161 Palme

Eppure il film parte con il piede giusto. Due inservienti puliscono con straccio e bomboletta i banchi e i vetri delle finestre della classe. Mai visto in Italia niente di simile.

Ho pagato per il biglietto (Agosto, lunedì pomeriggio, primo spettacolo al Madison di Roma, via Gabriello Chiabrera, poeta del Cinquecento) l'equivalente del costo di un pesce rosso. D'accordo, di uno di quelli belli tipo Manga e Winter Red: € 2,50. Dentro c'è qualcuno, però sono riuscita a accomodarmi nel mio posto prediletto: al centro della fila e della sala, praticamente al centro del mondo.

Aria condizionata accettabile. Fuori fa un caldo che ti atterra, nonostante tutte queste fughe metropolitane ho fatto un po' di fatica a parcheggiare la macchina.
Appena finiti i titoli di testa, capisco perché il film di Laurent Cantet Entre les murs, da noi uscito con il titolo La classe, è messo fra i drammatici.
Comincia l'anno scolastico e seguiamo l'insediamento dei professori. Anche i francesi, tutti pidocchi, tali e quali a noi. Una si lamenta dell'aumento del costo del caffè alla macchinetta, passato da 40 a 50 centesimi di botto, una cifra insostenibile, si bevono caffè a raffica, bisogna prendere provvedimenti.
Seguiamo François (Bégaudeau, interprete, come tutti, di se stesso, autore del libro cui il film si è ispirato), docente di Lettere, diciamo di Francese, è meglio. Mi sono ridotta a vedere il film d'estate, unica versione disponibile quella doppiata, anche da Blockbuster il dvd aveva solo quella, da una parte meglio essere andata al cinema, non avrei sopportato la proiezione privata. Il film è brutto. Dura più di 2 ore, si ripete, arranca, si distrae, insiste, rallenta, è fatto in casa. (Oppure è colpa del doppiaggio?).

Ma veniamo alla classe del titolo italiano: de quatrième, l'equivalente di una III media. Sono inventariate tutte le razze, bianchi, neri, gialli, arabi, mi perdo, praticamente una polveriera pronta a esplodere. Considerata, nelle recensioni, 'difficile', Parigi, XXeme arrondissement.

(Il XX arrondissement, mi dice Wikipedia, si trova al confine orientale della città, sulla rive droite, al limite dei comuni di Saint-Mandé, Bagnolet, Montreuil e Lilas. L'arrondissement fu costituito nel 1860, sotto il Secondo Impero, quando furono uniti alla città i comuni di Belleville, Ménilmontant e Charonne).

Che Iddio li guardi e se li prenda in gloria: odiosi, ignoranti, la gomma americana fissa in bocca, chi dorme sul banco e chi ci mette i piedi sopra, insolenti, carichi di odio l'uno nei confronti dell'altro, rispondono a ogni parola, su tutto hanno da ridire, la ribellione è continua, inarrestabile, scema nella sostanza e nei dettagli, scontata, noiosissima.

Il professor François non perde il controllo della situazione. Punisce chi gli dà del tu, fa togliere i cappelletti, cosa che faccio pure io (ma i miei studenti, cui rivolgo spesso pensieri amorosi, sembrano, a confronto di questi, tutti interni in un collegio svizzero), discute, riafferra, cerca, trova, si fa in quattro per suscitare il loro interesse.

Il film è lungo, l'ho detto. Mi agito sulla poltrona. Mi chiedo quanto guadagna un professore in Francia. Perché non va a scuola con il lanciafiamme. Perché non tira sberle all'ennesimo affronto e vada a farsi benedire l'etica professionale. Perchè non mettano, in ultima istanza, un sergente della Legione straniera a insegnare, almeno la disciplina, alla classe. Credo che se parli in francese con uno che sa solo la lingua Mali, è un dialogo fra sordi. E' il film lo conferma: la madre di uno degli allievi, convocata dal professore, va due volte a scuola. Lì uno capisce che la Francia sta, anche in questo, avanti a noi. La donna non comprende quello che dicono i professori, si alza e se ne va. Baratri di differenze e difficoltà e incomprensioni si aprono sullo schermo. (Penso alle nonne dei miei guaglioni il giorno della laurea: vestite di nero, coralli alle orecchie. Le abbraccio sempre volentieri, bene o male abbiamo qualche parola in comune).

Gli studenti francesi non hanno alcuna luce.
Questo è il problema. Non so quando sia successo, ma la scuola, che potrebbe essere un'oasi, un'alternativa, un luogo nel quale chi ha voglia di studiare può avere qualche possibilità, si è mescolata con la strada, il professore di Francese non spiega più la lingua e la letteratura (e una ragazza particolarmente odiosa lo fa notare) ma chiede agli adolescenti di fare il proprio autoritratto, li asseconda nelle fisime, prende in considerazione le loro dichiarazioni sull'assurdità del congiuntivo di questi tempi invece di farlo imparare, fosse pure a memoria. Il cinese si lamenta di essere isolato perchè non si sa esprimere. Non è che gli altri siano meglio. Materazzi, che dette la capocciata a Zidane nella finale dei Mondiali 2006, è odiato come l'incarnazione del Male. Forse non bisognerebbe lasciare al calcio tutto questo spazio, forse bisognerebbe tornare a fare astrazione, in fondo il latino che hanno studiato tante generazioni alle medesima età aveva esattamente la funzione di essere altro rispetto alla vita quotidiana e di suggerirne, in questo modo, una consolante lettura e una diversa interpretazione.

Lo dico da professore e da persona di buona volontà: ho sperato fino alla fine che il film si riscattasse, che la classe si ammorbidisse, fosse folgorata dall'amore e che il suo comportamento cambiasse di segno. Niente da fare.
Come nei romanzi gialli di Scerbanenco che rileggo in questi giorni, gli studenti ammazzano, appena possibile, gli insegnanti. Se non altro ci provano.
La ribellione e l'oltraggio si perpetuano, François crede in quello cha fa, protegge i suoi carnefici fino all'ultima inquadratura.

Finito il film, sono uscita e ho ripreso la macchina. Una giornalista cretina avvertiva dalla radio che il tempo stava peggiorando e che per ritrovarlo bello avremmo dovuto aspettare fino a mercoledì prossimo. Nemmeno un cenno a quanto sollievo avrebbe regalato un acquazzone.

A casa ho cercato il numero dei Cahiers du Cinéma con 14 pagine sul film. L'ho solo sfogliato, ho visto che quando uscì, nel settembre 2008, avevo evidenziato un paio di cose, per esempio la frase 'consumatori di scuola', che mi dà, anche oggi, un brivido di dispiacere lungo la schiena.
Le pagine dedicate a Entre le murs vanno dalla numero 8 alla numero 21. Una cosa di tutto rispetto. Le leggerò più tardi.

Ricordo però con quanta, ignara, simpatia seguii per spirito di squadra la presentazione a Cannes 2008.
Un bus contenente tutti gli studenti/attori si era recato fino alla Croisette e aveva presenziato alla proiezione. Poi era ripartito.
A metà percorso aveva fatto dietro front perché era arrivata la notizia dell'assegnazione della Palma d'oro 2008. Tutti erano saliti sul palco e io mi ero pure commossa.
A conti fatti, a film visionato, mi viene oggi in mente che l'unica palma giusta, però quella del martirio, l'avrebbero dovuta assegnare al professore.
(Ma forse, chissà, è colpa del doppiaggio).

Cahiers du Cinéma numero 637, da pag. 8 a pag. 21 dedicato a Entre les murs di Laurent Cantet, 2008

I deliziosi studenti/attori di Entre les murs, 2008