroe. La cosa è venuta da sé. Giovanna, una delle ragazze, ha disegnato la Prof. (io) in versione manga. Devono farne uno per l'esame, anche con il verso di lettura giusto, e deve trattarsi di un manga per adulti (seinen), non una cosa per adolescenti maschi (shonen) o per le femmine (shojo) solamente. Se possibile con una sceneggiatura nella quale appaia l'Accademia.

Mi sono vista, così, con i capelli en pétard d'ordinanza, addosso una cosetta striminzita e stilizzata, una deliziosa borsettina a bauletto, gli occhiali da intellettuale e l'indice e il medio della mano destra aperti. Passare da lì a ritualizzare le nostre relazioni è stato naturale. Non sto a descrivere la faccia della collega che mi ha dato il cambio (che dice di essere sempre molto contenta di fare lezione dopo di me in quell'aula perché trova pulita la cattedra, che io ho ripassato con l'alcool) di fronte a questa gente che, senza farci caso, si portava le dita alla fronte, le sollevava, diceva 'buongiorno', 'arrivederci' e usciva.
'Stiamo facendo dei manga', ho chiarito, salutandola con l'indice e il medio aperti.

Venerdì, al ritorno, ho incontrato alla stazione una mia ex studentessa. Abbiamo fatto il viaggio insieme, chiuse in uno scompartimento, in un'atmosfera che più girlie non si poteva, parlando di uomini e di amore.
Lei andava a Roma dal suo compagno per San Valentino. Era ben equipaggiata, come deve esserlo una signora: trolley di dimensioni considerevoli, beauty, borsa a mano di quelle modaiolissime piene di metallo, in una busta a parte anche la torta al cioccolato che aveva preparato per lui.
(Sulla torta cascava l'asino. Ho calcolato rapidamente quante ne avevo fatte in vita mia per un uomo. Una mano con relative dita mi è avanzata. Di botto ho capito il motivo delle mie relazioni difficili con il sesso opposto).

Abbiamo parlato di gusti maschili, delle loro reazioni in questa o quella situazione, di che cosa piace a un uomo (la signorina se ne intende). Abbiamo parlato di bagaglio, di come fosse impossibile averne di meno, di quanto fosse complessa la toletta e di quanto tempo occorresse per apparecchiarsi prima di uscire.  
Siamo state disturbate solo un paio di volte: dal solito venditore di calzini, salito a Formia e sceso a Latina (non abbiamo comprato niente); dal controllore, il quale ha imbastito con me un dialogo surreale, rispondendo alla mia domanda sul probabile orario di arrivo del treno che era partito con 24 minuti di ritardo (una cosa che si nota subito dei treni, è che non fanno mai cifra tonda).
Il galantuomo che, evidentemente, non ne poteva più nemmeno lui, mi ha detto che la mia domanda era stravagante, che l'avrei dovuta porre a un eventuale cartomante che si fosse eventualmente seduto nell'unico posto libero dal bagaglio che avevamo sparso sui sedili (io avevo borsa a tracolla, sacchetto dell'Accademia e cartella), che la via ferrata era cosparsa di incertezze, che tutto sarebbe potuto accadere, che le combinazioni probabilistiche con situazioni analoghe di altri treni rendevano il calcolo ancora più difficile.
E aveva tirato le tende e si era chiuso la porta alle spalle, dopo averci gettate in uno stato che non sapevamo se di ilarità da gita scolastica oppure di complicità fra femmine che conoscono bene gli uomini e sanno come trattarli (soprattutto la mia ex studentessa).

Alla stazione abbiamo trovato in attesa il destinatario della torta. Ho augurato loro buon festeggiamento. 
Baci e abbracci.

Il viaggio in compagnia mi ha fatto bene, ho imparato quattro bagatelle utili in amore, ho paragonato il mio bagaglio consueto con uno simile, ho visto che i miei tempi di toletta non sono poi così anormali.

La sera, a casa, sfogliando una rivista, apprendevo che Victoria Beckham è l'unica donna al mondo a passare 4 ore al giorno a prepararsi. 
Come diceva mia madre, che era una donna con tracce di saggezza alla quale io, però, prestavo per principio e per diverso carattere poco ascolto, è sempre bene guardare chi sta peggio di noi.

 

Hiroko Matsukata in Tokyo Style nel gesto del supereroe manga

Attenzione a questo sguardo! E' così che questa donna tiene in suo potere David Beckham! (letto in internet, sono d'accordo)