15 Estate, tempo di test (di ammissione)

Cito (non del tutto a caso) i corsi di Laurea A.A. 2007/2008 (Attenzione: i dati sono in costante aggiornamento, avverte una nota di apertura) dell'Università degli Studi di Parma www.unipr.it: Scienze gastronomiche (Corso di laurea specialistica); Servizio sociale; Beni artistici, teatrali, cinematografici e dei nuovi media (tutti insieme, finalmente una proposta decisamente spettacolare); Civiltà letterarie e storia delle civiltà; Scienze dell'educazione e dei processi formativi; Scienze della comunicazione scritta e ipertestuale; Arti letterarie e musicali dal medioevo all'età contemporanea; Conservazione della natura.

Davanti a tanta fantasia propositiva (ma Matematica e Fisica, Thank God, sono rimaste immutate) viene da commuoversi e da aggiungere qualcosa di nostro sotto forma di un modesto suggerimento da inoltrare ai Magnifici Rettore e Ministro: perché non istituire una bella Facoltà di Economia domestica (declinabile, ad esempio, in Scienze della gestione dell'alloggio)?

Mia sorella, maggiore di due anni, aveva alle scuole medie, per la materia che portava il medesimo nome della nascente unità didattica, un meraviglioso manuale con la copertina morbida e i disegnetti di una casalinga inizi anni ‘60 che sarebbe potuto servire come canovaccio per la definizione dei corsi.
In esso si spiegava, ad esempio, al capitolo Pulizie della casa, quale fosse il metodo da seguire: sgombero dello spazio, attrezzatura schierata rispettando il meticoloso ordine che derivava dall'imminente impiego di ogni utensile, apertura delle finestre per arieggiare gli ambienti, definizione della sequenza delle operazioni (spolverare, spazzare, lavare, lucidare), criteri per portare a compimento le medesime.
C'erano anche dissertazioni che sconfinavano in altre discipline (la fisica e la chimica soprattutto): era meglio spolverare i mobili dall'alto verso il basso o viceversa? La polvere scende o sale? E, a questo proposito, l'impiego della scopa o dei primi aspirapolvere era da collocare prima o dopo l'operazione sopra descritta?
C'era il capitolo dedicato al bucato: i disorientamenti di giovani spose ignare e di uomini rimasti soli davanti alla lavatrice e ai suoi programmi (anche questo generoso elettrodomestico, come i corsi universitari, ha dei programmi) non esisterebbero più, si conoscerebbe con sicurezza il metodo di divisione dei tessuti, la necessità del prelavaggio per le tende, i sistemi anti-piega e togli-macchia e via specializzando.

Era addirittura affrontato il tema delle malattie esantematiche e della cura dell'ambiente nel quale si trovava il bambino da esse affetto, arrivando fino ai suggerimenti più moderni per evitare il contagio e comprendere appieno le disposizioni del medico.

Rotazione della biancheria del corredo (le lenzuola stirate e lasciate freddare vanno messe sotto a tutte le altre, altrimenti si usano sempre quelle), numero di federe minimo da tenere in guardaroba, pulizie di Pasqua (radicali, quindi), contenuto della dispensa, ritmo della spesa settimanale, rammendo dei calzini e piccoli interventi di bricolage erano oggetto di analisi e approfondimenti.

Ce n'è a sufficienza per il triennio della laurea breve e anche per il biennio di quella specialistica, pensiamo a corsi che hanno nomi evocativi come Scienze del riempimento del caddy al supermercato o Strategia del riordino dell'ambiente domestico ma non arretriamo di fronte a studi di sapore più artistico che riguardino la disposizione dei colori in guardaroba o la conoscenza dei punti del ricamo tradizionale (Erba, Pieno, Catenella, Cappa, Broccatello, Nodini, Corallo, Filza, Margherita, Ombra, Palestina, Raso, Vapore), la scelta delle cornici per le stampe da appendere in soggiorno, il design delle cucine (da solo capace di fornire materia per studi matti e disperatissimi) oppure la storia dei sanitari (dalla tinozza alle interpretazioni della medesima di quel buontempone di Philippe Starck) e della rubinetteria con corso monografico dedicato a Arne Jacobsen e al miscelatore-capolavoro di funzionalismo e eleganza prodotto dalla Vola (www.vola.dk) negli anni '60 e ancora oggi insuperato.

