133 Ccn (copia conoscenza nascosta)

'La copia conoscenza nascosta (Ccn), detta anche copia carbone nascosta, traduzione dell'inglese blind carbon copy (Bcc), è un'intestazione dei messaggi di posta elettronica. I destinatari specificati nel campo Ccn ricevono una copia del messaggio inviato, come quelli specificati nel campo copia conoscenza (Cc), ma il loro indirizzo viene nascosto agli altri destinatari del messaggio (inclusi altri destinatari in Ccn)'. (da Wikipedia, ovviamente).

Gentile Compagnia Alimentare Italiana spa con sede a Ponte Tapino, Broccostella, FR, Italia, vi segnalo un problema secondo me grave insito nella vostra produzione. Ve lo avrei segnalato anche direttamente, ma il vostro sito www.alimentareitaliana.it non mi funziona del tutto, nel senso che se clicco su 'contatti' i contatti non escono e un sacco di altre cosette che non vi sto a dire.

Per farla breve. Sono una persona civilizzata e evito di discutere in pubblico. Soprattutto se il mio interlocutore è in buona fede totale, per cui, a stringere, non ha nessuna colpa di essersi comportato male nei miei confronti.
Dunque.
Ieri ero su un volo Alitalia che rientrava a Roma da San Pietroburgo.
Per inciso, lì ho potuto notare che gli assistenti di volo della nostra compagnia di bandiera si sono fatti più gentili, non ti guardano con aria di sufficienza se chiedi loro un bicchiere di acqua supplementare e nemmeno te lo tirano addosso come prima capitava di frequente. Che si siano presi uno spavento che li ha fatti riflettere su quanto sono caduche le cose umane? 

Ma torniamo a noi. Un'assistente di volo, dunque, del nuovo corso Alitalia è passata ieri con graziosi vassoietti che contenevano 'una cena'.
Noto, per inciso, che Alitalia usa il medesimo stile di Da Ponte che fa cantare a Don Giovanni nell'opera più bella del mondo 'Leporello, un'altra cena fa' che subito si porti!'. Per tutti loro le cene sono precedute da articolo indeterminativo che, secondo la mia grammatica (Dardano-Trifone, Zanichelli), 'indica una cosa generica, indefinita, che si considera come non ancora nota'. Ora, io capisco che Don Giovanni possa non sapere che cosa bolle in pentola, ma che non lo sappiano a bordo mi pare strano.
Questo, però, spiegherebbe parecchie cose.
Nei vassoietti di cui sto parlando c'era il consueto affollamento di vaschette e vaschettine, 2 bustine con il tovagliolo, sempre di formato lillipuziano, lo zucchero, le posatine di Barbie, un amaretto di Sassello, altro segnale che mi è sembrato positivo. Adoro gli amaretti di sassello, soprattutto quando sono confezionati con le carte colorate con le frange (ma non era il caso di quello di ieri, avvolto in un semplice cellophane).
E poi c'era l'oggetto della mia lettera, lo stick, come dicono i Francesi, di olio extra vergine di oliva Italian Golden dei Fratelli Mantova since 1905, Product of Italy, A Taste of Fresh Olive, 15 ml, confezione non vendibile singolarmente. (Cosa da cui deduco che Alitalia ne ha comprati parecchi).
Ero seduta, come sempre cerco di fare, indietro sul corridoio. Chiedo questo posto perchè lo preferisco, sto esterna, vicino alle tolette, lontana dalle uscite di sicurezza che non mi piacciono perché non posso tenere a terra, sia pure sotto il sedile, le mie borse da viaggio piene di generi di conforto (libri, riviste e, siccome sono una donna lungimirante, un'altra cena alternativa rispetto a quella che mi offrono a bordo, di solito immangiabile).

Alla mia destra viaggiava un signore ciccione e con la pancia.

Io, prudentemente, mi ero portata anche altri tovaglioli di carta, procedevo nel mio pasto con circospezione, evitando di infilzare il pomodoretto e avendo già deciso di mangiarlo senza dressing.
Il ciccione no.
Lui voleva l'olio sulla sua insalata.
Non stavo guardando per cui posso solo immaginare come si sono svolti i fatti. Ha mirato alla linea tratteggiata che recava la scritta 'Apri qua (c'era anche l'accento= quà); Open Here' e ha tirato.
A quel punto un fiotto caldo, molle, quasi violento ha investito la mia gamba destra. Che indossava sotto allo strato di tovaglioli di carta un magnifico pantalone Bensimon Kasia dark blue taglia 38, alla sua prima stagione, chiarisco, invernale. A San Pietroburgo faceva freddo e eravamo pure andati in barca.

