198 Be There (Stacci)

Era l'uovo di Colombo, bastava solo pensarci.
Come si fa a lottare contro l'assenteismo degli studenti, che si scocciano a andare a lezione, non ci vanno, ci vanno a turno in modo tale che si veda di meno, che sull'agenda fanno quello che faceva uno dei miei primi colleghi, elegantissimo architetto sempre con i pennarelli in mano che gli servivano soprattutto per disegnare ponti, quelli del calendario, da lui messi tutti in evidenza e in relazione in modo tale da capire con un solo colpo d'occhio le infinite possibilità di collegamento fra l'uno e l'altro?
Come si fa a controllare quella sindrome strana che la studentessa Mafalda dell'Accademia definì 'del primo giorno', ma non di primo giorno d'amore si trattava, caldo e palpitante, bensì del primo giorno di scuola, sgangherato, nebuloso, incerto, sindrome i cui sintomi si esprimono nella presenza di 100 ragazzi all'inizio, che diventano 30 poco dopo, senza essere, però (e qui sta il nodo) mai gli stessi?
Semplice, come bere un bicchier d'acqua (o far stare in piedi un uovo): diamo loro dei soldi.
Ci sono arrivati, pragmatici come sempre, gli Inglesi, che hanno messo a punto un programma che si chiama Be there bonus scheme, che permette a un allievo di guadagnare da 15 a 100 euro a settimana solo rispondendo 'Presente!' all'estrazione a sorte del suo nome (ma anche di ottenere buoni sconto per i negozi del college).
Tale strategia avrebbe fatto scendere l'assenteismo dal 4 all'1% in cinque anni.

Mi racconta tutto questo la rivista 'Philosophie Magazine', cui sono abbonata.
(Essa è arrivata anche questa volta non si sa come nella mia posta. Non si sa come perché non aveva né busta né indirizzo, per cui dovrei ringraziare il condomino nella cassetta del quale la postina scalcinata l'ha certamente inserita per errore, dando a un altro la possibilità di scartarla, una specie di ius primae noctis di cui sono gelosissima, e di buttare lì pure una sbirciatina fra le pagine, restituendola dopo l'uso improprio al legittimo destinatario, io, casomai pure con una settimanella di ritardo. Ed è andata bene, perché il numero di settembre non è arrivato per niente e quando ho telefonato in Francia per sapere se era uscito, ci si sono fatti sopra pure una risata, aggiungendo subito dopo che me lo avevano spedito alla fine di agosto e che ci avrebbero riprovato senza ulteriori spese da parte mia, tanto si sa come vanno le cose in Italia).

Ma, passons.

Il saggio è tradotto, visto che è a firma di Marcel Hénaff, Professore a San Diego, California.
Attacca dicendo che sapere e denaro hanno sempre avuto relazioni difficili. Per Aristotele, non avevano niente in comune. Come retribuire ciò che non ha prezzo? Socrate, ce lo riferisce Platone, si rifiuta di essere pagato per gli insegnamenti che dispensa senza contare. La musica cambia con i Sofisti, che si rivolgevano solo a coloro che erano in grado di sborsare cifre spesso alte per ricevere i loro ammaestramenti. I loro clienti erano giovani uomini di famiglie di nuovi ricchi, avidi di accedere a saperi ed arti della parola che erano appannaggio delle famiglie aristocratiche. Tutta la storia dell'educazione può essere letta come una potente aspirazione ad accedere a quel bene senza prezzo che è il sapere, visto come un privilegio che doveva potersi estendere a tutti. Una democratizzazione che dai Lumi alle riforme del XIX secolo aveva profumo di emancipazione e di trasformazione sociale attraverso la formazione scolastica. 
(Sarete d'accordo con me che le cose sono un po' cambiate).

