215 Champagne ghiacciato (e l'avventura può iniziare ormai)

Titoli di testa
A casa mia non entra nessuno con le scarpe, tantomeno io.
Coloro che la frequentano, per esempio la colf, oppure gli amici intimi, sanno che all'ingresso troveranno babbucce, pantofoline, calzature da doccia atte a lasciare fuori la sporcizia del mondo; qualcuno è così preciso da portarsi il suo paio preferito di ballerine. E' ovvio che se arriva, per esempio, l'idraulico Giorgio, che avete già conosciuto alla puntata n° 200 La scoperta dell'acqua calda, visto che è un omaccione e che tanto fa sporco e danni su tutta la linea, metto, in petto, un sasso e, in conto, di passare lo straccio con il detersivo. Certo è che se lui accenna a allargare il campo d'azione, che so, al soggiorno, casomai per guardare che cosa succede nel giardino sottostante, gli abbaio contro e gli ingiungo di restare dentro il suo territorio.

Mi confortano in questa prassi i film giapponesi e i miei manga, che mostrano come in una cultura altamente civilizzata le scarpe indossate all'esterno non trovano asilo oltre la soglia. E vi avevo anche parlato del Piccolo inferno torinese di Guido Ceronetti, in cui la padrona di casa piemontese (io lo sono al 50%) lucida a sangue i pavimenti, animata dalla 'rabbia epica per trasformare in cristallo di Boemia la sorda mattonella'. E 'Dopo la lucidatura luciferica, la porta è sprangata a tutti. Chi ha un salvacondotto deve adattarsi a un'umiliante immobilità per non sporcare'.  
Ceronetti concorda con la sua casalinga: 'nessuna presenza umana è mai pulita'. Ditemi voi se non è vero.

Ho al mio attivo anche il respingimento di una postina che aveva messo le punte (circa 20 cm) delle sue scarpe all'interno del mio ingresso per consegnarmi una raccomandata e che si vide costretta ad arretrare perché, vuoi lo stile delle calzature, vuoi l'ineleganza della persona, mi aveva talmente irritata che non avevo trovato niente di eccessivo nell'assestarle un paio di colpetti proprio sugli spigoli, rispedendola al mittente (il pianerottolo) da cui veniva.

Qualche giorno fa, però, ho invitato a cena un uomo. Avevo l'intento manifesto di fargli provare la mia abilità ai fornelli. Avendo lui accettato la proposta, avevo stabilito di fare, per lui, un'eccezione.
Avevo così indossato io stessa e per prima i miei stivaletti (che tanto si intonano alla mia allure post punk) e, con un sospiro di rassegnazione, come colui che si fa coraggio e entra in mare nonostante l'acqua diaccia, mi ci ero pure fatta un giro preventivo in tutte le stanze, arrivando all'eroismo di passare sopra al tappeto immacolato della mia stanza da bagno.

Interno: sera
L'Eccezione arriva puntuale, mi telefona pure per informarmi dei suoi tempi. Mi porta dei fiori e, vuoi il caso, vuoi l'intelligenza, sono avvolti in carta rosa.    
Lo accolgo, gli mostro la mia casa, di cui sono oltremodo gelosa, mi pare che gli piaccia.

Parliamo.

