200 La scoperta dell'acqua calda

Ma chi ha detto che la lingua italiana sta morendo, massacrata dai messaggini e dall'ignoranza, messa alla porta dall'incapacità di uso del congiuntivo, da infimi modi di dire che si diffondono con la velocità di un fulmine, immemore dei suoi trascorsi e votata a un destino afasico?

Sentite questa.

Si rompe il termostato dello scaldabagno. 
Per l'emergenza, telefono all'idraulico. Si chiama Giorgio e dice cose che nessun uomo ha mai detto al mio indirizzo. Tipo: tu non ti devi preoccupare di niente perché qui c'è Giorgio tuo che pensa a tutto.
Arriva con la rapidità di un'ambulanza un po' perché stava nei dintorni, un po' perché il patto fra noi è chiaro: io lo chiamo, lui non discute la chiamata e io non discuto la parcella.
Sfila il pezzo, scuote la testa, gli dico che gli do 12 minuti (quelli che mancano alle ore 13:00, orario di chiusura dei negozi) per recarsi alle forniture idroelettriche e un altro quarto d'ora scarso per tornare alla base. Tengo in ostaggio la sua borsa. Scatta come un centometrista, fischiettando (è un uomo allegro), rientra nei tempi da me previsti, esegue l'operazione, rimette a posto gli attrezzi, mi dice quanto gli devo, saldo e lo accompagno alla porta.
La colf, fortunatamente in servizio e da un pezzo presa da Giorgio, netta con coscienza tutto ciò che lui ha toccato, ripassa la scala che ha usato per arrampicarsi, lucida anche il tubo dell'acqua calda.
Dopo 30 minuti mi accorgo con orrore che il termometro non funziona più, la lancetta è fissa sul blu e non sale, ieri era caduta fino alla fine delle tacche rosse, deve esserle accaduto qualcosa. Richiamo. Lui minimizza, mi dice 'ma che t'importa'. Salto su come una molla, e io come faccio a rendermi conto se posso farmi il bagno? Per non parlare dell'ineleganza di una lancetta morta. Mi dice di aspettare domani.
Non ci penso affatto. Telefono all'assistenza, sapete, uno di quei numeri che cominciano con 199 che costano più dell'idraulico. Mi danno, in automatico, un recapito. Mi risponde una donna. Mi irrito, che capiscono le donne di cose tecniche? Infatti la signorina sostiene che è stata sostituita la resistenza e non il termostato. Che ne sa lei, che manco era presente? Le do istruzioni, intanto, sul modello dello scaldabagno (mi sono arrampicata per leggerlo sul cartellino attaccato alla base) e la prego di dirmi se posso sostituire solo il termometro.
Va ordinato il pezzo. Poi verrà a montarlo un tecnico autorizzato dalla ditta.
Diffido. Mi scoccio. Ci risentiamo.

Faccio una ricerca rapida in internet e trovo un sito in cui l'idraulico risponde alle domande degli internauti.
Incredibilmente egli è meno ignorante nell'uso della lingua italiana di quanto non lo sia un certo numero di persone con le quali interloquisco.
Fa anche i complimenti al tipo che si è messo a estrarre da solo il calcare. Deve essere uno che ha viaggiato, perché sostiene che a Trieste di calcare ce n'è un botto ma che parecchie altre città stanno pure messe peggio. Non so da dove scriva, probabilmente non da Roma perché, se operasse da queste parti, si renderebbe conto che, in confronto alla nostra, l'acqua triestina è dolce come quella di montagna.
Apprendo che c'è tutto un popolo di volenterosi che, pur di non sborsare soldi per l'idraulico, lo fa da solo: smonta, stacca, ispeziona, controlla, poi, siccome non ha la benché minima esperienza, è costretto a chiedere il responso dell'oracolo on line. Se quest'ultimo non si dà una mossa, tutta la famiglia prende docce fredde per un mese e mezzo.
C'è anche uno che, per ovviare alle ormai scarse capacità di riscaldamento del suo elettrodomestico, vecchio di 20 anni, gli ha avvolto intorno un tessuto termico, sapete quelle cose argentate nelle quali si trasportano i bastoncini di pesce, nel loro caso per tenerli al freddo. Sconcertata, vado a rimirare il mio bagno, curato in ogni dettaglio, nemmeno un flacone di rimmel cromaticamente stonato ci entra dentro.
Ma come si può vivere in una casa in cui c'è un maxi surgelato appeso sulla vasca e avvolto fisso nel panno?

Mi scoccio pure di internet e vado a recuperare il libretto con le istruzioni di uso dell'aggeggio.
In esso scopro che di rotto aveva davvero il termostato, c'è la fotina e la ragazza dell'assistenza precipita nella mia considerazione come una lancetta (rotta).

Per un lungo attimo dimentico tutta la tematica ed accade quando mi metto a leggere un foglietto ben coltivato che reca questo titolo in neretto: PER LE INSTALLAZIONI IN ITALIA.
Deliziata, blandita, sfinita davanti a tanta sapienza, leggo a proposito di un obbligo derivante da una circolare del Ministero delle attività produttive (!):
Tale gruppo di sicurezza idraulica deve comprendere almeno:
Un rubinetto di intercettazione
Una valvola di ritegno
Un dispositivo di controllo della valvola di ritegno
Una valvola di sicurezza
Un dispositivo di interruzione di carico idraulico
I suddetti accessori sono necessari ai fini dell'esercizio in sicurezza degli scaldacqua medesimi 

Rendiamoci conto: intercettazione; ritegno; dispositivo di controllo; interruzione del carico; ai fini dell'esercizio.
Manco sul sito dell'Accademia della Crusca.

(Volete sapere come è finita la faccenda del termometro? Mi sono arrampicata bene in alto e gli ho mollato un cazzottone. Funziona di nuovo. Come diceva quella saggia donna di mia madre, con le buone maniere si ottiene tutto. L'idraulico, messo al corrente del fatto, ha commentato: 'E io, che t'avevo detto?').

Nel link: Empty Words di Guido Zaccagnini (qui straniato e raffinatissimo) del 19 ottobre 2009 con, alla fine, Giorgio
http://www.radio.rai.it/player/player.cfm?Q_CANALE=http://www.radio.rai.it/radio3/radio3_suite/archivio_2009/audio/nonsense2009_10_19.ram

 

 

Idraulico (il mio non ha i baffi)

Grafico di confronto consumi scaldacqua (da non guardare se se ne possiede, come me, uno elettrico)