193 For Men Only

'Sweetie', mi chiama uno dei ragazzi del supermercato.
'Bit of Sugar', mi dice, agitando la mano in segno di saluto. E' un siciliano che è stato portato bimbetto a New York e che è ritornato da qualche tempo. Mi ha raccontato che si è separato da poco e ci ha aggiunto l'amarezza delle cene da solo.
'Nice to meet you', agito anch'io la mano in segno di risposta, spingendo il carrello mentre lui trasporta la macchina per lavare i pavimenti o mette la merce negli scaffali. (Si chiama facing ed è un'operazione che va fatta con la massima precisione, tutte le etichette disposte esattamente nel medesimo modo, tutti i prodotti perfettamente allineati: il supermercato è un'autentica scuola di rigore e di metodo).

'Teso''; 'Chou chou', mi lusinga in un giro febbrile di sms un mio giovane collega scultore con il quale ho un progetto professionale. E mi chiarisce che chou chou in napoletano e in francese si usa per dire dolcezza. (Gli rispondo che lo so, sono una piuttosto cosmopolita, in fondo). 

Detto fra noi, a nessun uomo che mi abbia avvicinata superando la linea del carrello (della spesa) o il display del cellulare è mai venuto in mente di darmi dello zuccherino.
Per colpa mia.
Ma, come mi ha detto domenica scorsa, quando avevo piazzato la macchina in semi-seconda fila ostruendo così un parcheggio possibile a via Merulana, e stavo pranzando con pizza e mortadella, ben attenta a non sporcarmi le mani e non ci pensavo per niente a sedermi al volante in quelle condizioni e a spostare la macchina, un signore con una station wagon che ha eseguito, me nonostante, una manova mirabile facendomi segno di non disturbarmi e ricevendo, al termine dell'esibizione, i miei complimenti nei quali chiarivo che io mai sarei stata capace di tanto: 'Lei sicuramente sarà brava a fare un sacco di altre cose'.
E non era un diplomatico educato in Svizzera, aveva la macchina carica di cassette di frutta, soprattutto di banane.
Per la zuccherosità sarà la medesima cosa. Come niente, ho altre caratteristiche piacevoli. Almeno spero.

Mi capita che il garagista mi tiri fuori lui la bicicletta e mi dia una mano a togliere il lucchetto. Non mi indigno. Che il carrozziere mi dica che facciamo tutto un conto non appena avrò preso una botta più grossa quando gli chiedo quanto gli devo per avermi spennellato i graffi da parcheggio. Non mi sento molestata.
Non mi sento vittima di stalking alla terza telefonata di un uomo.

Insomma, mi fa molto piacere essere trattata con galanteria.
Non sto parlando di amore o di sesso: il primo, accade e, l'altro, più lo indaghi e meno lo afferri.
Sto parlando, piuttosto, delle relazioni giornaliere, i rapporti di amicizia e di lavoro, lo scambio di opinioni o di parole, gli incontri che corrispondono a uno sfiorarsi senza conseguenze.

Le donne si dividono in due categorie: 1. Quelle che si lamentano perché gli uomini danno loro fastidio e le guardano troppo. 2. Quelle che si lamentano perché gli uomini le lasciano in pace e non le guardano per niente.
In linea di massima alla categoria 1 appartengono le ragazze carine fino ai 25 anni. Alla categoria 2, tutte le altre.

Un mio zio acquisito, persona piacevolissima e di spirito, raccontava la storiella della signora sessantenne che diceva che i muratori non erano più quelli di una volta perché non le succedeva più, come 30 anni prima, che le fischiassero dietro quando passava.

Mi accade di sentirmi raccontare dalle mie studentesse che i (miei) colleghi e i (loro) compagni le importunano.
In questo caso, alzo gli occhi al cielo e comincio a dare segni di impazienza: sbuffo, guardo l'orologio, chiedo se ne hanno ancora per molto. Adotterei volentieri il medesimo comportamento con amiche, conoscenti e donne incontrate per caso che mi raccontano che di importunità non se ne vedono in giro manco a pagarle.

Insomma, qui c'è qualcosa che non quadra e il problema è di ordine squisitamente culturale.

Dicevo di recente a un uomo che mi piace che mi sideravano la sua cultura, la bellezza della frase, la singolarità dell'una e dell'altra applicata al quotidiano.
Lamentavo, però, che in vita mia mai mi era capitato di ricevere un complimento non dico simile (non sono alla sua altezza), ma almeno forgiato su un'analoga lunghezza d'onda, da un uomo. Almeno non nel senso in cui un uomo fa i complimenti a una donna.
Mica glielo dicevo per lamentarmi, solo come constatazione.
Non mi era del tutto chiaro perché quello che per lui era un atout, per me, con le dovute proporzioni, era niente.
Una mia compagna delle medie, svelta e intelligente, fu mandata dal padre, un uomo che, chiarisco, non scendeva dalla montagna ma aveva anche vissuto in America, alla scuola per maestre giardiniere con una motivazione che non ammetteva repliche: se Wanda (questo era il nome della ragazza) fosse andata al Liceo classico, gli sarebbe diventata (sarebbe diventata al padre) una cavallina di razza. E a quel punto il pover'uomo non avrebbe più potuto accoppiarla con un somaro. Come invece, evidentemente, aveva intenzione di fare, se non altro perché di somari era pieno il mondo. Fosse che aveva ragione il genitore con venature USA di Wanda? Probabile. Una si accoppia con un ciuccio prima dei 25 anni e poi, quando i muratori si dimenticano di fischiare, se ne fa una ragione e si rassegna.

