19 Zerbinetta's aria

Le prescrizioni sull'osservanza del sabato ebraico sono rigorose e fra le 39 categorie principali di 'lavori' proibiti compare il trasportare.
Uscendo di casa, allora, non è possibile tenere con sé le chiavi.
Il rabbino Benedetto Carucci Viterbi, uomo di scienza e insigne studioso, ha suggerito di recente, in una replica di una bella puntata di Uomini e profeti (Radio3) di cui era stato ospite, di mettere le chiavi sotto lo zerbino. In questo modo si rispetta il divieto ma si rientra anche in casa.

Probabile che nessuno di noi metta da anni le proprie chiavi sotto lo zerbino, però il consiglio ci commuove perché ricorda uno dei gesti del vivere quotidiano che sono andati perduti e perché cita uno dei luoghi della nostra abitazione che stanno all'esterno, come il campanello della porta, la targhetta con il nome inciso e la cassetta della posta.
Lo zerbino, ben lontano dall'essere una superficie sulla quale ci si puliscono le suole delle scarpe prima di entrare (personalmente non lo uso mai a questo scopo), ancora una volta ci corrisponde ed è uno dei tanti autoritratti che offriamo di noi in modo poco consapevole.
E, come tale, diventa un'altra calamita di ogni possibile aberrazione.

Racconto in questa puntata di un'estate che si avvia al tramonto di una riunione condominiale nella quale proposi di unificare gli zerbini della scala del condominio in cui abito. Dissi poche cose che mi sembravano sagge, che il decoro dello stabile ne avrebbe guadagnato, che campanelli e cassette della posta sono progettati con l'intento di corrispondere a uno stile, che era una questione di ordine e che sarebbe stato probabilmente il caso di uniformarci tutti a un modello semplice e funzionale, realizzato in una robusta fibra naturale e con una forma geometrica rigorosa, per esempio un rettangolo (praticamente indicavo il mio zerbino come modello).
Frequento riunioni di docenti in Accademia da anni e le trovo molto colorate. Penso spesso ai divini Maestri del Bauhaus degli anni d'oro riuniti in una stanza per prendere delle decisioni (provate a immaginare Gropius, Klee, Kandinskij, Albers, Breuer, Schlemmer e compagnia, ciascuno con il proprio demone da tenere a bada, che si confrontano sul colore dei termosifoni). Non avevo mai assistito, nemmeno nel corso dei miei studi, a una levata di scudi così violenta e radicale: i miei condomini si rifiutarono decisamente di accogliere la richiesta e la giudicarono senza mezzi termini pericolosa per la loro libera espressione.

La signorina del piano di sotto, ragazza graziosa, di buon gusto, garbata, che ha più volte accolto piante che io smettevo (smetto spesso le piante, appena hanno finito di fiorire le comincio a guardare minacciosamente) gridò che mai e poi mai avrebbe rinunciato al suo Welcome davanti alla porta di casa, il signor Carlo del primo piano, appassionato rudemente di calcio, disse molte cose affettuose a proposito dell'orsa che abbraccia il suo orsacchiotto all'interno di una forma di muso di orso che segnala il suo appartamento, altri difesero la mezzaluna, il rombo, la circonferenza, i tulipani ben schierati, il Merry Christmas buono per tutte le stagioni, tutti i cuccioli del mondo, la zolla di erba artificiale (di forma, però, rettangolare), il Just married esibito a oltranza.

Ovviamente rinunciai, scusandomi per l'indelicatezza. Da allora, salendo le scale, cerco di non guardare, inseguo lembi di cielo sopra le cassette del gas, penso ai fatti miei, faccio astrazione.
Qualche giorno fa sono salita al quinto piano per visionare, su commissione di un amico, un appartamento che era in vendita. Davanti alla soglia di quella casa disabitata, in attesa di compratori, che esibiva un prezzo demente nemmeno trattabile, visitata quotidianamente da molta gente accompagnata da un solerte agente immobiliare, una gatta di dimensioni rispettabili, ritratta in atteggiamento sorridente (colpa di Lewis Carrol, questa faccenda dei gatti che ridono è opera sua), se ne stava acquattata contro il muro: l'incaricato delle pulizie aveva, come fa sempre, sollevato gli zerbini per spazzare e quello non aveva nessun proprietario che lo rimettesse al suo posto rientrando.

Come i gatti veri anche quelli sugli zerbini si affezionano al posto e non al padrone.
Ricordatevene e, se avete scelto uno zerbino a forma di gatto, durante il trasloco optate per uno nuovo che interpreti lo spirito del nuovo luogo che vi accoglie. Lo zerbino vecchio lasciatelo davanti alla soglia: meglio della sigla di Zorro, meglio di qualunque marchio, scelta di mattonelle del bagno, infissi, punti luce parlerà all'agenzia immobiliare, ai visitatori e, infine, al neo proprietario di voi.