175 Lamento funebre per una lampadina

Allora è vero. La lampada a incandescenza, inventata da Thomas A. Edison negli anni '70 del XIX, va fuori legge.
La sostituzione avverrà con le lampade alogene e con le fluorescenti, 'erroneamente' chiamate al neon, ovvero con le fonti di illuminazione più opinabili che ci siano: le prime danno una luce bianca che vira all'obitorio, le altre sono quelle cose fatte a tubo che impiegano tempi biblici ad accendersi e subito, però, ti danno l'idea di quanto sia triste la tua casa ridotta in miseria.

Mi affanno a cercare in rete i motivi; ne trovo di poco convicenti. Tralascio la presenza di sostanze tossiche (mercurio) nelle lampade fluorescenti e l'emissione di raggi ultravioletti da parte delle alogene e la metto solo sulla qualità della luce: non paragonabile.
Quando si venne a abitare nella casa in cui sono adesso, si acquistarono per la stanza da bagno due lampade alogene gemelle per illuminare gli specchi sopra i due lavandini, gemelli tutti quanti.
Apri, monta, avvita, fai, il risultato davanti al quale ci trovammo ci aprì definitivamente gli occhi: le due fonti luminose illuminavano perfettamente gli scarichi e tutto il resto lo lasciavano in ombra. Non discuto l'allure cinematografica della cosa, le alogene si spostavano, per cui era possibile, a turno, gettare fasci luminosi sull'occhio destro e poi sulle labbra in caso di trucco, oppure sul mento e su una delle guance, in caso di barba. Smonta, svita, chiudi, getta, ora sui due lavandini sono montate due lampade serie, ciascuna con un paio di lampadine robuste a incandescenza, alla luce delle quali trucco e barba vengono integralmente.

Ho una mia teoria. Che questa variazione epocale sia dovuta alla moda dei faretti, che si sono messi tutti quanti in casa, annidati nel controsoffitto, e che si vendono come petits pains, ovvero molto più delle lampade a incandescenza.

Detesto i faretti, dal fondo della mia anima.
Non ci vedo, mi accecano in un punto e nell'altro mi impediscono di vedere, se in albergo, dove li incontro continuamente, ce n'è uno fulminato finisce che te lo tieni perché per sostituirlo devono chiamare tutta la squadra dei tecnici, per non parlare della distanza siderale cui sono posti. Tutto al contrario del normale lampadario, al quale arrivi, alle brutte, con la scaletta piccola. Sviti, dai una spolveratina già che ti ci trovi, oppure lo metti in calendario per la colf la volta successiva, riavviti e hai fatto.
Troppo semplice e troppo bello.

Di recente ho chiesto a un architetto assolutamente in gamba, coltivato, concreto, di gusto, capace di ficcanti analisi storiche, per quale accidente di motivo non usasse più montare nelle case le luci centrali.
(Da me è tutto come da manuale. Ho sostituito di recente quasi tutti i lampadari storici e ne ho trovati di bellissimi, moderni, progettati da designers che sono andati a Murano a convincere gli artigiani a fare qualcosa di meglio delle gondole souvenir per i turisti. Mi si è aperto un mondo. Per non parlare delle interpretazioni del lampadario a gocce di cristallo che hanno dato, per esempio, Gio Ponti o Alessandro Mendini e per tacere anche di quegli arredi audaci che ho visto da un'amica di talento che, in una casa di una contemporaneità che sfiorava la scarnificazione, aveva montato delle vere cascate di diamanti che pendevano dal centro del soffitto. Da me lampade da tavolo o da terra funzionano per l'illuminazione d'atmosfera, ma solo quando essa è richiesta).
L'architetto, secondo me, non me l'ha raccontata giusta.
Dice che i lampadari sono la prima cosa a passare di moda, che sono troppo legati allo stile del tempo e che si è sentita la necessità di ricorrere a qualcosa di più duraturo: i faretti.
Dio ci scampi.
Ritengo piuttosto che la responsabilità sia stata di un primo arredatore (seguito a ruota da tutti gli altri), che a casa sua aveva, ci giurerei, meravigliose e calde lampade a incandescenza.
Così come Mies van der Rohe che, dopo aver sistemato i clienti in parallelepipedi di vetro e di metallo, si era comprato a Chicago (e li abitava) due piccoli appartamenti attigui neorinascimentali, con normali pareti di mattoni cui poter appendere i suoi Klee. Mica era scemo.

Non mi arrenderò senza combattere. Lancio da qui l'idea di un comitato di difesa della lampada a incandescenza, l'unione fa la forza e ci si deve provare.
Ho già trovato un blog di nostalgici.
Intanto paro il colpo: ho cominciato a fare incetta. Il mio consueto rivenditore diventerà il mio pusher, già sono rientrata oggi con 40 scatolette con lampadine miste da 100, chiara e opale, 60 Softdream, per la mia scrivania, 60 sfera opale attacco grande per le citate luci del bagno, 40 opale attacco piccolo per quello dell'ingresso. Altre gliene ho ordinate, pregandolo di trovarmele in magazzino.

Se volete farmi un regalo, visto che una cosa mi sento dire spesso è che non si sa mai che cosa scegliere perché sono una rompiscatole (eppure non è difficile: vino, champagne, formaggio serio, pepe nero Sarawak in grani che, fra l'altro, sniffo, film che mi piacciono e non ho visto, musica che amo), regalatemi lampadine.
Ma, mi raccomando, che siano a incandescenza. 

 

Walt Disney, Little Helper, in italiano Edi

Gio Ponti, Lampadario in vetro multicolore, Venini 1946. Riedizione 1989

Michele De Lucchi, Lampada Luna, AVMazzega (lampadario della mia camera da letto)