Non ci siamo. E' troppo banale, noioso, scontato, deprimente.
E poi vedo continuamente ragazze che sono prive di fascino e donne più adulte che ne hanno da vendere. Proviamo a ragionare.

Claude Habib, specialista di Rousseau, scrive sul numero di giugno di quest'anno di 'Philosophie Magazine', il 30 del 2009, che, per comprendere il modo in cui i Francesi concepiscono il rapporto fra uomini e donne, bisogna ricostruire la storia della galanteria. Che inizia fra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo nell'Europa meridionale e che è un'eredità del codice della cavalleria. 
L'alta società comincia a trattare le donne in maniera tale da distinguersi da quella volgare.
L'immagine giusta è quella del giardino: il nobile sa che cos'è la natura, passa le giornate a cacciare, ma sviluppa di essa una visione ideale, senza ostacoli e senza bestie feroci. Lo stesso si può dire per quello che accade fra un uomo e una donna: la galanteria addomestica la relazione che, senza di essa, sarebbe volgare, degradante e violenta.
Cioè, aggiungo io, avrebbe o troppi fischi, o non ne avrebbe per niente. 
Nasce la religione dell'amore. Le donne vanno lusingate continuamente. E acquistano sicurezza, autorità intellettuale e mondana affatto nuove. (D'accordo, stiamo parlando delle Parisiennes, però abbiamo più volte detto che ci servono modelli nuovi e che dobbiamo andarceli a cercare).
Esse non hanno più bisogno di chaperon e si prendono delle libertà che vengono concesse loro. Galantemente.
Gli inizi del regno di Luigi XIV sono monopolizzati dalla galanteria. Il sovrano è giovane e presto si ritrova circondato da donne. Tutto il divertissement monarchico, commedie, balletti, libretti d'opera, fa la promozione dell'amore onnipotente. Louis è per eccellenza il sovrano galante.

Il libertinaggio prolunga questa tradizione. Nella sregolatezza, ha un codice. Vedi Choderlos de Laclos: in lui il codice permane, anche se ironicamente.
La galanteria è elastica e va dal bon ton aristocratico alla prostituzione haut de gamme.
Nel 1761 La Nouvelle Héloïse di Jean-Jacques Rousseau vede la luce e con essa la nuova alleanza fra amore e giovinezza. La galanteria era mondana, onorare le donne era un comportamento pubblico; con Rousseau l'amore diviene un'emozione privata.
Le donne abbracciano la proposta romantica, si innamorano dell'autore, gli scrivono lettere. In una decina di anni esse diventano 'anime sensibili'. (Dice Claude Habib che, evidentemente, ritenevano che il libertinaggio funzionasse a loro spese, data la mancanza di contraccettivi affidabili).

E arriviamo al punto. I rapporti fra uomini e donne sono segnati dalla doppia tradizione, quella della galanteria e quella dell'amore romantico. Almeno in Francia. Il legame sociale è erotizzato, in modo gratuito e diffuso. I giochi di seduzione, dice l'autrice (che confessa, in passato, di essersi irritata quando qualcuno voleva portarle la valigia), formano una modalità originale del rapporto sociale, rendono l'esistenza più leggera, aerea e evitano pure la pornografia, massicciamente originaria dei paesi protestanti.

Ho letto e commentato questo piccolo saggio con i miei studenti prima della fine delle lezioni. Una delle ragazze, quasi in lacrime, mi ha detto che mai aveva ricevuto galanterie da un maschio adulto. (Eppure è carina e ha meno di 25 anni).
Insomma, uomini, datevi una regolata.
Apprendete le regole del vivere civile, lusingate le donne, siate galanti. Vi costa pochissimo.
Pensate a quando state in ospedale e l'infermiera è gentile con voi, mica lo fa perché le piacete, lo fa per rendere più sopportabile la (sua e vostra) situazione. Osservate la grazia della barista, che non vi pensa per niente ma che vi sorride mettendo la tazzina di caffè sul bancone per avere la mancia.
Pensate che viviamo, lo dice Claude Habib e lo riteniamo in molti, nell'età del 'chacun pour soi' e che potrebbe rendervi più seducenti essere una rarità in fatto di comportamento.
Allora, guardateci.
E, se siete in fase buona o un giorno ci trovate particolarmente croccanti, fischiateci pure dietro come si faceva or son trent'anni. 

Jean-Honoré Fragonard, Le Billet Doux, 1770

John William Godward, Le Billet Doux, 1913

Conrad Kiesel (1846-1921), Le Billet Doux, part.