155 Vacanze romane

Siete su una spiaggia a arrostirvi al sole? Siete su una barca a vela con 8 estranei e 1 solo gabinetto, per giunta chimico? Avete imbarcato con moglie e figlia su un aereo che vi porterà alla vostra destinazione finale e vi sembra di vederle tutte e due per la prima volta e di non saper stabilire quale delle due sia meno appetibile? Siete su un sentiero di montagna a fare una fatica da muli solo per raggiungere un panorama molto remunerativo? Siete in una città d'arte con 38° all'ombra e contemplate una cupola della palla della quale tentate di ammirare il riflesso accecante sotto al sole?

Se è così, avete sbagliato tutto. Siete completamente fuori moda. Non avete capito niente della vita. 
Aprire gli occhi alla gente è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo. E' come per gli studenti: ormai tutti i docenti, temendo la denuncia, sono morbidi e danno loro speranze. Io no. Io sono sempre molto chiara. Minaccio le ragazze di segnalarle al supermercato come cassiere se non si mettono sui libri seriamente. Do loro dei somari senza peli sulla lingua. Una volta la deliziosa Antonia ebbe il coraggio di rispondermi che non era esatto: erano disorganizzati, questo era il punto. Fiamme divamparono attraverso l'aula: peggio, non solo somari ma anche disorganizzati. Somari disorganizzati, una tragedia senza scampo.   

Pensateci un momento. Chi ve lo fa fare a dividere l'appartamento in affitto con una coppia di amici, voi con un figlioletto piccolo e loro pure? A mettervi in viaggio con una sola macchina con i cugini che non vedete mai e che vogliono fare tappe dove voi non vi fermereste manco morti? A prenotare il bed & breakfast con il solito e unico bagno in 3 donne ciascuna delle quali ha con sé il suo sacchetto del beauty e la sua saponetta? A stare nell'agriturismo (un paio di giorni fa, dal mio parrucchiere, una cliente ha detto 'agroturismo'. Devo segnalare la versione a Bartezzaghi, che ci farà sopra un libro) in Umbria, una delle regioni più calde d'Italia, con i merletti made in China sui tavolini Ikea? A scendere tutte le sere al ristorante della pensioncina d'Alto Adige, trovarvi intorno sempre le stesse facce come in galera e leggere sul menu Spaghetti allo scoglio quando avete voglia di trote e Kaiserschmarren? A contemplare davanti a un piatto di polenta il crinale della montagna, proprio lì davanti a voi, dove si fa prato e diventa verde e morbido, percorso da un paio di anni da uno scivolo acquatico come a Aqualandia, terminante in una piscina intorno alla quale le mamme si abbronzano in tanga?

Datemi retta, statevene a casa. E' il trend più recente, il mood della stagione, la cultura inglese guarda tutta da questa parte. La mia rivista preferita di decorazione esce con in copertina la scritta Holiday at Home e ci mette pure il punto esclamativo. La Editor's Letter di Agosto si intitola SUBIECT: HOLIDAYING AS A STATE OF MIND, tutto maiuscolo, uno sfoglia le snobissime pagine e scopre 'how to LIVE WELL at HOME' con idee da rubare e cose modaiole, le foto mostrano ragazze annidate in magnifiche poltrone che leggono un libro davanti alla finestra, indulge yourself at home è l'unico grido di battaglia.

E' quello che dico pure io.
Se devo farmi 600 chilometri per trovare sulle Dolomiti le cozze nel piatto oppure non avere lo spazio fisico per tutti i miei cosmetici, o stare a discutere alla reception perché per motivi ecologici non ti danno più di 2 asciugamani (uno piccolo e l'altro piccolissimo) nemmeno se li paghi o ti inginocchi, non vedermi la faccia la mattina perché, sempre per i motivi suddetti, le lampadine sono a basso consumo e anche a basso voltaggio, affittare una casa di vacanza senza lavatrice e tantomeno lavastoviglie, priva di aspirapolvere e con una scopa spennacchiata come unica attrezzatura per le pulizie, essere condannata a intrattenere i vicini di tavolo per la durata di tutto il soggiorno, non sapere dove asciugarmi la biancheria, davanti a quale specchio farmi i capelli, stare senza computer e lontana dai pesci rossi, allora me ne sto a casa mia: servizio di hotel a 5 stelle, asciugamani di lino che finiscono al lavaggio dopo il primo tocco, golfino da sfilare dall'ampia scelta del guardaroba se appena mi viene freddo, internet connesso H24 (la formula l'ho mediata da Marilou), una dotazione di film e di libri buoni sotto ogni latitudine, lampade a mio gusto, potenti per il trucco e con dimmer per l'angolo intimo.
Per non parlare dei manga.
E per non parlare dei servizi (è rientrata la colf dalla prima fase di ferie), delle tende appena lavate e della vista sul giardino da una parte e, dall'altra, cioè dalla stanza dalla quale vi scrivo, su un cortile alla Rear Window di Hitchcock (sapete, è per il brivido. Non ci sta mai male).

