171 Guido and I

Leggo fumetti da sempre e a oltranza, ho resistito alle minacce genitoriali e non mi si è rovinato il gusto, come invece tuonava sarebbe successo il mio amato Professore di Italiano e Latino del Liceo.
Tentai anche di farci la tesi di laurea, quella volta tuonò uno degli assistenti, ma che stavamo in America, io e lui? Lasciai cadere l'argomento per ripescarlo però per la tesi di Specializzazione. Quella volta andò meglio e fu così che discussi un buon lavoro tutto in bianco e nero.

Crepax è il più grande. Non ci sono paragoni, disegna meglio di tutti, è il più colto, quello con storie di maggiore respiro, gli devo la mia educazione sentimentale, mi ha formata Bianca, ci siamo incontrate che eravamo lei al Collegio delle signorine, io al Ginnasio statale (Valentina l'avrei scoperta più tardi), mi ha insegnato l'esistenza di Breton e dell'Union libre, le tavole con i versi 'La mia donna dai capelli di fuoco di legna dai pensieri a lampi di calore...ma femme à la bouche de cocarde...aux sourcils de bord de nid d'hirondelle...' furono per me la rivelazione dell'erotismo, su Crepax ho esercitato l'occhio alla ricerca del dettaglio, ancora oggi scopro aspetti nuovi, un signore di allure anglosassone, figlio di un violoncellista della Scala che, dal chiuso di un paio di sue residenze oh quanto borghesi, rivelava al mondo gli incendi che aveva dentro.

Per la tesi colsi l'occasione al volo e gli chiesi un'intervista, presi il treno per Milano e andai a casa sua in via De Amicis, passai da stupore a meraviglia, riconoscevo ogni angolo dell'appartamento e ogni oggetto, le scarpe inglesi con i lacci di Phil Rembrandt, la lampada da lavoro, il cestino della carta, parlammo bene e a lungo, lui mi regalò un paio di albi introvabili e mi ci fece, senza che glielo chiedessi, una dedica, era un uomo coltivato, elegante, le sue eroine libertine senza ombra di dubbio non sono mai volgari, mi mise a parte del suo sconcerto di fronte ad alcuni imitatori, 'più loro fanno cose erotiche, più io mi ritiro', giusta reazione di colui che aveva dato inizio a un corso nuovo che aveva definito la modernità del nostro tempo.

Da me un intero scaffale di una delle librerie è dedicato a lui e più di una volta la colf di turno mi ha guardata come si guarda uno un po' tocco quando ho spiegato che, fra i libri d'arte che ci sono in casa, quelli sono i più importanti. Ho pulito gli albi di Crepax due giorni fa, li ho tirati fuori uno per uno e li ho spolverati con la spazzola, alcune copertine le ho fatte con lo straccio e il detersivo liquido, posseggo edizioni rare e cose fuori commercio, ci ho passato sopra un'intera giornata, ho aperto, riletto, ritrovato, mi ci sono smarrita dentro provandoci gusto.   

Come vi ho già raccontato nella puntata n° 73, L'undicesimo comandamento, i Mazzamurelli che stanno a casa mia e che manifestano qui e là la loro presenza colloquiano con me attraverso i libri.
Il giorno della morte di Crepax, dopo che la notizia mi era arrivata via sms, mi fecero trovare aperto sul tavolo del soggiorno l'album dedicato alla boxe che lui mi aveva regalato onorandolo con la sua scrittura, un album piccolo, probabilmente il più leggero da spostare per loro che sono spiritelli.

Con Crepax siamo rimasti in contatto per anni, lo andai a salutare quando venne a Roma per una conferenza e ci facevamo gli auguri per Natale. I suoi arrivavano sempre in buste bianche sulle quali con la sua grafia tutta a punte mi chiamava 'Signorina'.
Questa cosa mi deliziava e mi faceva sentire avvolta in una nuvola, o, per meglio dire, in un fumetto di garbo, classe e di galanteria.

Guido Crepax (1933-2003) e Valentina

Guido Crepax, Bianca, La casa matta, 1969

Valentina