212 (perseverare autem) Diabolicum

Insistono. Anzi, come si dice a Roma, intignano.
Se avete letto la puntata n° 207 di Opera Soap Missione zerbino, sarete a conoscenza dell'esistenza nel giardino del mio condominio di un'associazione di rianimatori, cui avevo già sottratto proditoriamente uno zerbino con il faccione di Babbo Natale parecchio dopo la fine delle vacanze. Buttandolo al secchione, con fare rapace e risoluto perché non ne potevo più: era sporco, madido di pioggia e di gatti e ingombrava il passaggio.

Niente. Qualche giorno fa ci rifanno. E mettono sul passaggio un altro tappetino, di nuovo rosso, stavolta con la scritta 'Benvenuti'. E lì lo piantano. Cioè, non lo ritirano quando se ne vanno, come accade con le bandiere in certe case al mare, che segnalano, precise, la presenza sul posto dei proprietari. E ti credo. Dopo 24 ore esso è intoccabile, piove di continuo e si è inzuppato tutto, i visitatori ci si puliscono le scarpe, i gatti ci passeggiano, le foglie secche allignano. Quello che non si capisce è perché lo debba avere in mezzo ai piedi io tutte le volte che entro e esco, perché lo debba vedere anche quanto benvenuta non mi sento per niente, perché ci debba impigliare il trolley quando ritorno da un viaggio, perché questi in fissa con gli zerbini non si coltivino la loro ossessione in privato, casomai ricoprendo tutto lo spazio calpestabile di casa loro, comprendendo, se lo desiderano, anche la vasca da bagno.

Allora, agisco. Notte, il copione è lo stesso, ho indossato i guanti di lattice, però ho messo il parka nero invece di quello blu per sposare meglio il buio e mi sono pure tirata su il cappuccio. Rapida, felina, silenziosissima, afferro il coso (che pesa almeno 4 kg per via delle pioggie che insistono) e, tenendolo ben discosto dalla mia busta della spazzatura per evitare il contagio, li lancio entrambi nel cassonetto.
Al colmo del piano notturno, rientro passando dall'altro lato del giardino, scoprendomi la testa e simulando una chiamata al cellulare.

Il peccato originale è il loro. L'avrebbe capito anche un tonto: gli zerbini sono come i figli piccoli, gli animali, le malattie e le disgrazie: ognuno si deve tenere stretti, e pure rigorosamente, i suoi; risparmiandone la frequentazione agli altri.

Benvenuti (si fa per dire)