Ho apparecchiato in cucina, non gli dispiace. Gli chiedo se ha voglia di pasteggiare a champagne, gli spiego che lo faccio spesso senza dare alla cosa troppa importanza, c'è sempre qualcosa da celebrare, oppure qualche altra di cui consolarsi. Sulla tavola, in semplicità, stanno già due flûtes di cristallo. Niente da eccepire. 
Apre lui la bottiglia.
Ho sistemato i coperti sui lati brevi. Lume di candela al centro.
Brindiamo e parliamo. La serata si fa subito brillante, i discorsi incalzano, mi sento avvolta come da un filo di seta, gli spaghetti hanno una cottura perfetta, aleggia sui piatti una complicità che mi incanta, spesso l'Eccezione riesce anche a farmi ridere, cosa che apprezzo sempre molto, il secondo è dignitoso, gli argomenti montano, mi trovo d'accordo con lui su tutto, oddio, gli piace il cinema italiano, che io giudico inguardabile, e gli piacciono due attori che io considero dei cani, ma, vuoi lo champagne, vuoi l'avvolgimento, non mi coglie nemmeno un moto di ripulsa, con una disponibilità che non capisco da dove salti fuori, accenno solo che però i francesi e i cinesi quasi tutti e qualcuno in particolare ma che stasera poco me ne importa.
Con metodo vuotiamo la bottiglia.
Dessert: qui, come sapete, l'asino casca, non ne faccio mai, del resto non sono nemmeno informata, se sto due ore a confezionare una torta di ricotta e a lui non piace l'uva passa?  
Un paio di cose industriali e uova di cioccolato.
(E' quasi Pasqua e sento la Primavera come se mi soffiasse sul collo).   
Per farmi perdonare l'inadeguatezza, gli propongo un Sauternes in due superbi bicchieri. 
Il vino sprigiona all'apertura una sinfonia intera di note, joyciani riflessi bronzo accanto a oro si riflettono dai bicchieri nei suoi occhi. Siccome gioco in casa, ho spostato la mia sedia sul lato lungo del tavolo. Parliamo, ridiamo, lui apre il piccolo uovo, dentro c'è la sorpresa, brandelli di infanzia escono fuori, con un gesto naturale me ne offre mezzo.

Interno, notte
Abbiamo trasferito i bicchieri, cristalli, riflessi, sento insieme il profumo del vino e del suo shampoo, nella stanza il tempo si sospende, lo champagne e il Sauternes (ma anche l'Eccezione) mi scorrono nelle vene come sangue.

Siccome lui è interessato al dispositivo di apertura dei miei stivaletti, glielo illustro: un cinturino che termina in un piccolo bottone, poi una breve chiusura lampo. Capisce al volo, ha un lato tecnico che mi ammalia, è abituato ai cantieri, mentre gli porgo l'altro stivaletto formulo un requiem per giuristi, letterati, critici d'arte e intellettuali generici che non sono capaci di attaccare nemmeno un bottone, figuriamoci di slacciarlo.

Indossa scarpe con i lacci che, voi sapete, io prediligo.
In delicatezza scivolo verso di esse e, conoscendo bene il dispositivo, del resto elementare, cerco un capo e tiro. Niente. Riprovo. Macché. Non ricordo se gliel'ho chiesto al momento, ma certamente ho pensato che l'Eccezione fosse venuto a cena da me con l'antifurto.
Chiedo notizie. Come se fosse la cosa più normale di questo mondo, mi spiega che trattasi di nodo doppio, congegnato appositamente dal servizio d'ordine per evitare che, in caso di inseguimento da parte di poliziotti, le scarpe possano slacciarsi inopinatamente.

Titoli di coda
Non vi sto a raccontare se il salmo, quella sera, è finito in caciara oppure in gloria. Non è questo il luogo e non sono queste le mie intenzioni.
Certo è che il mio pensiero è volato alla cucina che avevamo testé abbandonato.
In essa, in un luogo apposito, quasi sacrale, tengo con la cura che si riserva agli oggetti di design storico un prodotto Fiskars con impugnatura gialla, che trae il suo nome dal fiume finlandese sul quale nasce un villaggio pieno di charme fondato nel 1649 da un fabbro olandese, oggi abitato da artisti, designers e artigiani che, nel corso di tutto l'anno, si prestano volentieri a dimostrazioni per il pubblico, che può approfittare di un hotel, alcuni ristoranti e un negozio che si chiama Onoma, in cui sono raggruppate tutte le creazioni di questo piccolo mondo.

Se si ripresenterà l'occasione di avere a tavola un militante con abitudini inveterate, il pezzo di design me lo metto sul comodino a portata di mano.
Ora, io capisco benissimo che far trovare un paio di forbici a un uomo in camera da letto non sia un segnale del tutto rassicurante, però, sarete d'accordo con me e Gordio insegna, quando si presentano a un esame oggettivo gli estremi mali, anche i rimedi non possono essere diversi.

www.fiskarvillage.fi

Bicchiere Sauternes (buono anche per Icewine)

Dress Code Cantiere

Forbici Fiskars