132 Ode ai pesci rossi

Un marito avrebbe divorziato.

Un figlio si sarebbe già destinato a 30 anni di psicoanalisi (sempre meno dei 35 anni dichiarati nemmeno troppo di recente da Gérard Depardieu. Probabile che nel frattempo se ne siano aggiunti altri). Un amico avrebbe smesso di telefonare e avrebbe detto 'Quando ti va, fatti sentire'. Una sorella si sarebbe preoccupata. Un cane avrebbe intrapreso una campagna di protesta a base di danni in casa. Un gatto avrebbe sovranamente dimostrato il suo disappunto dimenticando l'ubicazione della lettiera.

Loro no. Loro incassano. Eleganti, fluidi per forza di cose, sempre presenti, Manga e Winter Red sopportano la mia distrazione e la mia latitanza. Ci sono. Si fanno notare a modo loro: in posizione verticale all'ora di colazione, in danze intrecciate quando rientro, grati perchè comunque ceno al tavolo che li ospita (per motivi non del tutto legati alla loro presenza. Diciamo meglio: anche in cucina c'è lo stereo e da lì sento meglio. Con le candele accese l'atmosfera è anche romantica). Loro non protestano. Anzi: aspettano.
Sapete, quel destino tipicamente femminile (anche se loro, ci metterei la mano sul fuoco, sono due maschi. Non chiedetemi perché, non so rispondere. E', la mia, una scelta di genere per la compagnia) che condividono Penelope, Madama Butterfly e pure la Solveig di Grieg. 

Le donne, preferibilmente, aspettano.

Adesso ditemi voi, al di là della prima reazione, quella che affiora sulla pelle e che va, per contratto e saggezza, messa da parte, se c'è un modo migliore di impiegare il tempo. Sì, perché mi sono resa conto che l'unica cosa che accomuna veramente gli esseri umani, ma veramente tutti, è lo svegliarsi ciascuno di noi alla sua ora (c'è chi è mattiniero e chi detesta la vita che esiste prima delle 11).

(Scrivo questa puntata di Opera Soap con, come colonna sonora, il rumore dei fuochi d'artificio della festa del quartiere. Mi sono affacciata. Non vedo niente se non bagliori. Forse che i fuochi, come i sentimenti, dovrebbero esplodere più in alto per farsi vedere da tutti, anche al di là dei palazzi?).

Ma torniamo a noi. Anche se non ci eravamo allontanati di troppo.

Allora. Ci svegliamo tutti, prima o poi, e dobbiamo decidere come passare il tempo.
C'è chi lo fa dichiarando guerre, chi occupandosi di Fisica nucleare, chi scrivendo il romanzo dell'anno, chi assistendo qualcuno che muore, chi nettando i gabinetti. 
Le donne, molto spesso, aspettano. E aspettare è un'occupazione seria che riempie la giornata di desideri e di ricordi, uno (una) sta lì e si concentra, dice: 'Scrivimi. Scrivimi. Scrivimi. Telefonami. Mandami un sms.'.
I pesci rossi aspettano e, ne sono sicura, pensano: 'Torna, chiamaci per nome come piace a noi. Dacci da mangiare'.
Che pazienza. Che capacità di trarre dal loro tempo il meglio.
L'attesa, sempre vibratile, ansiosa, piena di speranza, è ciò di cui tutti abbiamo voglia. Aspettare qualcuno che non si sa se viene, che casomai si è scordato di noi ma che, comunque, riempie il nostro tempo, telefonate in ritardo anche di anni, discorsi che si sono ripassati nella mente mille volte, scenari che vivono davanti a noi come realtà esistenti, uno (una) sta lì alla finestra e guarda se qualcuno arriva.

Anche se trascuro di cambiare loro l'acqua e li lascio, così, in una nebbia di sporcizia che li rende meno lucenti, per la quale poi mi scuso con mille moine, strofinate di spugna per acquari e tentativi di spiegazione, anche se non li guardo per giornate intere, non li colmo di attenzioni come meriterebbero per l'eleganza e la fedeltà che mi dimostrano, loro ci sono.

Nemmeno amici, parliamoci chiaro, con i pesci rossi l'amicizia non è possibile.
Forse complici: della vita che va a rotta di collo, di un amore che divora e non lascia spazio al resto, di impegni inderogabili, di una pletora di progetti.

I pesci rossi (lo sapeva bene Matisse e lo sanno tutti gli altri artisti che li frequentano) ci stanno.

Comunque, dovunque, forse a causa della vasca nella quale stanno messi, forse per vocazione, forse per capacità di esprimere emozioni nel silenzio, forse perché nessuno sporco li tocca: flessuosi, leggiadri, concentrati in giochi di pinne che si sovrappongono e danzano, intoccabili nel loro appartenere a un altro elemento.

L. L. Boilly, A Girl at a Window, 1799

John Everett Millais, Leisure Hours, 1864

Paul Klee, Pesce rosso, 1925