165 Panegirico della lavastoviglie

Avete presente quel tipo di matrimonio che sulla carta sembrava destinato a durare tutta la vita e che, invece, dopo venti anni fa naufragio con soddisfazione delle malelingue che ghignano 'Io l'avevo detto' e il garagista che commenta 'Eppure era una così bella coppia'?

Accade anche con gli elettrodomestici. La mia lavastoviglie che, al momento dell'acquisto, fu accompagnata da un pronostico che ne giustificava il prezzo e la trasformava in investimento, ha tirato le cuoia.
Segnali della sciagura finale, scricchiolii, cedimenti, avvisaglie si erano addensati sulla mia testa per tutto l'inverno, anche con qualche falso allarme come quella volta che un nocciolo di frutta si era incastrato nel filtro e aveva provocato l'allagamento della cucina e il tecnico era venuto e, meglio di Mandrake e con la medesima leggerezza, aveva estratto il pezzo, lo aveva aperto, lo aveva battuto sul lavandino producendo il rumore che fanno quelli che fumano la pipa quando la puliscono e aveva esclamato, trionfante, 'Ecco fatto'.
Stavolta i segni sarebbero potuti sembrare quelli consueti. Una mattina mi sono accorta che aveva lavato male. Avevo dimenticato, forse, il sale? Strano, sono una attenta, faccio i cicli di decalcificante e di igienizzazione, a casa mia gli elettrodomestici devono marciare come marciava l'esercito prussiano ai tempi di Federico II il Grande (che mi sta simpatico perché, tale e quale a me, aveva la fissa della porcellana). Ho aggiunto il sale. La macchina ha perseverato nell'errore e ho dovuto rilavare tutto a mano. Ho chiamato l'assistenza. La signora, di solito gentile, era acida per via del mese di agosto, la gente appena la tocchi sulle ferie si stranisce, una cosa spiacevolissima, chiedevo solo se erano operativi (la visione sconfortante di serate trascorse a lavare i piatti si era materializzata davanti a me in un attimo). Certo che erano operativi ma a ranghi ridotti. Sono riuscita a strappare un appuntamento.

Mi sono fatta invitare a cena fuori. Ho resistito stoicamente.

Non avevo mai visto il tecnico che mi è stato mandato, all'assistenza hanno anche il vezzo, come dal parrucchiere, di affidarti sempre al medesimo interlocutore. (I giochi del caso e dei turni estivi hanno favorito l'incontro). E' un omone grande e grosso. Saluta, palesa subito anche lui una qualche ruvidezza sull'argomento ferie. Cerco di riconquistarlo. Svita, estrae, corica sul pavimento su un cuscino di appoggio, ispeziona con la lampada, lo sento che fa una somma, tira fuori un astuccio da piccolo chimico e valuta la durezza dell'acqua, tara, regola, reimmerge la fiala. Mi guarda dritto negli occhi e mi dice 'Brutte notizie'. Si tratta, per cominciare, dell'impianto di depurazione, poi quattro dei tubi hanno sopra una poltiglia che promette male, per non parlare della ruggine che fra un po' avrà il sopravvento, della sostituzione consigliata del cestello, che ha il costo di un buon paio di scarpe adatte pure per la pioggia, e delle guarnizioni tutte che ormai, come mi ero accorta anch'io, fanno filtrare l'acqua all'esterno.
Protesto debolmente, eppure mi avevano fatto, sulla carta, una diversa previsione. Lì l'omone ha reagito meglio di un avvocato civilista, sapete di quelli che vedono sempre e solo matrimoni che si sfasciano e non pensano mai che forse si potrebbe pure spenderci una parola e non infierire sull'altro coniuge, non è mai venuto loro in mente il potere terapeutico del linguaggio. Per gente che vive dando fiato dalla bocca, una limitazione che mi sorprende.  

In quella lavastoviglie si può sostituire tutto, mi dice, solo che è probabile che non convenga più farlo. Chiedo il prezzo odierno di un modello analogo. Dribbla. Mi dà, però, subito 'il' consiglio. Ce ne sono due di base (e mi dice subito le sigle) che vanno benissimo, certo che non hanno il regolatore di altezza per le flûtes (qui capisco perché la marca si vanta di stare mezzo gradino al di sopra delle consorelle) e non sono fornite di spie elettroniche per tutte le funzioni, scoprirò che non fanno nemmeno il mezzo lavaggio, però marciano a meraviglia, proprio come soldatini. Taglio corto, anzi cortissimo, le mie flûtes entrano dappertutto, riesco a infilare da sempre in un'altezza standard tutti i bicchieri che posseggo e ho sempre una quantità di stoviglie buona per un esercito, faccio un uso razionale della vita e della lavastoviglie, sono, cioè, capace di portare a compimento la cena più francescana cambiando tre volte le forchette, per non parlare di tutto il resto che ci metto dentro, i fuochi della cucina a gas, le griglie, i sottovasi e le scatoline delle creme che uso in viaggio. 

Come in una comunicazione di guerra, chiedo, sintetica: 'Indirizzo concessionario'. Ne ottengo due. Telefono. Il primo è chiuso per ferie. Sottolineo, in tempi di crisi, lo stato florido degli affari, una sparizione dal mercato di tre settimane con conseguente perdita delle vendite. L'altro è ancora aperto. C'è uno dei modelli, disponibile dalle ore 16:00. Chiedo che me lo mettano da parte. Basiti, prendono nota. Lo faccio regolarmente per i libri, li trovo direttamente in cassa così non rischio il viaggio a vuoto perché qualcuno con i miei medesimi gusti me li ha sfilati. Non vedo la differenza. Chiedo anche i tempi di consegna. Sul filo di lana del Ferragosto, ce la dovremmo fare.

