150 Socks

Me lo hanno fatto notare i miei studenti (ieri, 10 luglio, ultimo giorno della sessione estiva di esami, ancora una volta con qualche risultato entusiasmante. Anche il prossimo anno, ho deciso, non presenterò domanda di trasferimento) e lo avevo letto sulla stampa specialistica: Michael Jackson amava indossare calze bianche.

Di intimo maschile si parla, mi pare, solo a livello di mutande. 
Si chiede anche a Obama, Presidente USA in carica (ricordo, a proposito del titolo della nostra puntata, che un altro Presidente, Clinton, con il nome di Socks aveva battezzato il gatto), se preferisce boxer o slip. Si sconcerta, giustamente, lui, poi para il colpo e dichiara che entrambi i modelli gli stanno bene.
(Almeno non gli hanno domandato il gradimento di colori, fantasie, imprimiture, casomai motti che facciano sapere che lui può, anche in quell'ambito).
(Personalmente, lo dichiaro pure io, non apprezzo gli uomini spiritosi: sono capace di squagliarmela sul più bello. Chiarisco: amo gli uomini di spirito ma non in certe situazioni, dove mi sembra che da ridere non ci sia niente).

Della coabitazione con un uomo, due cose mi sfiancano: 1. La preparazione del cibo. Sono sempre incredula di fronte alla quantità di mangiare che riesce a ingurgitare un maschio, non solo un maschio ciccione ma anche uno atletico e in forma. Quasi peggio. Ma dove la mettono, tutta quella roba? 2. I calzini. Montagne di cenci da tirare fuori dalla lavatrice (loro si dimenticano, hanno sempre cose più urgenti da fare), calzini tutti uguali, ho appena detto che non amo lo strambo, da cui si deduce che i calzini che passano dalle mie parti sono, inevitabilmente, tutti grigi, anche se di vari toni e sfumature. L'impresa di riaccoppiare ciò che il lavaggio ha disgiunto mi sembra la più grande prova di sentimento, occhio al dettaglio, allo stato di conservazione, al bordo con l'elastico, alla lunghezza, all'aria di famiglia e alla somiglianza. Bucato steso all'ombra. Copula. Cassetto.

(Ho letto una volta una cosetta che mi ha definitivamente istruita sulle relazioni uomo/donna. Domanda che più frequentamente rivolgono le donne agli uomini: Caro, mi ami ancora? Domanda che più frequentemente rivolgono gli uomini alle donne: Cara, dove sono i miei calzini? Dubbi si affacciano sulla questione amorosa, così asimmetrica e priva di più eccitanti prospettive).

Roy Lichtenstein, con il suo pop gelido e netto, dipinge, a olio, un calzino da solo, gli dà la dignità di un quadro di storia. Warhol, giustamente, si fa venire dei dubbi sulle sue qualità di pittore davanti a tanta perizia e decide di passare a altra tecnica.
(Era già accaduto al padre di Picasso, pittore, che, resosi conto della stoffa di cui era fatto il figlio, gli regalò i suoi pennelli e i suoi colori e la fece finita con quello che ormai gli pareva, senza possibilità di appello, un hobby). 

Wolfgang Tillmans, il mio fotografo preferito, è tornato sui calzini più volte. L'interpretazione che vedete, una delle sue cose più belle, lavora sulla sottrazione e sull'essenzialità della gamma cromatica. Fate caso alla purezza dell'installazione, al filo che pende e la prossima volta che asciugate i vostri calzini sul termosifone, cosa da evitare a meno che non vogliate impegnarvi in una citazione, ricordatevi di quello che vi dona l'arte per trasformare il quotidiano.

Michael Jackson, il re del pop, creatura sulla quale intere generazioni, in questi giorni, piangono, ha espresso una genialità che ha toccato l'universale. Lo ricorda Charles Pepin, filosofo, che ci dice come l'esubero di ingegno sfiori di continuo lo squilibrio, cita Kant e la sua idea di genio, ne mette in evidenza la mostruosità, che Jackson possedeva tutta e frequentava nel numero senza paragoni di vendite di dischi, nelle mutazioni fisiche, nell'identità ricostruita daccapo e lasciata bambina.
E sull'adolescente fragile con il dono della gentilezza ma in preda alla vertigine identitaria dell'idolo consegnato al mito da una morte precoce si sbizzarriscono anche i sapienti di moda, ne evidenziano l'istinto senza errori, il perfecto di cuoio citato poi da Gaultier nelle sfilate 2009, il papillon oversized che ha ripreso Elbaz, le uniformi che ritroviamo nella recente versione Balmain, la giubba rossa di Lauren, il glitter, la giacca da ammiraglio che Givenchy ha rimesso in pista.
(Per saperne di più venite al nostro primo seminario 2009 dedicato all'intreccio fra moda e arte contemporanea e vi diremo tutto).

The show must go on, come è noto, e questo significava che non c'erano uscite pubbliche senza maschera, che la reinvenzione era continua, che l'interpretazione cristologica dominava tutto, con quel dare un po' di sé a ciascuno di coloro che avanzavano pretese in questo senso.

I calzini bianchi, quelle calze immacolate fresche di bucato che appaiono come un filo conduttore in tante circostanze, lasciano stupiti, sono la nota ordinata in tanto caos dell'anima, l'aggancio con la normalità e la purezza, il modo nostro, privato e minimale, di citare, indossandone di simili, la bellezza insensata e eterna di uno che ha posseduto, per un attimo, la grazia di cui tutti andiamo in cerca. 

(Nel video Michael Jackson e il suo insuperato moonwalk)

Michael Jackson (1958-2009)

Roy Lichtenstein, Sock, 1962

Wolfgang Tillmans, Socks on Radiator, 1998