159 Il pelo nell'uovo

La gente è matta. Se siete d'accordo su questo, possiamo procedere.

Premetto che anche questa puntata è riservata a un certo pubblico, non dico maggiorenne, ma almeno non impubere. Se siete, dunque, ancora nella fase dell'infanzia, ripassate quando sarete pronti. Sì, perché oggi parliamo di peli che, vi dico subito, non considero superflui. Essi hanno a che fare con l'igiene e con il sapone, pensate alla schiuma da barba, e poi con il gusto, la cultura, la moda e l'esistenza. Stanno, cioè, benissimo in questo contesto. Probabile che non parleremo di sopracciglia, che meritano una puntata a parte. Ora vediamo dove ci porta il vento.

Partiamo dagli opposti, così ce li togliamo di mezzo.
A. In In the cut (2003), Jane Campion mostra a un certo punto la prima scena d'amore fra Frannie e il poliziotto Mallroy. Lei gli chiede che cosa le ha fatto, può dirglielo perché lei è una donna adulta. Lui non risponde, così noi non lo sapremo mai. Fra parentesi: la regista è una delle donne meno dotate di sex appeal (il Morandini traduce questo termine con sessappiglio. Io eviterei. Cerco di tenere il ridicolo ai margini della mia esistenza) che ci siano sulla faccia della terra. Se l'avete vista solo in foto non potete rendervene conto. Dovete guardarvela nei materiali del dvd: è una neozelandese nata nel 1954 con il sederone e i lunghi capelli grigi raccolti in 2 ciuccetti. Sui ciuccetti sono spietata: sono importabili da praticamente tutto il genere umano, fanno sembrare delle povere sceme anche le bambinette di 4 anni. C'è un'unica, luminosa eccezione, che compare per la prima volta in questa puntata e che, ve lo dico subito, è destinata a ritornare: David Beckham del Real Madrid. Ciuccetti tenuti con l'elastico e orecchini di brillanti, mio mito assoluto di maschio. Nel mio ingresso minimale e spoglio, sul mio moodboard, accanto a un primo piano delle mani della madre e del bambino che si stringono, dettaglio della Madonna di Bruges (1506) di Michelangelo, e a una cartolina di Dance Me to the End of Love (1999) di Jack Vettriano, ce n'è un'altra con un primo piano b/n di David con la scritta FOLLOW ME TO MADRID e un magnete rosso a forma di cuore che la tiene. Impossibile non comprendere, appena si entra in casa mia, dove voglio andare a parare. Fra un po' ci torniamo sopra. 
Divago, abbiate pazienza, l'argomento è folto di rami laterali.
Jane Campion non ha nemmeno un'oncia di sex appeal però è capace di raccontare l'erotismo come nessun altro. Ricordatevi del buco nella calza nera di lana di Ada in Lezioni di piano. E guardatevi In the Cut, con una Meg Ryan irriconoscibile, i capelli lisci dimentichi del brushing, sempre imbronciata, alla ricerca di parole che le diano una chiave di interpretazione del mondo, una professoressa vera, con una casa modesta e molti libri, non come le insegnanti del cinema italiano con una collezione di scarpe di Sergio Rossi nel guardaroba che, francamente, non si collocano. (Io non potrei mai permettermelo. E poi le scarpe di Sergio Rossi manco mi piacciono).
Dunque, i due sono a letto, hanno finito di fare l'amore e sono animali caldi che si sono scambiati gli odori, la voce di lui si fa morbida e racconta. Ciò che le ha fatto lo ha appreso nella sua iniziazione sessuale con una donna ispanica alla quale lui, da ragazzetto, aveva consegnato un pollo proveniente dal negozio dove lavorava. Lei aveva un pelo pubico che era un bosco, sontuoso, andava da una gamba all'altra.

B. Cambio di scena, ovvero: l'opposto. Voi, signore, vi fate un amante nordeuropeo, scelgo una nazionalità a caso: ve lo prendete olandese. Calvinista o cattolico, questo poco importa, avete una possibilità del 95% per la prima soluzione e del 5 per l'altra, comunque alto m 1,90, pragmatico, atletico e divertente. La prima volta che questo vi vede, cioè, dico meglio, vi guarda, gli viene un colpo. Da loro usa la depilazione totale, i corpi sono di bambola, i mammiferi a quelle latitudini non nidificano. L'olandese, davanti all'ispanica del pollo, avrebbe chiamato la forestale e chiesto un disboscamento e gli avrebbero pure dato retta. Avete una sola possibilità: quella di prendere tempo, di distrarlo, di farlo abituare. Lì sta alla vostra abilità dialettica.  

