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Penso spesso che l'Accademia di Belle Arti dovrebbe mutuare da un'altra Accademia, quella Navale, una sua vecchia pubblicità. Essa diceva così: 'Vieni in Marina, sarai un tecnico, girerai il mondo'. Tolta la possibilità di diventare un tecnico, con l'Accademia di Belle Arti si gira, se non proprio il mondo, almeno l'Italia.

Se fate un lavoro stanziale, tutti i giorni la medesima minestra e i medesimi colleghi, sono sicura che provate una punta di invidia davanti a noi docenti di Accademia (di Belle Arti), con ben 22 sedi in regioni italiane diverse (isole comprese), nelle quali poter andare a girare.

In quella del primo dei miei giri, ragazza io, ragazzi i colleghi e ragazzi, ma loro sono rimasti tali, gli studenti, uno di questi ultimi si chiamava de Grazia. Era intelligente e ironico. La prova dell'ironia stava nel modo in cui si presentava, spesso storpiando da solo il proprio nome, prima che lo facessero gli altri, in Deo gratias o Disgrazia. La prova dell'intelligenza si aveva nella sua partecipazione a tutti i discorsi che facevamo e che spesso duravano, vista l'età, tutta la notte. 
Ebbene de Grazia era sempre presente, ascoltava con attenzione e poi interloquiva, ma lo faceva solo con due parole. La prima era 'Mah', la seconda era 'Glissons'. (Traduzione per chi non sa il francese e si lamenta del francese medesimo: 'Passiamo oltre').
Dimostrava, cioè, di fronte a ogni argomento (arte, estetica, cinema, letteratura, amore, faccende di orario, assegnazioni provvisorie, esami, seminari, libri spariti dalla biblioteca, pettegolezzi) un sovrano scetticismo, una volontà di lasciare perdere le cose che non valeva la pena trattenere, un suggerimento a non impastoiarsi con i fatti bassi e contingenti del mondo, quando i fatti si dimostravano tali.

de Grazia mi è tornato in mente in questi giorni leggendo dell'Associazione uomini casalinghi www.uominicasalinghi.it, incontrata sul Venerdì di Repubblica che ho comprato, come ormai sapete, solo per leggere la Posta del cuore.
Poi, siccome il treno tardava e si era bloccato dalle parti di Aversa, ho dato un'occhiata anche alle altre pagine, fra le tante a quella della rubrica 'domestica', curata da un signore che, a proposito dei lavori di casa, dichiara in modo originale di divertirsi a cucinare ma di non aver mai fatto una lavatrice in vita sua.
Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse sulla base di quali titoli egli cura una riflessione settimanale su un argomento che, per sua stessa ammissione, non conosce. E non venitemi a dire che la rubrica è dedicata al design, all'arredo e ai saloni del mobile perché vi rispondo che non sono d'accordo. Domestica, in primo luogo, è l'economia, come ho già dimostrato nella puntata n°14 Estate, tempo di test (di ammissione).
Il tipo si commuove pure, e a nome di tutti i maschi, sulle donne, 'le nostre compagne che, dopo una giornata di lavoro, ascoltiamo caricare la lavastoviglie mentre noi facciamo i fighi su FaceBook'.
(Voi capite che il magazine di un giornale serio dovrebbe evitare di contenere frasi così. Parlo dei fighi, non del rumore che arriva dalla cucina, rassicurante e ampiamente visitato dalla letteratura).
Dopo la dichiarazione della propria inettitudine, la toppa viene messa con la notizia dell'Associazione dei casalinghi che vi ho detto, nata a Pietrasanta di Lucca e ricca già di 5.000 iscritti.

Il sito di tale Associazione sembra quello di un gruppo di casalinghe femmine, solo un po' più inesperto.
Le disquisizioni su che cosa cucinare rientrando dalle vacanze e avendo trovato il frigorifero con dentro solo 1 cipolla e 2 carote commuovono, come inteneriscono quelle sul test di paternità, sui pastai che hanno aumentato i prezzi tutti insieme facendo cartello, sulla necessità di proteggere l'infanzia e anche le uova, cioè tutti gli esseri fragili (questo l'ho dedotto dall'illustrazione che faceva vedere un uovo e parlava dell'infanzia). Ci sono anche guizzi di verve, come nella sezione dedicata a test condotti sulle lavatrici che, alludendo, credo, alla temperatura di lavaggio, si intitola 'Bucato a 360 gradi'. (Qualcuno dica a questi uomini che un bucato così non esiste in natura e tantomeno sui manuali di economia domestica).
Organizzano anche un Master in home management (perché un Master e non un corso equivalente alla scuola elementare? Sono già in grado di perfezionarsi?).