Il ciccione ha visto subito che cosa aveva combinato e si è mortificato moltissimo, ha preso i tovaglioli che stava usando, probabilmente sporchi, e si è precipitato a tamponarmi la coscia, mettendomi le mani fino sotto al sedere perché anche la poltrona era piena di olio. Ha strusciato, chiesto scusa, quasi l'ho dovuto consolare.
Mi sono controllata fino in fondo, gli ho detto meglio l'olio che il vino rosso, gli ho riassunto le virtù della mia lavanderia, che sta dall'altra parte di Roma e che, per questo, è la migliore di tutte.
Eravamo incastrati, lui più di me per via della pancia, fra il tavolinetto e lo schienale del sedile anteriore, i vassoietti in bilico, l'aereo ballava, bicchieri ancora pieni oscillavano paurosamente e l'assistente di volo stava pure passando con il caffè, altro liquido dallo sporco indelebile.
Ho sopportato stoicamente, nemmeno mi sono guardata, mi sono detta meglio i pantaloni che il giubbino Burberry, meglio questi Bensimon qua che quelli estivi che stanno in valigia, identici, solo più leggeri e inaugurati da 20 giorni, meglio una catastrofe di extra vergine che di aereo, meglio un pantalone buttato che una malattia, fosse pure, anzi, non sia mai, del ciccione con la pancia.  
Quando hanno sbarazzato i tavoli ho potuto constatare i danni, una cosa di dimensioni mostruose, sospetto che almeno i 2/3 dei 15 ml siano finiti addosso a me invece che sull'insalata.

Rientrando a casa, subito dopo aver salutato i pesci rossi e ancor prima di accendere il computer per vedere la posta, ho cosparso di detersivo liquido per delicati la macchia, ho rivoltato i pantaloni (inside outside) e ho mandato un lavaggio a 30°. Un primo tentativo. Da bagnati non si vedeva niente. Ho disfatto il bagaglio, fatto la doccia, sono andata a dormire piena di speranza.
Ma stamattina, con la luce del sole, la speranza si è dissolta. I miei pantaloni avevano ancora l'impronta dell'oltraggio. Mezzi asciutti ma senza alcuna ombra di dubbio.
Li porterò in lavanderia, il titolare, cui ho telefonato appena è stato possibile, mi ha detto che a secco il grasso dovrebbe scomparire. Dovrebbe.

Ma ho una domanda da farvi. Vi vantate sul vostro sito, tutto in inglese, della qualità dei vostri prodotti e delle innovazioni tecniche da voi introdotte. Lo stick monodose rientra fra quelli e queste. Scrivete anche che ''Any of our product has to have that 'inusual' touch' that make them irresistable' (se ci sono imprecisioni della lingua inglese, chiarisco che sono loro e non sono io). E allora: avete considerato la mira del viaggiatore? Che, in uno spazio costretto e casomai con l'ingombro della pancia, tira a caso dove voi dite di tirare, tiene in poco conto le umane imperfezioni e in nessuno quelle tecniche, tira e colpisce, grazie al tocco poco usuale, quello che lo schizzo incontra sulla sua traiettoria. Nel caso occorso ieri, il mio Bensimon della collezione invernale 2008-2009.

Mi riservo di ricontattarvi dopo la lavanderia. Nel caso la macchia si rivelasse indelebile e io fossi impedita dall'indossare, con rispetto della decenza, il mio pantalone al di là delle mura domestiche, mi riservo di compiere ulteriori passi che avrebbero lo scopo di farvi riflettere, voi e la nostra compagnia di bandiera, sulla necessità di sperimentare le nuove soluzioni tecnologiche prima di metterle in mano, e sulla coscia, dei clienti e dei viaggiatori.

Grazie.

 

 

Olio Fratelli Mantova (non sono riuscita a scaricare lo stick monodose)

Alitalia

Bensimon