Al caso B. afferisce il massimo critico d'arte del XIX secolo d'Inghilterra: John Ruskin (1819-1900), perfetto contemporaneo della Regina Vittoria, autore di 39 importanti volumi che riflettono le sue passioni, per la natura, i Preraffaelliti e l'architettura gotica, matto totale per faccende sue private. Brillante parlatore, uomo dal fascino cui era difficile resistere, andato in isposo alla bella Effie Gray, non consumò mai il matrimonio. Si era accorto che lei era dotata di peli. Dopo l'annullamento delle nozze, Effie ebbe un'altra esistenza accanto a John Everett Millais, magnifico pittore, e lui si innamorò di una bambinetta, Rose La Touche (1848-1875) (ditemi voi se non è un nome buono per una ballerina del Crazy Horse), da lui incontrata quando lei era decenne, dalla quale lo separavano 29 anni ma pochi punti di vista. Ne condividevano, infatti, parecchi. Spiritualissima, maniacale, anoressica, isterica, lei avrebbe anche accettato, a 17 anni, la sua proposta di nozze, alla quale si opposero, però, i genitori, per motivi religiosi. Finì male, lei morta a 27 anni con il cuore a pezzi, lui vittima di un disagio mentale progressivo che lo isolò dal mondo. Una storia d'amore fra le più strazianti e romantiche. 

Exit A. e B., passiamo alle vie di mezzo, a me più congeniali (ma spesso non meno strambe).

Poco tempo fa mi è venuta l'idea di chiedere a un uomo che mi piaceva che cosa pensasse dell'argomento peli e depilazione femminile. Le mie intenzioni non erano affatto innocenti, volevo sfrucugliarlo, aprirgli davanti orizzonti, fargli annusare scenari, ma il tutto in gioco ed eleganza. Mai mi sarei aspettata di scatenare una simile reazione. Lui mi rispose, come io, del resto, gli avevo posto la domanda, per iscritto. L'incipit della disamina suonava così: 'La questione è seria e non così semplice da focalizzare'. Mi accomodai meglio sulla sedia. Fu una diga aperta, un'enciclopedia compulsata, un repertorio vastissimo di citazioni letterarie e d'arte, un fiume in piena e travolgente. Aveva un'opinione su tutto, ogni parte, angolazione, prospettiva, gambe, braccia, ascelle, inguine, faccia, tutto passava in rassegna, esprimeva gusti, li dettagliava, penetrava nel mio copione e ci aggiungeva delle scene, garbato, galante, coltivato, mi metteva davanti a evidenze di uno che ci aveva pensato per davvero e prendeva sul serio l'argomento. Passava anche in rassegna metodi e tecniche depilatorie.
Dato fondamentale: L'origine du monde di Courbet non gli garbava affatto. 'Non mi seduce - anzi: la trovo respingente... una sorta di foresta nera inquietante'. Eccone un altro che faceva appello al Corpo di Polizia specializzato in boschi, fondato nel 1822 e probabilmente a tutt'oggi ignaro di poter essere chiamato a questi compiti.

Feci un desolato punto della situazione: non ci stavamo per niente. Ben mi stava, così imparavo a sfrucugliare.

Qui la cosa si fa delicata e universale: una donna deve cercare di corrispondere ai gusti di un uomo? Direi di sì (soluzione cui sono arrivata, lo ammetto, solo nell'età adulta), se non altro, se è una donna intelligente, per fornire un'alternativa.
Vediamo se riesco a spiegarmi.
E' come con gli studenti: va bene, hanno davanti quotidianamente modelli tremendi, vuoti e insensati, ignoranti e piatti. Per questo bisogna offrirne loro di diversi, ma che siano ben articolati, circostanziati, potenti, in grado di contrastare gli altri, di proporre, come dicevo, un'alternativa, anche più interessante di quello che passa il convento.
Con gli uomini si può suggerire che ci siano donne strutturate diversamente dalle stramiciate che vengono loro proposte come le più appetibili.
Io non ce l'ho con i modelli, anzi, ne ho, io stessa, un disperato bisogno, però vado a cercarne di diversi. Voi che mi leggete sapete bene a quali mi riferisco, ve li elenco uno ad uno, e anche a cuore aperto.
Casomai finisce che un uomo si accorge che quella pietanza è migliore della minestra che gli somministra tutti i giorni la mensa, si apre a gusti nuovi, che ne so, sviluppa una sensibilità che non sapeva di possedere.

Per tornare a noi e farla breve. Presi immediatamente un appuntamento alla beautyroom con la signorina Francesca. Che è una ragazza intelligente con la quale si può ragionare. La contrattazione fu serrata, opponemmo i rispettivi punti di vista, arrivammo a una mediazione. Ne uscii più liscia e geometrizzata, ma riconoscibile.   

