189 Il fondo del barile

Ieri è stata una giornata faticosissima.

Per un caso disgraziato, un sacco di cose erano arrivate quasi alla fine. Il 'quasi' significa che finite non erano del tutto e che bisognava industriarsi per farle durare fino a che non fosse stato spreco inutile e eccessivo il loro lancio nel secchio.
Tutto è cominciato mentre mi truccavo, ho sbagliato tubo di concealer, quello che avevo tenuto per un'occasione quotidiana mi è capitato in mano nel corso di una toletta importante e me ne sono accorta quando il danno era fatto: asciutto, come sempre accade quando è verso il fondo, un po' gessoso, praticamente il contrario del velouté (mutuo questo termine da una ricetta di béchamel che non metterò mai in pratica ma che trovo meravigliosamente descritta) che dovrebbe essere la caratteristica di un concealer (e anche di une béchamel, che deve essere, essa, invece, veloutée).
Vado a agitare il gel e mi rendo conto che agonizza, cioè che le parti del fluido non stanno più insieme come dovrebbero, si appiccicano fra loro e sulle dita, non vi sto a raccontare la fatica della gestione sui capelli.
La lacca? Last days, si ottura il foro di diffusione, lo spray, che dovrebbe danzare nell'aria e sulla mia acconciatura, si deposita mollemente sulle ciocche.
Faccio per dare una passata al lavandino, che avevo trasformato in campo di battaglia, con il Cif e quello pure è esausto. Comincio a pompare il flacone, impiego 4 minuti buoni per fare uscire la dose minima per una rapida pulizia. Con il tubo del dentifricio, che diabolicamente ha mantenuto la sua forma originaria, cioè non sembra nemmeno un dentifricio da combattimento all'ultima sortita (ormai i dentifrici li fanno diversi da come erano una volta, quando si cominciavano a sfracellare a metà uso), già avevo litigato prima.
Anche con il fondotinta avevo dovuto affrontare lo strazio dello svitamento del dispenser e della raccolta con cotton fioc di tutto quello che era rimasto dentro, praticamente un buon quarto del totale della materia.
Il riso non era più sufficiente per il pranzo. La senape di Digione si sarebbe dovuta tirare con il ficcanaso dell'aspirapolvere, invece che raccogliere nel suo delizioso cucchiaio di legno, non vi cito il ketchup, da scuotere come una maraca con grave rischio del piatto che ci sta sotto (e della cena tutta. Ma il ketchup è sempre ruvido come carattere, anche a confezione nuova va lavorato. In quel caso, però, sputa fuori una dose di pomodoro da caserma, che altera definitivamente il sapore del lesso e inficia tutto il cucinare fatto).

A sera, il latte detergente, che già avevo messo sottosopra, non è bastato per la complessa e articolata operazione dello strucco.

Sono una che fa scorte. Una volta un amico in crisi venne a piangere da me e gli offrii un fazzoletto Balsam, di quelli che non massacrano il naso, anzi, lo umettano, quando uno ci si sfoga dentro.
Lui mi disse che non voleva privarmene.
Io, senza aggiungere verbo, aprii uno dei capienti e immacolati armadi della mia cucina, quello che, entrando, sta sulla destra. Gli mostrai la mia dotazione: 30 confezioni da 10 pacchetti ciascuna, in ogni pacchetto 10 fazzoletti, per un totale di 3.000 (tremila) a scelta fra asciugate di occhi o soffiate di naso.
Mi guardò stupefatto, poi gli venne da ridere (anche se il mal d'amore gli sarebbe durato un pezzo).

Faccio scorte di tutto, sono una donna ben organizzata e previdente. Per cui ho, ben sistemati, ciascuno nella sua area di stoccaggio, flaconi di concealer, gel, lacca, Cif, dentifricio, latte detergente che basterebbero per un assedio di quelli lunghi. Senape e ketchup per un assedio di durata media.
E sono anche una che tende allo spreco, che ama stare con le luci accese in casa e che non chiude il rubinetto dell'acqua quando si lava i denti.
Se gratto il fondo del barile per le cose che vi ho descritto, è solo per un residuo di etica nell'esistenza.
Ma penso di sbagliare e i risultati me lo confermano.
Qui le possibilità sono due: o i produttori mi mettono in condizioni di non dover affrontare tenzoni defatiganti, inventando liquidi, gel, insomma, sostanze che fino alla fine della loro vicenda mantengono le caratteristiche originarie, oppure do libero sfogo a tutti i miei vizi e cestino, butto, scaglio nei contenitori vari della spazzatura (quella che la colf chiama, con un neologismo che ne rivela tutta l'etimologia, la 'mondizia') che sono in casa quello che uso quando non è più all'altezza delle mie aspettative: il gel che si disfa, il Cif che non esce, la lacca che atterra.
Del resto non esito mai a uscire dal cinema se il film non mi piace e liquido senza rimpianti relazioni mediocri.  
Se la coda è la più dura da scorticare, allora tanto vale gettarla subito.
(Che gusto).

 

Dentifricio spremuto, buono da gettare

Tipica fine di un flacone di ketchup che ha innervosito l'utilizzatore

Punti di vista