213 Saturday Night (Fever)

Nella notte limpida e diaccia di inizio marzo, dopo una giornata in cui ho lavorato, scritto e letto alcune mail, ricevuto una telefonata che non esito a definire romantica da un uomo e un'altra affettuosa da un'amica, ambedue, proprio come piace a me, frammiste a cose professionali, intorno alle 23:00, con addosso il parka blu, i capelli tenuti dalla pinza e le mani calzate in guanti di lattice, butto al cassonetto il terzo, dico numero 3 (vedi puntate 207 e 212) zerbino acquisito dai rianimatori che infestano il giardino sotto casa mia, stavolta a forma di fiore, ovvero ancora più espanso e intrusivo degli altri, e pure più brutto per via dei colori psichedelici, prova inoppugnabile di quanto si possa essere di coccio e non capire che bisogna stare all'interno dei propri confini e non invadere il già stretto marciapiede che conduce al portoncino del condominio altrui.
Detto zerbino era sporco, fradicio della pioggia dei giorni scorsi e pesava almeno 4 kg.

Salendo a piedi, già che c'ero, ho anche staccato con un colpo secco la coccarda celeste appesa al secondo piano che annunciava la nascita di Filippo. E la annunciava da almeno 50 giorni, implacabilmente laida, a quadretti (adoro le righe e detesto i quadretti), con un orsacchiotto mal ricamato in un angolo, stava ancora lì, negletta, quando ormai il pupo (io i pupi li conosco) cominciava ad avere l'occhio vitreo al pensiero della birra che si sarebbe voluto fare al pub all'angolo e meditava se iscriversi all'Università, Scienze delle Comunicazioni oppure Umanistiche, a scelta.

Ecco a voi un caso da manuale di febbre, ma liberatoria, del sabato sera.

Nel video John Travolta in Saturday Night Fever, 1977

Altro esempio di zerbino floreale (il cattivo gusto non conosce confini)

Fiocco nascita maschietto (da esporre per non più di 10 giorni. Poi, stucca)

Parka, parola esquimese delle Isole Aleutine che indica un capo di abbigliamento. Il mio parka non ha la pelliccia intorno al cappuccio ed è di un magnifico blu marine