Alcuni esami del secondo anno potrebbero riguardare i fondamentali elementi di contabilità per la gestione del bilancio domestico e alcune aperture sugli investimenti a portata di qualunque piccolissimo risparmiatore, la lettura critica delle bollette della luce, del gas e del telefono e una finestra di statistica alimentata dall'osservatorio dei prezzi per razionalizzare gli acquisti.
Tecnica di progettazione dello schermo piatto, modalità di resa e rateizzazione del medesimo potrebbero essere oggetto di seminari e un bravo visiting oculista potrebbe chiarire finalmente la giusta distanza che da esso bisogna tenere (5 volte la sua diagonale), un'agile dispensa (un altro termine domestico e universitario insieme) messa insieme con la consulenza di un elettricista ci direbbe finalmente come pulire senza rischi l'intrico di fili dello stereo e laboratori potrebbero essere organizzati per apprendere almeno le basi di sopravvivenza come riparare una presa elettrica e rimediare a una perdita d'acqua.
Il trionfo dei sensi si avrebbe con le specializzazioni culinarie e qui si potrebbe pensare a scambi culturali con le già citate Scienze gastronomiche mentre il delicato tasto dell'Erasmus (una festa mobile e continua della durata di un anno accademico?) acquisirebbe contorni più precisi con i contatti esteri che ne risulterebbero (come fanno gli olandesi ad avere case così nette e pulite? E gli svedesi, come possono utilizzare i davanzali delle finestre per metterci vasi di fiori e candele, fosse che le loro ante aprono all'esterno e non all'interno come le nostre?).

Avremmo finalmente una facoltà utile, concreta, ben piantata con i piedi per terra ma suscettibile anche di alzarsi in voli poetici, dalla quale uscirebbero manager capaci di istruire eserciti di colf e animare agenzie di lavoro interinale con sezioni dedicate all'emergenza del trasloco o della ridipintura dell'appartamento e bibliotecari oggetto di contratti a tempo determinato chiamati a sovrintendere alle operazioni criptiche dell'inserimento dei libri negli scatoloni salvaguardandone l'ordine alfabetico nei frangenti sopra citati.

E quanti e quali sarebbero gli sviluppi della nuova facoltà universitaria con la moda e con i suoi attori e produttori se solo si riflettesse per un attimo sul tema dell'abbigliamento in casa.
A questo proposito un sorriso di scherno fiorisce sulle labbra nel constatare come una delle bibbie più divertenti e autorevoli dedicata al grande tema del vestirsi appropriatamente che sia uscita negli ultimi decenni (Laetitia Cénac, Valerie Hanotel, Guide pratique à l'usage de celles qui n'ont jamais rien à se mettre, Acropole, Paris 1988), nella quale tutte le occasioni sono inventariate, dalla serata all'opera al divorzio, passando per l'invito al castello alla cena con lo spasimante sgradito, taccia miseramente sul tema tabù: non c'è letteratura su come ci si debba vestire quando si imbraccia l'aspirapolvere.
Nel paragrafo La femme pressée si analizza la delicata fase del risveglio e della colazione somministrata ai bambins dalla lavoratrice che deve essere fuori casa e metterci la sua famiglia in un tempo costretto e convulso: ‘un grand tee-shirt…En coton assorti d'un peignoir éponge ou en crêpe de Chine accompagné d'un kimono' con il ‘Touche finale: une pair de ballerines ton sur ton' sono esempi di come ci si possa conciare per la situazione salvaguardando l'eleganza. È tutto. Poi la vita in casa diventa altro, ci sono le amiche da ricevere per A cup of tea, c'è il Déjeuner canaille, c'è la merenda della prole già nutrita la mattina e nuovamente a stomaco vuoto, c'è la domenica senza ‘tralala ni falbala' e c'è pure il Petit matin langoureux (‘Version sage: un pyjama d'homme féminisé, soie, rayures et boutons dorés').

Sulla sessione di pulizie domestiche persiste la spessa coltre di silenzio e qui la nuova Facoltà potrebbe intervenire con il suo corso di Decorazione negli interni dedicato finalmente alle persone e non più alle finestre, aggiornati fashion designer proporrebbero tute elasticizzate e grembiuli multitasche per essere attraenti anche sotto la polvere che scende (o sale?) dai ripiani dei mobili, donne e uomini impegnati nell'operazione spiritualmente densa e antropologicamente fondante della cura del proprio spazio abitativo sarebbero ritratti come figurini stilizzati e sui fogli sarebbero appuntati con spilli campioni di stoffe resistenti a lavaggi a alte temperature.
Collane e orecchini in materiali insoliti come quelli che ebbi modo di vedere nella sezione Gioiello dell'insigne Akademie der Bildenden Künste di Monaco di Baviera (ci sono passati von Stuck, Klee e Kandinskij, roba da piangere di emozione solo a salirne le scale), fatti di carta stagnola o pastina in brodo (anellini, stelline e altri tipi dotati di foro; ripassata in padella per dare colore, si faceva in mancanza di videogiochi) costituirebbero altri terreni di indagine, proposte di stile, indicatori di tendenze e costume.

In caso la Facoltà fosse istituita (a Parma o altrove, c'è sempre una sede-pilota) ci proponiamo per il corso che porterebbe il nome del nostro divertissement: Opera soap, ovvero le pulizie nell'arte oppure l'arte di fare con arte le pulizie.

Il numero chiuso sarebbe di rigore e i test di ammissione tutti dedicati a indagare il livello di conoscenza che i candidati hanno di questo mondo, sporco, sporchissimo, tutto da detergere e nettare.

Gilberto, plurilaureato

Arne Jacobsen, Mixer Vola

Esempio di casalinga laureata in Economia domestica