210 Radio Days

Radio 3, come annunciato da un pezzo, è tutta nuova e di nuovo ha anche il sito.

Ho fatto passare un paio di settimane perché si organizzassero e fossero a regime, però, se il regime è questo, mi dispiace dovermene lamentare. Più che di rivoluzione, parlerei di restaurazione, almeno per quanto riguarda le novità, un paio di cose della mattina, una ottima, l'altra non più attendibile, visto che l'unica volta che l'ho ascoltata all'alba il conduttore ha preso una toppa clamorosa sul nome di Caillebotte (Gustave, pittore meraviglioso, compagno di strada degli Impressionisti), pronunciandolo 'Caigliebò', ancora non capisco come abbia fatto, forse non l'ha mai sentito nominare. (Cito anche un altro paio di scivoloni da parte di due musicologi/musicisti onnipresenti: uno ha chiamato la fidanzata del Tancredi rossiniano 'Amenàide' invece di 'Amenaìde', come sanno anche le sedie dei loggionisti; l'altro ha trasformato un colpo di scena, 'coup de théâtre', in una coppa pronunciando kup invece di ku. Chi parla in pubblico dovrebbe tenerne conto, lo dite a me?, sta sempre sotto schiaffo, è una delle regole del gioco).
Restaurato anche un bel programma del dopo mezzanotte, un po' troppo décalé per i miei gusti, ma la colpa è mia che non sono per niente una creatura del buio.
Per il resto uno della sera spostato al giorno a presentare le novità discografiche, la larva estiva che passa alla domenica e tutta una serie di programmi che hanno cambiato nome e che uno si accorge, con irritazione o riconoscenza a seconda della situazione, sono invece rimasti tali e quali.

I mediocri perdurano e i fuoriclasse ci sono sempre, anche se qualcuno si è fatto desiderare e sospetto che faccia tre volte la fatica che faceva prima a brillare nell'opacità che ha intorno, un paio di miei preferiti mancano all'appello ma, siccome sono estemporanei e virano al demenziale, non dispero di ritrovarli.

Ma la cosa più irritante sono gli sms degli ascoltatori, che prima ingombravano il campo perché continuamente citati e che ora ingombrano anche il sito, visto che sono in rete.

Il pubblico è diventato prepotente e vuole esserci. Guai a rimetterlo al suo posto.
E' così dappertutto, me ne accorgo anch'io, mica sono scema.
Gli studenti delle università da discepoli sono divenuti clienti, i pazienti, indottrinati da internet, azzittiscono il medico durante la diagnosi e finiranno per strappare dalle mani del chirurgo il bisturi e col tagliarsi da soli la pancia, uno fa una conferenza, che è una cosa fra il tecnico e il mondano, certo non una ricerca della Verità, e trova quello che vuole mettere bocca, interrompe, deconcentra la platea, ti fa pure perdere il filo e dice una stupidaggine, al supermercato il conto te lo fai da solo strisciando il codice a barre su una fessura che emette segnali che sembrano uscire da un'astronave, la colf si mostra esperta di psicologia coniugale e emette giudizi a destra e a manca, non perché ci abbia pensato o abbia fatto l'esperienza, ma perché ha sentito uno che dissertava in televisione e gli rifà il verso, i liceali organizzano settimane di autoinsegnamento e sperimentazione senza conoscere nemmeno bene l'ortografia, i blog impazzano, quelli che non sanno cuocere un uovo danno lezioni di gastronomia, analfabeti di ritorno (ma pure di andata) totali si schierano in questioni linguistiche che farebbero tremare un esperto della Crusca, ci si stupisce che all'Auditorium non si catapulti sul podio uno spettatore per sfilare la bacchetta di mano al Maestro e decidere lui il tempo giusto da dare all'orchestra.

Gli ascoltatori mandano sms. Con i refusi, i punti di vista, le minuscole che imperversano, gli accenti a caso, gli errori di ortografia, gli spazi omessi. La voglia di esserci.

E allora, senza pulire, nettare, censurare, quasi raccogliendo distrattamente e a mani basse, senza fare una selezione, una cernita, senza un'azione volontaria, cercando di non guardare il sito nuovo, nel quale non si capisce niente, non ti dicono né che cosa trasmettono in serata né chi cura la conduzione, ve ne trascrivo qualcuno. Ometto solo i programmi di destinazione, tanto il mood è quello, e cancello i nomi dei mittenti, che potrebbero pure essere farlocchi:

http://www.radio3.rai.it              

Radio 3 (sempre nuova)

Gustave Caillebotte, Un giorno di pioggia a Parigi, 1877

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