3 Cominciamo con il cinema

'...oggi...diventa possibile, anzi, necessario, produrre una definizione del film non più a partire dal campo ristretto della storia del cinema ma a partire da quello, più ampio, della storia dell'arte.' (intervista a Philippe-Alain Michaud, Cahiers du cinéma, maggio 2005)

Corrono tempi sporchi e disattenti.

Eppure al cinema puliscono, non dico volentieri ma, almeno, spesso. Pulisce la bonne de chambre in Ultimo tango e lo fa con lentezza e accuratezza narrative: passa e ripassa la vasca sporca di sangue nella quale Rosa si è suicidata, lascia scorrere l'acqua a lungo, si siede sul bordo e racconta che cosa le hanno chiesto i poliziotti. Non indossa guanti di gomma, ha con i liquidi un rapporto di famigliarità e dialogo.
Puliscono le donne dei film di Ozu, a ginocchioni per terra, sfregano i pavimenti con accuratezza, strette nei loro chimoni. Il loro pulire ha nei film la doppia funzione di presentare la nettezza delle case come abituale e di costituire uno spazio di tempo all'interno del quale accadono le azioni.
Pulisce la concierge de Il favoloso mondo di Amélie (Le Fabuleux destin d'Amélie Poulain, Jean-Pierre Jeunet 2001), sfrega il mancorrente delle scale e le cassette della posta, del resto quale migliore occupazione per una portinaia? Così è in mezzo al passaggio dell'atrio, nel cuore dell'edificio, che lei accudisce e, quindi, possiede, può vedere, ascoltare, controllare. E deve essere, quello delle pulizie, un destino anche per Yolande Moreau, la brava attrice che interpreta la concierge perché puliva anche in Senza tetto né legge (Sans toit ni loi, Agnès Varda 1985), era la cameriera che condivideva la casa con l'anziana zia e il letto con uno dei balordi del film, spolverava vaga le colonne a tortiglione del mobile e diceva che erano belle ma che era difficile togliere la polvere da tutti quegli anfratti, e nel suo grembiule riconosceva se stessa, senza era un'altra persona.

Pulisce pure William, il fiscalista scambiato per psicoanalista da Anna in Confidenze troppo intime (Confidences trop intimes, Patrice Leconte, 2003), film piccolo e squisito che da solo sarebbe in grado di incarnare il valore del cinema francese dei nostri giorni: non un computer né un cellulare guastano l'atmosfera nonostante ciò del tutto contemporanea nella quale si muovono Sandrine Bonnaire e Fabrice Luchini, tutti e due impegnati a cambiare vita sbagliando porta e persone. Qui il pulire è dedicato ai giocattoli collezionati dal protagonista maschile che, vestito in giacca e cravatta, li sposta tutti con cura e si dedica al ménage della mensola sulla quale sono collocati. Uno spesso strato di polvere (la medesima che, apprendiamo in un dialogo concitato, ha sommerso secondo lui l'esistenza dell'ex compagna, prima aspirante scrittrice e ora bibliotecaria senza sogni né intuizioni) viene eliminato con straccio e bomboletta spray mentre dalla finestra di fronte si scorge una domestica (lei, sì, in uniforme adeguata) che pulisce un altro appartamento. I due pulitori si scambiano uno sguardo al quale la complicità è estranea. Lei è nel ruolo, lui ci si è messo perché l'incaricarsi personalmente delle pulizie ha il valore simbolico di protezione di uno spazio privato nel quale ama sostare, in compagnia di un buon film e di una bottiglia di bordeaux.
La camera dei genitori è chiusa (ciò significa che non viene pulita o che viene pulita solo di rado, come certi ambienti delle case di un tempo in cui il soggiornare era un raro segno di festa), però l'andamento via via sempre più liberatorio della narrazione ci autorizza a pensare che questo stato non durerà a lungo e che essa, pure, subirà una mutazione e si aprirà all'esterno.

Pulisce la sua barra una delle lap-dancers che lavorano nel locale sotto la casa di Pauline in In the Cut (Jane Campion, 2003); forse la barra va mantenuta netta per poterci scivolare meglio, o forse è un istinto di cura domestica che anche la più disinvolta delle spogliarelliste esprime in un thriller poliziesco singolare e fitto di dettagli in cui la protagonista Frannie, insegnante di Letteratura, cerca di comprendere il mondo attraverso le parole in una fase rischiosa della sua esistenza.

Pulisce anche, ed è normale che lo faccia, la madre del piccolo Michele in Io non ho paura (Gabriele Salvatores, 2003): nell'altopiano delle Murge, in un'estate torrida nella quale la vita quotidiana viene attraversata dal crimine e dalla compassione, una casalinga lava e stende il bucato, cucina e cura la casa, e i gesti sono concreti e il regista filma con sapienza il mondo visibile e il suo parallelo mentale.

Pulisce Jeanne Hébuterne/Elsa Zylberstein in I colori dell'anima - Modigliani (Mick Davis, 2004), passa lungamente una spazzola sul gabinetto, è a terra, ma tanta prostrazione non basta a dare spessore al film, che langue nella sua finzione.

E pulisce il suo tavolo, prima di mettersi all'opera, Sally Potter in Lezioni di tango (Tango Lesson, 1997), anzi, il film comincia con una lunga inquadratura dello straccio passato insistentemente sul piano sul quale verranno poi appoggiati ritualmente carta e penna.
Anche qui l'idea dell'inizio è legata a quella del fare nettezza.

* È vero che puliscono, e puliscono vigorosamente, le proprie tombe, quelle di famiglia ma qualcuno anche quella sua personale, le donne che introducono coralmente il canto singolare di Volver (Pedro Almodóvar, 2006), 'sereno film sulla morte che fa ridere' (Morandini) ma anche opus tutto al femminile in cui le protagoniste e le comprimarie si sporcano generosamente le mani di tutte le immondizie dell'esistenza, ivi comprese quelle spirituali, forse le più riottose all'ubbidienza che dovrebbe imporre il principio dell'ordine. (segnalazione di Elisabetta Perazzo, 12 gennaio 2007)

Dov'è finito, oggi, il pulire? Dove sono le casalinghe che negli anni '60 esistevano perché facevano le faccende di casa, i mestieri, come dicono al nord, dove sono le massaie affaccendate, con la fissazione delle superfici lucide e senza macchia? Da chi, da che cosa sono state sostituite, da pulitrici estranee alla casa, da se stesse trasformate in altro, da modelli presi da quali reti televisive? Chi pulisce le seconde case, le case dei colleghi pendolari che dividono le spese e tacciono sulle scorte da mettere in dispensa, sui turni del cambio delle lenzuola, sulla biancheria della cucina usata anche da altri, ci si confronta mai sul come piegare nello stiro gli asciugamani, come impilarli, tutte tecniche che nei collegi svizzeri (ma non solo in quelli) venivano insegnate e dovevano essere rispettate pena punizioni severe?
Sembra che ci sia disattenzione su ciò che accade negli interni e che le faccende domestiche siano argomento trascurabile.

Allora il mondo è sporco ed è meglio abitarci dentro senza farci troppo caso?

Le Fabuleux destin d'Amélie Poulain