164 L'abito fa il monaco, 3: Coco, la Signorina delle camelie

Contenta per Amélie.
Audrey Tautou rischiava di rimanere legata al suo primo personaggio cinematografico tutta la vita, di non riuscire a superarlo, di non annidarsi nei nostri cuori una seconda volta. Invece, siccome è brava, ha cambiato faccia e quella di Coco avant Chanel la indossa a meraviglia.
Il film di Anne Fontaine è bello, ha uno charme fou (nonostante il doppiaggio. Ci risiamo: non c'è ancora in dvd e l'unica versione disponibile in questo mese di Agosto è un prendere o lasciare), è tutto raccontato con i toni dei colori dell'autunno ed è, come dice una recensione suggestiva che mi ero messa da parte, 'sans frous-frous'. Per una narrazione di stile e di abiti, non è poco.
Parte dall'orfanotrofio in cui la piccola Gabrielle viene abbandonata dal padre, va avanti con l'arrière-boutique e il locale in cui vanno a bere i soldati tra i quali lei si divide di giorno e di notte e prende il volo grazie a un paio di uomini che compaiono all'orizzonte. Dal primo, Balsan, si fa mantenere, dell'altro, Boy Capel, si innamora.

(La semplicità delle origini di lei è rappresentata dalla sua immersione, vestita, nella vasca da bagno, vuota, che avviene quando lei arriva al castello del gentiluomo appassionato di cavalli. C'è qualcosa di simile nella storia dell'immagine ed è la foto di Lee Miller, nuda, immersa nella vasca di Hitler, piena, quando lei entra nella casa del Führer con David Sherman nel 1945 e ci passa una notte. Ha già fotografato i campi di sterminio e gli stivali da battaglia, eloquenti, sono sul pavimento. Un'inversione di termini. Vi metto anche Lee perché l'ammiro molto e stiamo parlando di donne di carattere. E poi l'ispirazione bisogna seguirla e in questo momento il vento tira da quella parte).

Mentre si districa fra l'uno e l'altro, Gabrielle detta Coco comincia a creare. La nascita del mito è esitante e cocciuta, l'attrice ha occhi neri che bucano tutto quello che incrociano, il film è ricoperto di stoffe, molte lenzuola pesanti, vestiti lunghi, corsetti che lei rifiuta, piume che la stizziscono, cappelli che lei reinventa.
Compro il libro da cui il film è stato tratto. Scritto da Edmonde Charles-Roux e pubblicato nel 1974, esce nuovamente oggi. E' frutto di un'inchiesta romanzata. Si intitola L'Irrégulière e allude all'antico stato di mantenuta di Coco. 'Vieilles cocottes' delle case di riposo della Costa Azzurra sono state reperite dall'autrice per confronto, abbondano note di tristezza, solitudine, cattiveria, una creatura abominevole, che ogni tanto sapeva anche essere generosa, salta fuori a ogni pagina in un ritratto fatto da chi la conosceva bene.

Se è vero, come diceva lei, che la natura ti dà la faccia che hai a 20 anni e che a 50 hai la faccia che ti meriti, allora lei è stata la sua prima vittima. Le immagini di Coco anziana hanno sempre suscitato in me un sentimento di disagio, la bocca come una ferita, la durezza dei lineamenti, l'abbondanza di chincaglieria, perle, catene, orecchini, cappello, borsa, guanti, come ha detto Karl Lagerfeld a proposito di Michael Jackson 'Il avait un look unique qui est devenu sa propre caricature'. Lagerfeld è, a modo suo, ironico. Dopo aver inventato la scritta su t-shirt e borse 'Karl Who?', che indossano tutti i suoi accoliti, dice che anche lui corre il rischio di diventare la caricatura di se stesso.  

Coco lo era. Come lo è stato Mirò, come non lo è stato Picasso.

Colei che aveva inventato tutto, la marinière, la petite robe noire, le costume d'homme, le pyjama, aveva prediletto la fluidità del jersey, allentato i corsetti, rifiutato l'oppressione del cerimoniale, trasformato la funzionalità in estremo raffinamento, fatto del buon senso una bandiera, vissuto posseduta dalla sua leggenda, alla fine della sua vita non suggeriva l'immagine di charme e vitalità di Charlotte Perriand (morta a 96 anni. Credetemi, l'ho vista in un video alla mostra al Pompidou a Parigi. Dire che era lucida e bella è dire poco e quasi offenderla) o di Andrée Putman, oggi 84enne, sempre sorridente, ottimista e piena di fascino.
Coco era altro: una donna feroce, amarissima che quando Edmonde Charles-Roux ebbe la cattiva idea di esprimere ammirazione per una collezione di Balenciaga, commentò 'Sì, c'est joli, se avete voglia di assomigliare a una vecchia poltrona', sempre addobbata, l'eterna sigaretta in bocca.

Il film di Anne Fontaine, dedicato alla parte iniziale della vita e della carriera di Gabrielle Chanel, termina con Audrey in tailleur, nascosta sulla scala, in alto, come il libro dice in ogni dettaglio, seduta fra gli specchi, che assiste alla sua sfilata. La data dovrebbe essere quella del 5 febbraio 1954.
I titoli di coda saltano al 1971 e ci dicono che lei muore di domenica, giorno della settimana che lei non amava perché non dedicato al lavoro.

Fra le due Coco, la giovane e quella finale, ai miei occhi così diverse, c'è una rivoluzione di costume e di gusto. Ci torneremo sopra, casomai nel corso del nostro prossimo e primo seminario 09-10 dedicato al rapporto della moda con l'arte contemporanea.

La salutiamo intanto con un'altra delle sue citazioni in agrodolce: 'Non capisco perché le donne vogliono le cose che hanno gli uomini quando gli uomini sono una delle cose che le donne hanno'.  

 

 

  

 


 

 

Audrey Tautou in Coco avant Chanel, Anne Fontaine, 2008

David Sherman, Lee Miller in Hitler's Bath, 1945

Coco Chanel, 1962, foto Douglas Kirkland