18 Tigri di carta

Quando la leva era ancora obbligatoria i soldati in libera uscita ne portavano una quantità stabilita in tasca. I tifosi della domenica saccheggiano la dispensa di casa per rifornirsi di rotoli da lanciare sul campo, stelle filanti di modesta capacità espressiva. La grandissima Marjane Satrapi (preparatevi, è in arrivo anche da noi. Questa donna cambierà la vostra vita) racconta in Persepolis con il suo tratto di 'potenza ieratica' (Cahiers du Cinéma) che con le sue compagne di scuola la usavano per fare ghirlande per decorare la classe per l'anniversario della rivoluzione in Iran suscitando così le ire di insegnanti velate. Loo in inglese corrente (ma non solo: toilet tissue, loo paper, lavatory paper, shit tickets, mountain money, TP, toilet roll, striking paper, loo roll, bumf, bumfodder, bog roll, date roll e arse wipe. La fonte è Wikipedia, ovviamente), papier de toilette in francese; Toilettenpapier o Klosettpapier in tedesco, la carta igienica rappresenta anch'essa bene il way of life dei nostri giorni, forzatamente allegro, perennemente in vacanza, smanioso di decorazione. E alla decorazione (non solo delle case ma anche della carta igienica) è dedicata una delle opere più eloquenti di Martin Parr (GB 1952, God save him, si prende sulle spalle tutti gli orrori del mondo e ci libera dal loro peso), Signs of the Time, realizzata in collaborazione con la televisione negli anni '90 ed impossibile da guardare senza sentirsi in uno stato di ilarità che volge al pianto (e anche al compianto nelle persone più sensibili). Nella fotografia intitolata Sue has definitely given the bathroom the feminine touch un rotolo di carta igienica con decorazioni floreali, quasi finito (visione tristissima: solo una storia d'amore alla sua conclusione ha identico sapore di cenere), pende dal suo sostegno di legno contro un muro ricoperto di mattonelle con stilizzati soli splendenti. La ricognizione della relazione che intercorre fra le case e chi le ha abbellite secondo il proprio gusto per abitarle con più piacere mette insieme ritratti feroci di placchette di interruttori incorniciate da stucchi, carta da parati come oggetto di colpo di fulmine, dipinti da esposizione fieristica della domenica indicati come rappresentazione della donna ideale, angoli very cosy di soggiorni di bruttezza fisica inaudita. Su tutto si allarga un pensiero molesto, quello della pagliuzza e della trave, non sarà, forse, anche la nostra casa degna di uno scatto di Martin Parr? E la casa delle persone che frequentiamo (il loro autoritratto) non ha qualcosa di ugualmente insopportabile che non avevamo mai visto e che l'occhio dell'artista ci ha fatto notare? Quanta carta igienica viene acquistata per dare, come ha fatto Sue, il tocco definitivo (feminine, trendy, cool, cute) alla stanza da bagno? La situazione fuori registro dell'Italia si coglie anche dalla qualità dei prodotti in vendita al supermercato. Carta igienica come metafora del nostro stare al di fuori della modernità, a questo non avevamo ancora pensato. Da noi la scelta è, a guardare con attenzione i pacchi in esposizione, variata nella forma ma assolutamente limitata nella sostanza. Non c'è una qualità alta (negli alberghi inglesi e americani si trovano magnifici rotoli della Kleenex incartati singolarmente che qui non avrebbero mercato, cosa che accade anche per i fazzoletti di carta), le marche si equivalgono e gareggiano, invece, nel faceto: decorazioni, imprimiture, deformazioni salvaspazio, camomilla, lavanda, fiori di pesco (Lucio Battisti seduce ancora), aloe, colori. E qui c'è da prendere uno dei nostri sentieri laterali e da dire qualcosa. La Renova, azienda giapponese, ha prodotto una carta igienica nera che va ad aggiungersi a quella arancio, rossa e verde già in circolazione. La campagna pubblicitaria usa termini come sensual, fashionable, small luxury, must have, cool, fun e architetti modaioli ne decantano la morbidezza e l'unicità in un videoclip facilmente reperibile in internet. È probabilmente destinata ai darks, che vivono nel nero e di nero si saturano, creature gotiche che circolano ormai da anni fra noi, oppure a coloro che in casa hanno già rifiutato il bianco, per esempio rifacendo il proprio letto con lenzuola nere (da sempre mi chiedo se le asciughino al riparo dal sole e come si comportino con il lavaggio: è ammesso solo quello freddo per tessuti delicati, la negazione, quindi, dell'igiene che per tradizione si riserva alla biancheria di casa?). La ricerca va nella direzione degli effetti speciali e non in quella del miglioramento della qualità. 'Honor, Quality and Integrity' reclama per il design Chrystina Schmidt, cofondatore di Skandium, negozio londinesi bello e stimolante, vero spazio di ricerca ed esposizione della produzione scandinava della tradizione storica e del contemporaneo www.skandium.com e noi ci uniamo alla richiesta. Non vogliamo più vedere sulla carta igienica cagnolini scodinzolanti che addentano rotoli, pupi felici di stare al mondo, flora di tutte le specie, stemmi che sono un incrocio tra il giglio di Francia e la corona d'Inghilterra. Per il 'posto dove anche la regina va a piedi' vogliamo un bianco impeccabile privo di variazioni sul tema, vogliamo starci dentro senza gadgets e con la dose di allegria che il Cielo quel giorno ci ha mandato, non un grammo di più indotto da chi pratica un design che copre il latitare delle idee con l'improbabilità delle proposte, vogliamo che la magia della carta, con il suo declinarsi in mille aspetti e il suo interloquire con noi a livelli molteplici e quotidiani, sia rispettata fino in fondo, vogliamo rotoli, infine, che onorino la forma di geometria solida che incarnano e che non siano cilindri schiacciati concepiti per salvare spazio. Noi nello spazio ci abitiamo, in esso agiamo, pensiamo, esistiamo e non ci piace la metafora della compressione, ne leggiamo in filigrana gli intenti soffocanti e allora chiediamo all'obiettivo di Martin Parr e all'occhio che lo governa di proteggerci e vendicarci usando tutta la ferocia dell'intelligenza d'artista, quella che tutto mostra e tutto rivela e di dedicare il prossimo lavoro, dopo il posto vuoto nei parcheggi (ciò cui tutti aspiriamo) e i cellulari (ciò da cui tutti dipendiamo) http://www.martinparr.com/, alla carta igienica e alle sue proteiformi e non richieste metamorfosi.

Martin Parr, Sue has definitely given..., Signs of the Time, 1992