196 Il trionfo del guanto

Adoro i guanti.

Non ne trovo mai, l'ultimo paio viene da Londra, Dents, Established 1777, size 7, dalla fine del mese di agosto ce l'ho nel cassetto della biancheria ed ora, finalmente, lo indosso. Proprio non capisco questa scomparsa dell'accessorio più simbolico che ci sia, maschio e femmina al medesimo tempo, ti infila e lo infili, il destro e il sinistro sono uguali solo nell'usa e getta, per il resto dovresti rovesciarlo, lasciamo stare che 'dans la mode, ils font toujours partie de la silhouette', lo darei per scontato, pensiamo, invece, un attimo all'eleganza e alla protezione, solo una (in)civiltà di zotici come è quella nella quale viviamo fa a meno dei guanti.

Una delle mie ferite più atroci in amore mi fu inferta alla stazione di Napoli quando l'uomo con cui stavo, cercando di fare il simpatico e a proposito dei guanti che indossavo, mi ritornò la barzelletta che io stessa gli avevo raccontato di quello che imbocca il senso vietato in autostrada e, quando sente alla radio che c'è un matto che guida contromano, dice forte e chiaro: 'Ma quale matto solo, questi sono proprio tanti'. Insomma, mi aveva messa alla stregua di quello che non sapeva leggere i segnali stradali e, in solitudine e autismo, faceva quello che non faceva nessuno.

Già ho riferito del ragazzo del garage che, se mi vede con i guanti con meno di meno 4 gradi, mi chiede che diavolo faccio e del guaglione che, sull'autobus che portava a Coroglio, osservandomi le mani, mi domandò se ero malata. Ci rido, ci gioco, ci scherzo. Ma, detto fra noi, guardo tutti con fastidio e scherno.

Sotto l'Ancien Régime, per un guanto di qualità la pelle doveva essere preparata in Spagna, tagliata in Francia e cucita in Inghilterra. La sua finezza era tale che un guscio di noce lo poteva contenere.
Nel 1386 Carlo VI possedeva 251 paia di guanti e la moglie Isabella, 35.
Usi e forme obbediscono a codici precisi: c'è un periodo in cui 'on ne se dégante pratiquement jamais' ed è quello che va dal XIX al XX secolo. Rivedetevi Adele H. di Truffaut, dove una Isabelle Adjani, giovane, bellissima e pazza come sempre per amore, i guanti non se li sfila mai e con le mani guantate fa tutto, ufficio postale, lettere di fiamme, la pletora di cose del quotidiano.
Ci sono anche dei 'calendriers du gant', che regolano forme e colori per tutte le circostanze della vita.
Indossava guanti il padre di Ulisse e Egiziani e Romani ne facevano uso.

L'Imperatrice Josephine portava guanti 'brodés et paillettés d'or' fatti da Hippolyte Leroy e non indossava mai due volte il medesimo paio.

Il mio galateo (La Vera Signora, Elena Canino) mi suggerisce di non preoccuparmi di sfilarmi il guanto 'prima di stendere la mano a un conoscente che incontra per la strada'. Non ci penso per niente. Soffrirei, semmai, che non lo facesse l'uomo: 'gli uomini adoperano i guanti proprio nelle circostanze contaminanti, per rovistare nelle viscere di un motore recalcitrante, per cambiare una gomma sgonfia, per dare una strofinata al parabrezza appannato'.
(Ma, mortificazione del mio esistere, non conosco più nessun uomo che indossi guanti).

In Accademia, ma non solo lì, hanno tutti paura dell'influenza suina e shakerano le bottigliette di amuchina durante le lezioni, passandosele. Me le offrono. No, grazie, rispondo, mi sono appena lavata le mani con il sapone e poi indosso guanti.

Io questi non li capisco, non capisco il mondo tutto, le mani nude sui sostegni della metropolitana, l'abito più elegante incompleto, l'ignoranza.

Lord Alfred Douglas, terzo figlio del marchese di Quennsberry, catturò l'attenzione di Oscar Wilde con la bellezza, l'eleganza, la nobiltà ancestrale. Aveva 21 anni e la sua pelle, dicono i bene informati, aveva la morbidezza di un guanto.

Monsieur Duclos stava facendo il bagno, nudo, nella Senna quando vide che una carrozza si ribaltava. Accorse e tese una mano alla Signora che l'occupava per aiutarla. 'Scusatemi se non ho i guanti', le disse.

Voglio andare al più presto a Parigi da Causse in rue de Castiglione e alla Maison Fabre ai Jardins du Palais-Royal a sfiziarmi e a provare tutto in tutti e due i negozi.

Voglio guardare solo con pochi, anzi, pochissimi intimi quella serie meravigliosa di incisioni di Max Klinger (1857-1920) che si intitola Ein Handschuh (Un guanto, 1871), una cosa feticistica e erotica oltre ogni immaginazione, in cui lui va alla pista di pattinaggio, raccoglie un guanto che ha perso lei, se lo porta a casa e gli dà vita: si rende conto del desiderio; lo vede gigantesco sulla parete della sua stanza; lo salva da un naufragio; ne immagina il trionfo; si fa divorare dall'ansia; lo guarda in riposo; gli viene rapito; si placa nella visione di Amore con le ali di insetto fra le rose, che lo veglia. 

Tutti quelli con le mani nude li lascio al loro destino, al rischio di suina e a quello di un contatto diretto con il mondo.

Max Klinger, Un guanto. Riposo, 1871

Isabelle Adjani, Adele H., François Truffaut, 1975

Lord Alfred Douglas (Bosie)