Avendo da sempre, come ho più volte ammesso, rapporti difficili con gli uomini (e ciò, probabilmente, solo per colpa mia, perché, come diceva mia madre, non sono mai contenta. Tanto meno degli uomini, mi pare chiaro), mi è passato per la mente di visionare la galleria dei casalinghi, per vedere se qualcuno di loro mi prendeva il cuore.
In quel caso avrei potuto agganciarlo via mail, irretirlo con la mia dialettica e poi metterlo alla prova. Invitarlo a cena fuori, per esempio, sedurlo con la scusa di mostrargli la mia raccolta di vetri colorati e poi vedere come lasciava la cucina, che avremmo utilizzato per consumare un drink, mangiare ancora qualcosa e scambiarci le prime confidenze.
Certo non mi preoccupava la distanza fra Roma e Pietrasanta di Lucca. Sono, come ho detto all'inizio, abituata a girare. 
La galleria dei casalinghi, però, mi ha gettata nello sconforto. Uno sorride con un matterello in una mano e un ferro da stiro nell'altra (accostamento surrealista); un altro ha il grembiule addosso e il ferro lo usa per stirare (accostamento dada, non vedo perché la stiratura, il lavoro domestico pulito per antonomasia, necessiti di protezione per i pantaloni); un gruppetto si fa ritrarre felice con al centro due bagnarole simbolo del bucato appena fatto, all'aperto, quindi, mi pare evidente, come si evince da un'altra immagine di loro alla pubblica fontana, senza l'aiuto di una lavatrice (accostamento mio personale: con l'arte povera. O con la povertà tout court).   

Ho anche trovato una foto con uno striscione, da una parte del quale è fotografata un noto politico conservatore, mentre all'altro capo sta il solito casalingo con grembiule. Sullo striscione, se non ho le traveggole, leggo: 'Il governo del mondo alle donne. Il rigoverno della casa ai maschi'.

Sono perplessa. Che effetto mi farebbe un uomo così in giro per casa?

Riuscirei a passare sopra l'odore dello stira e ammira e a quello del ragù che avrebbe addosso alla prova del nove della camera da letto (avete capito bene, non sto parlando della pulitura di questo ambiente)?
Sopporterei che avesse il mal di testa il sabato sera, che passasse una mezz'ora al giorno, e proprio quando io sono appena rientrata da una dura giornata di lavoro, al telefono con l'amico, anch'esso casalingo, facendosi dare consigli su come cucinare il pollo o lamentandosi di una macchia sul pavimento del balcone che non riesce a mandare via?
Sarei in grado di ascoltare i pettegolezzi sul condominio, le lamentele sullo stato delle scale, le rogne del bucato del casalingo di sopra che stende i panni scuri senza averli centrifugati, i dettagli della pianificazione che ha appena fatto delle pulizie di primavera?
Avrei il fegato di sostenere con lui una conversazione sulla necessità di: acquistare solo biologico, senza sapere dove andarlo a prendere; razionare i post-it, che uso a centinaia; spegnere le luci, che amo tenere accese perché mi danno il senso del calore e della festa, uscendo da una stanza; chiudere il rubinetto del lavandino mentre mi lavo i denti, l'orrore più totale; limitare l'uso degli elettrodomestici, secondo me fatti per farsi utilizzare. E tutto ciò per la salvezza del pianeta, come lui ha sentito dire in televisione?
Resisterei alla tentazione di strangolarlo di fronte all'ennesimo errore di cottura della pasta, all'arrosto venuto troppo secco, al vino che sa di tappo, all'insalata che si affloscia, all'assenza sulla tavola di uno dei miei piatti preferiti, ne cito uno a caso, che so, le polpette, che lui non cucina mai perché non ne ha il tempo, preso com'è dallo sfregamento degli angoli nascosti, dalla lucidatura dei vetri delle finestre, dal lavoro a maglia che fa nel corso della giornata per svagarsi, a suo dire, dalla ripetitività delle faccende domestiche e per dimostrarmi che è creativo?

Non so, fatemi riflettere. Per ora, davanti a questa ipotesi, quella dell'uomo casalingo, mi permetto anch'io di reagire come de Grazia (Deo gratias o Disgrazia): 'Mah'. O, meglio ancora: 'Glissons'. ('Passiamo oltre').


Allievi dell'Accademia Navale di Livorno in serata di gala (Novara, 2006). All'Accademia di Belle Arti mai vista tanta eleganza

Uomo casalingo con donna politico e striscione

Uomini casalinghi che avanzano tipo Quarto stato, Pellizza da Volpedo