Quello che non avevo considerato, era che lui potesse rilanciarmi la palla. Cosa che fece puntualmente, come un abile giocatore in quella cosa che stavamo facendo e che si chiamava corteggiamento. Quali erano i miei gusti in fatto di peli maschili? Mi misi, già che c'ero, le mani nei capelli. Come potevo rivelare a uno con barba e capigliatura rada la mia passione per Beckham, il più femmineo dei calciatori in carriera, dotato di chioma lussureggiante, e i suoi ciuccetti? Gli sarei sembrata un'adolescente attardata délurée e matinée di post-punk proprio quando stavo conducendo una campagna in mio favore perché capisse che ero io il miglior accidente che potesse capitargli in fatto di donne. Rischiavo l'autogol, l'effetto boomerang, insomma, stavo per scavarmi la fossa. Presi tempo e poi mentii. Dissi che non ci avevo mai pensato. (Falsissimo, ci penso di continuo, ho sempre trovato gli uomini troppo pelosi per i miei gusti). 
Mentii e, possibilista, mi rifugiai nella letteratura. Citai Il riposo del guerriero, uno dei miei romanzi di formazione, e Renaud che dice a Geneviève, che conserva ancora qualche traccia di pudore, che 'certe cose sono brutte soltanto a distanza'. Dissi che non era il caso che mi esprimessi in via teorica, che quando uno sta lì casomai la Stimmung è tutt'altra. Si stava formando in me la convinzione che lui fosse più affascinante di un'intera squadra di calcio, comprensiva di ciuccetti. Insomma, messa davanti a un modello alternativo, assistevo alla variazione progressiva dei miei gusti, che si andavano evolvendo. 

Ed ora vi elenco qui in ordine sparso qualche altro motivo di riflessione. 
Vedete nella prima foto a sinistra il modello francese più diffuso di depilazione, diciamo così, inguinale: si chiama ticket de métro e, se non ce l'avete presente, vi dico io, che ne ho sempre uno nel portafoglio come talismano, accanto ai biglietti Atac, che suscitano in me tutt'altra impressione, che è un affaretto che misura cm 3 x 6,50, dimensioni che, in un pezzo di cartoncino da obliterare al tornello, vanno benissimo ma che, riportate su un vello femminile, sono quasi pari al nulla. In Francia quella zona di peli prende il nome di toison. Ve lo dico, così, se volete andare a Parigi dall'estetista a farvi un taglio metropolitano, sapete come spiegarvi.

Alle scuole medie una mia compagna di classe, Valeria, detta Piumino per via dell'acconciatura, fu chiusa in casa per mesi dalla madre, che l'accompagnava e la veniva a prendere ogni giorno per evitarle ogni contatto, perché sorpresa a depilarsi le gambe. La cosa più delirante è che le era concesso di depilarsi le ascelle. Supplicata di mollare la presa, la genitrice ribadì i motivi della severissima punizione: le ascelle erano una questione di igiene, le gambe di estetica. Quest'ultima, in un'adolescente per bene, non doveva avere spazio. Non so se all'epoca Amnesty International fosse già operante, sarebbe stato interessante presentarle il caso della povera Piumino segregata dal mondo.    

Per Pasqua mi sono comprata il dvd di Camille Claudel (Bruno Nuytten, 1988), pronta a assaporare scena per scena la follia creativa e erotica del duo Dépardieu/Adjani, rispettivamente Rodin e Camille. L'ho mollato lì alla prima ora (durata 170') quando mi sono accorta che non mi andava né su né giù il pube della modella: segno del bikini e depilazione perfettamente triangolare. Ricordino i registi quello che diceva Mies: Dio sta nei dettagli. Anche nelle zone più private, anzi, soprattutto in quelle.

Nella puntata n° 1 della serie iniziale di Sex and the City, gustosissima prima dell'autodegradazione a elenco di coiti improbabili, una signorina, intervistata, dice che il bello dell'avere un partner fisso è che puoi evitare di depilarti le gambe, tanto dopo un po' manco se ne accorge.

Jules e Jim si depilano la schiena per avere meno complessi quando sono in palestra. La richiesta di Jules a Jim di un consiglio in proposito segna l'inizio della loro amicizia.

Mi viene da pensare che peli e depilazione siano elementi rivelatori e fondamentali del nostro stare al mondo.  E qui non abbiamo nemmeno sfiorato l'argomento squisitamente maschile (ce lo auguriamo) della barba e dei baffi.
Nel film L'amore sospetto (La moustache, Emmanuel Carrère, 2005. In esso recita Emmanuelle Devos, un'attrice che amo molto) la crisi esistenziale del protagonista (il bravo Vincent Lindon) si innesca quando nessuno si rende conto che lui si è tagliato i baffi. Un'atmosfera a metà fra Kafka e Pirandello avvolge fatti banali e quotidiani fino al viaggio a Hong Kong finale che suggella lo spaesamento.

Peli come identità, dunque. Ma anche come morale, erotismo, senso del bello, oggetto di conversazione e argomento di scambio amoroso e intellettuale. Ce n'è per qualche altra puntata. Fatemici pensare. E pensateci anche voi, la mattina davanti allo specchio quando manovrate il rasoio o quando vi fate la ceretta alle ascelle. E comunicatemi le vostre osservazioni. Vi ringrazio.  

Depilazione ticket de métro

David Beckham nella mia versione preferita, al Real Madrid. Numero di maglia 23, mio giorno di nascita

John Ruskin, Rose La Touche, 1861