Ed ora si parla di retribuire gli studenti. Non di dar loro individualmente il denaro, almeno questo, ma di farlo pervenire grazie all'assiduità giovanile a un progetto di gruppo positivo e stimolante.
Il Professore si inquieta. Che direbbe Socrate? Probabile che pure i Sofisti entrerebbero in uno stato di panico, per quanto abituati a gente disposta a rovinarsi pur di accedere alle loro lezioni. Da quando in qua si paga un ragazzo per fare il suo dovere? Come si può pensare di retribuire qualcuno che già riceve un dono generoso, quello dell'istruzione (almeno nel caso della scuola pubblica)?
Vergognosa capitolazione degli adulti, loro masochismo.
Personalmente, già mi irrita parecchio il ruolo di animatore che, per forza di cose, un professore è obbligato ad assumere: spupazzare i più giovani, che, come sempre dicono i genitori, vanno interessati. Evidentemente da soli non ce la fanno ad appassionarsi a Leopardi o a Michelangelo, la loro grandezza è diventata indigeribile e intransitiva, uno glieli deve omogeneizzare e casomai mettere pure in bocca col cucchiaio, facendo, perché no, l'aeroplanino.
Trastullare la classe, sapere i trucchi pedagogici, laddove, ci metterei la mano sul fuoco, nemmeno uno dei docenti che mi hanno innamorata dall'asilo al Perfezionamento si è mai occupato di teorie educative: semplicemente, erano persone magnetiche, che mi tenevano attaccata alle parole in cui mi avvolgevano, come se fossero stati loro calamita e io metallo. 

Ma perché si assentano, i nostri studenti? (E pure quelli degli altri, a quanto pare).
Nell'ordine: perdita di autorità e di autorevolezza della scuola, che non ha più credito alcuno, soprattutto presso le famiglie; il sapere appare senza rapporto con la vita e l'esperienza; il 'maître du savoir' è in concorrenza con 'i nuovi media e i nuovi mediatori', cioè giornalisti e animatori (che vi dicevo?).

Il malessere è globale; la crisi, sociale.
Il denaro è quell'equivalente generale che permette di scambiare prodotti e servizi ma anche di assorbire i debiti, sostituire le sanzioni, cancellare l'errore, è un 'joker universel passepartout' che districa l'inestricabile, agisce solo sugli effetti eludendo le cause, è un calmante, un antinfiammatorio che guarisce ogni sorta di febbre e di ferita.
Questa, poi, è bellissima: se la religione è l'oppio dei popoli, il denaro è il cortisone del tessuto sociale.
Educhiamo, allora, gli studenti al business e agli investimenti
Entrare in aula all'Académie de Créteil, Val-de-Marne, Francia, struttura pilota del programma, dal 5 ottobre scorso fa guadagnare minimo 2.000 euro a classe, aumentabili a 10.000 se la soglia di assiduità è rispettata.

Si continua a dimenticare una cosa importante: che la terra ha sempre bisogno di buone braccia e coltivare le patate non va a disdoro della gioventù più bella. Ci sono poi, sempre, i gabinetti dei treni da nettare e parrucchieri mediamente ansiosi di trovare uno shampista, per non parlare della crisi delle lavanderie artigianali di cui non riesco a capacitarmi e che mi obbliga all'attraversamento della città per la manutenzione del guardaroba; latitano le panetterie, l'idraulico non ha nessuno che gli porti la borsa, l'elettricista ti mette in lista di attesa, le case e le scale condominiali sono vittime designate dell'aggressione della polvere e della sporcizia. 

Insomma, non si può fare.

In caso di esubero di denaro, dai 2.000 ai 10.000 euro nei casi assidui, la soluzione è semplice, come bere un bicchier d'acqua (o far stare un uovo in piedi): diamoli ai professori.
Potrebbero diventare ancora più magnetici, interessare di più gli ragazzi, battere sul loro medesimo campo giornalisti e animatori, per non parlare dell'autorevolezza, quella antinfiammatoria e cortisonica, che acquisirebbero, come per miracolo, presso i genitori e presso la famiglia tutta, compresi i figli studenti.

Studente del programma Be there bonus scheme

Salvadanaio (a Roma: Dindarolo)

Insegnante elegante, allievi attenti (bei tempi)