170 Stracci

Ad Agosto, da che sto in professione, mi succede spesso di sentirmi uno straccio.

Mi manca tutto, il contatto con gli studenti e con il pubblico, l'effervescenza delle lezioni, il trac delle conferenze, la pressione continua del lavoro. Ad agosto poco rhythm e molto blues, non succede mai niente, impossibile mettere in cantiere un progetto, tutto molle, noioso, spento.
Ogni anno dico ora mi trasferisco a Helsinki, 17° fissi e tutti i signori in flanella, possibile vedere anche qualche cravatta, qui solo uomini in mutande e ciabatte, dappertutto, anche in banca.

Mi disse una volta un collega in una telefonata estiva che là dove e con chi stava si sentiva come Napoleone a Sant'Elena. Se avete solo una pallida idea di dove si trovi l'isoletta, vi ricordo che sta nel mezzo dell'Oceano Atlantico, a 1.600 km dall'Angola.
Ti credo che l'Imperatore, uomo di azione, ci si annoiava e si scocciava pure di guardare il mare.  
Se pure il mio collega stava a terra, deve essere una sindrome comune a tutta la categoria.

Di stracci c'è sempre bisogno, in casa servono dappertutto, da spolvero, che più sono usati e più vanno, certi in microfibra ad azione elettrostatica, ne ho comprata una serie, di color lilla, anche con un foro sulla confezione circondato dalla scritta 'Tocca la morbidezza', tu ci infili il dito al supermercato e ti pare di accarezzare l'orso di pezza (quando era nuovo).
Stracci per il pavimento, ognuno ha i suoi gusti, chi lo preferisce pesante da tirare, fa più attrito, lava meglio, chi lo predilige leggero, la cucina ripassata dopo cena mi dà sempre una sensazione di freschezza.
Stracci del negozio di penne stilografiche, i pennini puliti con perizia, molti gli inchiostri diversi, gli stracci del calzolaio per lustrare i tacchi e nettare la tomaia, quelli vicini al forno delle pizze intrisi di farina, mescolati con i pezzi di pasta pronti da stendere, sembrano gli Achromes di Manzoni degli anni '60.

Uno straccio di marito, nella vita, è una cosa ottima, il mio galateo Made in G.B., Debrett's New Guide to Etiquette & Modern Manners, di John Morgan, riporta il parere di una donna di mondo 'It's very important for a woman to have been married - or at least to be seen to have been married - even if it was only for five minutes'
Provare per credere. 

Con i miei studenti abbiamo spesso scontri sullo stato dei loro jeans, ridotti a straccio artificialmente, domando loro se riprendono i labbri della stoffa sul ginocchio con il filo da imbastire prima del lavaggio, i miei jeans fatti tali dal tempo si disfano a ogni passo, rischio di tirarli fuori dalla lavatrice a brandelli, fra l'altro i miei pantaloni si consumano diversamente dai loro, i miei preferiti hanno strappi all'interno delle gambe e sul sedere, le ginocchia sono intatte.
Kurt Cobain, secondo me, era autentico, lui il grunge ce l'aveva nel sangue.  

Con il mese di Agosto bisogna stare attenti, le ore hanno diversa durata, le relazioni sono falsate dall'assenza di confronto, la percezione delle cose è deformata. 
E' così che stamattina ho accolto come una rivelazione una frasetta di un ascoltatore marchigiano della radio che si riferiva a non so più quale bega: 'Non mischiamo gli stracci alle salviette, come si dice dalla nostre parti'.
Mi è sembrata bellissima, il puro e l'impuro che fanno squadra, il caos organizzato, l'alto e il basso in l'altalena, ditemi voi se non sembra la presentazione della Venere degli stracci di Pistoletto, lei bellissima (anche se in cemento che simula il marmo), callipigia come da copione, ordinata, appunto classica, nobile, alle prese con quel popolino di fetenti (l'opera, dal vivo, ha questa caratteristica: emana l'odore tipico degli stracci sporchi, chissà se l'artista lo ha fatto apposta) che quasi la sovrastano ma anche un po' le fanno corona e festa.

Insomma, loro, stracci, lei, salvietta.

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967

Piero Manzoni, Achrome, 1962

Kurt Cobain