183 Quant'è bella giovinezza

Rientro da Napoli/Accademia.
La sera precedente, causa sveglia antelucana, ho piantato la Traviata dal Comunale di Firenze all'inizio dell'ultimo atto, con dispiacere relativo, mica c'era la Callas (mia edizione preferita, quella con Cesare Valletti) e poi sapevo come andava a finire.
Tesi e esami. Cioè una di quelle giornate vere e festive, le famiglie dei guaglioni, nonne, fratellini e cugini, i guaglioni stessi, pure lo spumante e le paste frante per il viaggio e l'attesa, il pane cafone (due filoncini), la pizza mangiata al volo, Napoli mia bellissima. Non ho fatto domanda di trasferimento e quando l'incaricato di Segreteria mi ha rincorsa in corridoio per dirmi che, a conti fatti, sarei pure potuta tornare a Roma perché stavo giusta in graduatoria e il posto c'era, ho alzato le spalle e gli ho spiegato che ci tengo parecchio alla professione e che la esercito meglio lì da loro che a via Ripetta (Accademia deserta, di fine carriera, senza manco uno studente gioioso, nemmeno cito la mancanza di colleghi galanti, abbondantissimi invece a Napoli, dove è ancora tutta una festa quando si incontrano sessi e generi opposti). 

Mi sono concessa un Frecciarossa, ho viaggiato, cioè, signorilmente, c'era perfino il disinfettante nelle tolette e il controllore era tutto impettito e in gentilezza.
(Cosa che non guasta).

Roma, metro A.
Acciuffo un vagone di coda. Mi pesta e mi strattona entrando per assicurarsi il posto a sedere un gruppetto neo punk, di quelli da far paura.
Ora, il punk a me non dispiace, a patto, però, che lo consideriamo morto. Del resto se lo dicevano loro stessi, i Sex Pistols il futuro non ce lo avevano, ma le idee chiare, sì.
Attitudine aggressiva, provocazione permanente, ironia devastatrice, morte delle ideologie, dadaismo in salsa moderna, adorazione della città, durezza, cinismo: i punk sono stati gli antihippies per eccellenza. Messa alle strette, se proprio dovessi decidere con chi passare una serata, preferirei i devastatori ai pacifisti.

Ma i punk oggi sono inguardabili, avessi un figlio con la cresta arancio e la spilla da balia infilata nel lobo dell'orecchio gli farei notare per l'ultima volta il suo essere mascherato con un costume fuori moda, e ciò prima di fargli trovare, quando rientra, la serratura cambiata. Senza la chiave nuova.
Insomma, inventatevi qualcosa di diverso, citate, approfondite il concetto.
Quelli miei della metro erano terribili. Soprattutto il linguaggio. In numero di 3, due maschi e una femmina, emettevano suoni che si organizzavano a fatica in termini comprensibili, parlavano di abbigliamento adatto per una festa in discoteca, avevano, cioè, un progetto per il giorno dopo (ma che razza di punk), erano fisicamente massicci, tutti scollacciati, volgari, in cerca dei 12 € per l'ingresso.

Ho pensato adesso vediamo chi è più tosto.

Mi sono messa davanti al più cattivo, gli ho sorriso gentilmente, gli ho indicato la mia cartella gonfia di tesi e libri, la borsa dell'Accademia, ho omesso di segnalargli il pane cafone perché temevo che me lo rubasse, gli ho chiesto di cedermi il posto, una signora, perbacco, anche carica e a fine giornata. Non ho pensato nemmeno un attimo che avrei potuto rimediare un pugno sul naso. Lui è rimasto interdetto, ha taciuto tutto quel poco che gli passava per la mente, si è alzato con uno scatto. E io mi sono accomodata vicino all'altro neo punk maschio e di fronte alla neo femmina, mi sono tirata in grembo la cartella e il pane cafone, sono tornata a sorridergli.

Alla mia sinistra un signore in età aveva seguito tutta la scena.
Ho sentito che mi diceva che quei tipi facevano paura e che gli sembravano sporchi.
Me lo sono guardata per bene: i capelli bisunti, le unghie orlate di nero, la giacca trasandata, ha estratto un vecchio libro il cui stato mi è sembrato inqualificabile, capisco la bibliofilia, ma almeno date ai vostri volumi prima di metterli in metropolitana una bella passata, se non di aspirapolvere, minimo di spazzola.
Non sapendo da che parte appoggiarmi (a destra il neo punk, a sinistra la polvere del tempo), mi sono fatta piccina come la madonnetta che il Cristo giudice di Michelangelo schiaccia con la sola forza del suo gesto nel Giudizio.

Ho sorriso anche al signore, ho sospirato, gli ho detto che, tutto sommato, tanto cattivi i ragazzi non erano, uno si era pure alzato. Che la giovinezza era tuttavia in fuga e che avrebbero messo la testa a posto (non lo penso per niente).

Fra me e me ho ripetuto quella cosa deliziosa dei Francesi: 'Le camembert qui dit au munster: tu pues'.
Traduco obliquamente, in modo laterale ma organizzato per la comprensione.
1. Pensate a quello che da noi il bue dice al somaro.
2. Andate al supermercato, al banco dei formaggi, e cercate una piccola forma di camembert. Metteteci il naso dentro. Inspirate.
3. Andate in Alsazia. Cercate un negozio di formaggi locali. Comprate un pezzo di munster. Metteteci il naso dentro. Inspirate.

Insomma: a buon intenditor, bastano anche le poche parole di cui pure un neo punk dispone.

Nel video i Sex Pistols in God Save the Queen

Punk

Michelangelo, Giudizio Universale, 1536-41, part.

Camembert