L'omone ha già detto che mi darà il preventivo ufficiale della riparazione in serata (sarà pari al costo di un divorzio), riesce pure a mettermi una toppa, il ferrovecchio, per lavare, laverà ancora un'ultima volta. E anche decentemente.

Trascorro un pomeriggio di squisitezze, la città è mezza vuota, arrivo fino in Ghetto con la macchina, la parcheggio comodamente, passo a salutare un'amica, vado a vedere il cortile del palazzo dove vive un uomo che mi piace e ne respiro la presenza anche se lui è in vacanza (chissà se mi pensa come mi ha detto che faceva: continuamente).

Al negozio in tre minuti ho risolto. La signorina, che si era disposta a illustrarmi tutti i modelli, ci rimane pure male. La consolo con due chiacchiere nelle quali faccio il panegirico della lavastoviglie, una delle più grandi invenzioni di tutti i tempi, viene, nell'ordine, dopo lo scaldabagno, la lavatrice e la pillola anticoncezionale. Lei lava i piatti a mano. Affettuosamente, le do della troglodita. La tocco anche sulla salvaguardia del pianeta, lei non sa lo spreco che fa dell'acqua attraverso questa pratica. Adoro fare la predica e poi cambiarmi i piatti a ogni portata anche quando mi guardo i miei film con il vassoio sulle ginocchia.

Oggi, sabato, hanno fatto la consegna e portato via il relitto, che stanotte ha fatto comunque il suo dovere anche se con un catino sotto lo sportello.

Ho litigato, sempre affettuosamente, con i trasportatori, ho detto loro che quando vanno nelle case per bene (avrei voluto dire 'pulite' ma è andata così, mi è uscito un giudizio morale) dovrebbero presentarsi con le mani ripassate con il sapone, 'Soprattutto tu' ho detto all'aiuto 'guarda come sei conciato e sono solo le 9 del mattino'.
Ho infierito, come faccio sempre con chi è sporco, raccontando che la Citroën, quando ho comprato la macchina, me l'ha consegnata che pareva uscita dalla pubblicità del cinema, tutta brillante in una giornata ventosa di settembre, mica con le impronte nere sul parabrezza e sul volante. E qualcuno fino al concessionario l'avrà pure trasportata, no?
Adoro insinuare il dubbio sul livello di perfezione raggiungibile.

Hanno slacciato i tubi, staccato la presa, estratto, ho nettato l'avello (da sempre spero di incontrare quello che ha avuto l'idea degli elettrodomestici da incasso perché ho un paio di cose da dirgli), hanno reinserito, allacciato, collegato.
Se ne sono andati con la lavastoviglie defunta caricata sulle spalle del più anziano, una forza da bestia da soma, ti credo che dopo non sanno venire a patto con i dettagli. 

La cucina e l'ingresso sembravano un campo da battaglia. Mi sono fatta coraggio.

Ho telefonato al mio falegname, un altro che mi sta simpatico, stavolta perché fa il mestiere del padre di Cristo e di quello di Pinocchio ed è pure bravo. Ho usato la mia voce più seducente, cosa che mi è riuscita facilmente perché è anche un bel ragazzo e i nostri rapporti si svolgono da sempre con la colonna sonora di quella canzone, ricordate? che cantava Bobby Darin dal titolo If I Were a Carpenter, da noi interpretata dai Dik Dik che dubitavano 'Se io fossi un falegname e tu una signora, tu credi davvero che mi vorresti ancora...'.
L'ho convinto a venirmi a sistemare lo zoccoletto prima delle ferie. (E' in ferie da ieri ma l'ho convinto ugualmente).

Dopo un'ora e quaranta minuti di lavoro la casa era sistemata, il sale e il brillantante caricati, le porcellane della prima colazione collocate nei nuovi spazi, lo sportello tirato a lucido, l'adesivo con il Waterproof System staccato con delicatezza.

Ho fatto una doccia. Mandato una lavatrice con dentro tutta l'attrezzatura delle grandi manovre. Una goccia di sudore gelido mi è scesa lungo la schiena quando mi sono ricordata che era stata comprata insieme alla lavastoviglie. 'Non facciamo scherzi', ho pregato, da qualche parte questa ferraglia un cuore dovrà pur averlo. Con il medesimo piacere che provavo il primo giorno di scuola davanti ai quaderni nuovi e al nuovo diario, ho aperto il libretto che aveva sul frontespizio la scritta 'Leggere assolutamente le istruzioni d'uso prima di procedere all'installazione e alla messa in funzione della macchina' (adoro gli imperativi categorici, mi danno il senso del senso delle cose). Prima di prendere l'evidenziatore e di lavorarci su come faccio con i testi professionali, ho deciso di presentarvela.

Mi farò due spaghetti. Poi caricherò anche la pentola, le posate e il resto buono per un esercito. Il pomeriggio, meglio che dalla marcia nuziale, sarà cullato dal rumore della new entry in funzione per la prima volta. Decisamente più moderna, più silenziosa (come ha detto il tecnico), scintillante, minimale (questo si vede benissimo), speriamo anche più performante di quella precedente, la lavastoviglie nuova entra nella mia vita carica di piatti e di promesse.

La presente valga come partecipazione.

Uso improprio di lavastoviglie

Datemi retta, lasciatelo fare a una macchina

Robert Therrien, Stacked Plates, Butter, 2006; Stacked Plates, Mint, 2006