La cosa più divertente l'ho letta il mese scorso sulla medesima fonte. Vi piace l'idea di un picnic ma preparare il cesto vi infelicita e non siete sicuri di avere a portata di mano un parco degno delle vostre aspettative? Nessuna paura. Al cesto ci pensano quelli di Melrose & Morgan www.melroseandmorgan.com. Il picnic non deve essere complicato, 'the less fuss, the better'. A loro piacciono le cose semplici e ben fatte. Pane appena sfornato, una cartata di formaggi di grande qualità, un'insalata croccante e carne o pesce preparati di fresco è tutto ciò di cui avete bisogno. E, naturalmente, di qualche bottiglia di 'chilled wine or champagne'. (Prendili per scemi). Senza parco, picniccate (d'accordo, è mio) in giardino o, alla brutte, sul pavimento della sala da pranzo o del soggiorno. Il vantaggio di quest'ultima soluzione è che non dovete preoccuparvi delle condizioni del tempo mentre vi godete il vostro pasto metropolitano.

Ma aveva già anticipato un concetto cui io, lo confesso, non avrei mai pensato, Julie Andrieu www.julieandrieu.com, mio mentore assoluto in fatto di cibo facile. Nel suo squisito Ma p'tite cuisine (Marabout, 2005), dedicato 'à celui qui me nourrit, à Paul' (chissà, mi è venuto subito in mente, se Paul, dopo averla nutrita, lava pure i piatti), fra i vari capitoli, tutti perfetti (le amiche, il capo, il Natale, l'innamorato, i maschi, la mamma italiana che dorme in ciascuno di noi  - Julie definisce la cucina italiana non solo un riflesso di un territorio, come è, del resto, pure dalla sue parti, ma soprattutto una faccenda di 'abilità, modestia e immaginazione' per via della capacità che hanno le donne italiane di far contenta tutta una famiglia con una zuppiera di spaghetti aglio e olio. Ditemi se non è vero -, compare anche un capitolo che si intitola Dans le salon ou en bord de rivière (i Francesi vanno a piqueniquer, questo, invece è loro, sul fiume come ci insegnano gli Impressionisti). E vai con il nutrimento nomade, il protocollo scombinato, il pasto fuori ordinanza, le papille in libera uscita, il salmone affumicato, i pomodori seccati al sole, i ceci in scatola. Una via di mezzo, dice lei, fra 'le buffet plan-plan et le grignotage frugal'. (Se ancora non vi siete messi a studiare il francese, fatevi trasportare dal suono delle parole, quasi onomatopeiche: capirete tutto).

Prima delle foto, asciutte e tecniche, apre anche questa sezione del libro un'illustrazione di Soledad Bravi www.soledadbravi.com, una disegnatrice che fa ormai gusto e tendenza, con una delle sue creaturine esili, pigre e apodittiche, vestita con canottierina, short e ciabatte, seduta in terra in soggiorno. Accanto a lei la tovaglia a quadri bianchi e rossi, i tupperware da asporto, i piatti, la baguette, le ciliege, il cesto. Il fumetto dice all'uomo che rimane, come sempre, fuori campo: 'Cambia canale, detesto questa trasmissione'.
Un suggerimento niente male per risparmiare il denaro del viaggio, sfruttare fino in fondo lo spazio domestico, non insudiciarsi di prato le scarpe, avere il letto a portata di mano in caso, diciamo, di siesta, reinventarsi l'estate e le vacanze, se state dalle mie parti, romane tutte. 
 

 

Audrey Hepburb e Gregory Peck, Vacanze romane, William Wyler 1953

Edouard Manet, Le déjeuner sur l'herbe, 1863

Soledad