16 Le smanie della villeggiatura

Agosto. Le colf se ne vanno in vacanza. Salutano, in qualche caso versano anche una lacrima, raccontano l’ansia della partenza, dicono che rinuncerebbero volentieri se solo potessero e, ineluttabilmente, scompaiono per 25 giorni, un tempo biblico in relazione alla gestione della casa. Nessun generale lascerebbe il suo esercito per quasi un mese, non un solo pastore si farebbe convincere ad abbandonare le sue pecore per così tanti giorni, il pianista non trascurerebbe la tastiera, il cantante i vocalizzi, un danzatore lo specchio che gli rimanda la sua immagine. Perché non vengono a più miti consigli, dividendo per esempio l’assenza in 10 + 10 giorni (e già, uno in fila all’altro, sono molti), perché non capiscono che la frase ‘Ho lasciato tutto pulito’ non ha senso corrente, visto che, prima che esse abbiano chiuso casa loro (hanno preso il tempo di fare la valigia e salutare i vicini, ci sono voluti almeno due giorni), casa nostra è già in uno stato di pietoso abbandono, fuori squadra, impolverata, intristita come una pianta tralasciata nelle operazioni di innaffiatura, in una parola sporca? Nel mezzo del vuoto siderale estivo, nel silenzio del telefono, nella chiusura surreale di tutte le farmacie del quartiere, nel senso di abbandono morale e spirituale che reca in sé il mese di agosto l’occhio si posa sul calendario e, come si fa con l’innamorato lontano, conta i giorni che separano la casa dalla persona incaricata di tenerla in ordine. Lei se ne sta probabilmente in spiaggia, casomai bruciandosi il naso, annoiandosi e sentendosi inutile , proprio quando qui la sua presenza sarebbe  benvenuta e gradita all’umore nostro e delle nostre quattro mura. Un caso moderno di incomunicabilità, di bisogni incrociati in modo asimmetrico, di domanda superiore all’offerta, di ferie eterne, inesauribili, infinite proprio come il mare che la colf ha in questo momento davanti e che ne dichiara, ineluttabile, la lontananza da noi e dalla nostra (ormai in stato precario) abitazione.