151 Vivez Cinéma

(Per prima cosa il titolo della puntata. Slogan di una nuova rivista francese di cinema, Studio Ciné Live, di cui è uscito qualche numero. Non la comprerò mai, compro i Cahiers du Cinéma, sono una lettrice dell'ultima ora, ho al mio attivo solo 5 anni di frequentazione, ma leggo tutto, sottolineo e evidenzio, ci studio sopra, cerco di farmi perdonare la decennale disattenzione.
Però ho ritagliato e messo sul frigorifero lo slogan della concorrenza).

Ho visto un film bellissimo.

Sono andata al cinema come piace a me, il lunedì pomeriggio al primo spettacolo, per tempo, ho contato le file e i sedili e mi sono sistemata esattamente nel mezzo, poi sono entrate altre 4 persone e ho sopportato la loro presenza (il cinema come rito collettivo non fa per me, al cinema mi piace stare da sola).

Sono andata qui a Roma al cinema Madison, che mi sta lontano da casa e che, invece, vorrei avere a portata di mano: 8 sale e una programmazione grintosa, titolare Rodolfo Ilari, fategli un monumento, mai un giorno di vacanza, praticamente una professione di fede. Certo il sonoro è contaminato da una sala all'altra e i film sono sempre doppiati, però il Madison è diventato la mia vacanza. In stagione non riesco mai a andare al cinema nemmeno qui intorno, il mio noleggio ha chiuso, i miei dvd si ammucchiano. A luglio, portando le diapositive nuove da fare al fotografo, che sta in quella direzione, faccio una tappa.

Ho visto un film bellissimo. Il più bello dell'anno e uno dei più belli che abbia visto in vita mia.
Look Both Ways, Australia 2005, faccio notare che ha impiegato 4 anni a varcare i mari, di Sarah Watt. Se conoscete colui che ha scelto il titolo italiano, Amori e disastri (un invito alla prudenza trasformato in una commediola), salutatelo acidamente da parte mia. Che il film sia bello lo si vede da subito, cartoni animati si intersecano alla narrazione, l'immaginario della protagonista Meryl (Justine Clarke), una specie di artista visionaria che vede di continuo sciagure. Poi la narrazione si scioglie, succedono cose tragiche ma, tutto sommato, normali, a un gruppo di protagonisti che si incontrano. Gli attori sono persone probabili, Meryl è anche cicciottella, in costume da bagno non ci fa una gran figura, ma ha un viso mobilissimo e si veste a modo suo. Il più prestante fisicamente, Nick (William McInnes), vive da solo e ha il cancro, lo viene a sapere davanti a noi. Uno muore in un incidente cretino e abbandona una donna e un cane. Un altro ha messo incinta per caso una ragazza. Uno festeggia il compleanno di una figlia anche con i palloncini. Tutti mangiano, bevono, qualcuno gioca a cricket, vanno in treno e in tram, usano il cellulare poco o niente, quando Meryl e Nick fanno l'amore il film diventa ancora più bello, un bacio lunghissimo e profondo ripreso dall'alto, interminabile, con le mani che frugano abiti, la regista è stata capace di descrivere l'essenza di un incontro senza lasciarci da parte.

Una colonna sonora indiavolata e onnipresente.

Fa caldo, siamo in Australia, Adelaide. 

Le case di tutti sono come la vostra e la mia, approssimative, ipotetiche. Chiedo scusa se casa vostra è linda e pinta; al momento, la mia, con la colf in vacanza, comincia a mostrare la corda, mi scalda il cuore vedere al cinema case reali, il lavandino della cucina con i piatti dentro, il frigorifero con le scorte ammucchiate, la biancheria intima buttata a terra respinta sotto al letto con mossa rapida quando è il momento dell'erotismo, il divano con i cuscini molli, il ventilatore, il sudore che impregna la maglia. 
Nessuno ha i denti sbiancati con la mascherina. Nessuno è perfetto.
La solitudine alligna dappertutto, Meryl si lamenta più di una volta perché non ha un compagno e immagina i suoi inferni, squali che divorano ragazzini sulla spiaggia, lei che precipita in un buco con tutta la sua roba, treni si schiantano imboccando un tunnel, il suo lavoro non le piace, vive con i pesci rossi. (I dipinti, ho visto nei titoli di coda, sono della regista).
L'idea è prepotente, guardate tutti come la vita si confronta con la morte.

Avete il vostro punto di vista, le case non sono pulite, le donne escono nel giardinetto a piedi scalzi, le ex mogli sono antipatiche, i ragazzini ti fanno passare la voglia di fare figli. 
Ma il quotidiano, mostrato nella sua essenza, acquisisce una dimensione cinematografica, ci racconta un altro modo di esistere.

Poco pubblico a vedere il film. Perché, si domandavano al cinema. Perché il pubblico è cretino, ho tagliato corto.
Lo dice pure Nanni Moretti, che mi sta poco cordialmente antipatico ma che, certe volte, su qualcosa, ha ragione. Dice (intervista del 10 luglio scorso) che tutti sottovalutano la difficoltà delle sale, che chiuderanno una a una, che le persone sono disposte a spendere qualsiasi cifra per mangiare in un ristorante dove devono urlare per farsi sentire (è vero) ma che secondo loro il cinema costa troppo (prezzo del mio biglietto di oggi: € 5,00). Lui non ama che si stia con il sedere appiccicato su una sedia che sta appiccicata a un computer. A me, invece, piace molto. Lui dice che è meglio vedere i film in mezzo agli altri. Cosa che a me non piace per niente.

Ma, date retta, a me o, se preferite, a lui. Vivez Cinéma. E' sempre e comunque meglio.

Look Both Ways

Look Both Ways, Sarah Watt, 2005

Meryl (Justine Clark), Look Both Ways, Sarah Watt, 2005