226 White Christmas

Tempo fa, diciamo 4 anni, durante lavori impegnativi nella mia stanza da bagno (abbattimento di un soppalco, sostituzione della vasca che si era deteriorata) uno degli operai causò un danno a uno dei sanitari. Si trattava di quell'oggetto che considero frutto della civilizzazione più estrema (per questo ignorato, rimanga fra noi, da quei selvaggi che sono gli Inglesi e gli Americani) che, nel suo senso originario, era un cavalluccio, come dice la canzone infantile 'A' dada sur mon bidet'.
Apparso in Francia alla fine del XVII secolo o, secondo qualcuno, all'inizio del XVIII, sembra che ben rappresenti lo spirito libero e libertino dell'epoca. Voi metteteci pure il ritorno alla natura caro a Rousseau e il ripiegamento su se stessi caro a Luigi XV e avrete il mood buono a esprimere la riscoperta del corpo e il piacere delle abluzioni.

Mi arrabbiai, eccome se mi arrabbiai, era una specie di taglio che sembrò, al momento, superficiale.

Ma come ci si fa ad arrabbiare con gente che sta lavorando duramente e che hai da 20 giorni in mezzo ai piedi per tutta casa (tutta la casa era coinvolta da un'operazione di decorazione), tenendo conto che il letto è stato rimontato parzialmente in soggiorno e che il guardaroba è inagibile e che non c'è più una sola cosa al suo posto? Quella ferita mi dispiaceva, ci furono altri piccoli danni, un paio di mattonelle del pavimento scheggiate e tutto il cantiere andò avanti attraverso ostacoli che forse sono pane quotidiano per un architetto, ma che per me si presentavano come un incubo dopo l'altro.
La faccio breve ma vi dico solamente che la sostituzione della vasca avrebbe comportato l'utilizzo di 40 mattonelle che non avevo, che le medesime, più che classiche Vietri 20 x 20 color latte, non sembravano più quelle di una volta perché da morbidamente lucide che erano venivano ora realizzate opache perché sembrava che il bianco tenesse meglio e che riuscii a convincere al telefono, usando tutte le mie arti, il titolare storico dell'azienda a farmi un'altra cottura come la faceva un tempo.
Da Londra all'ultimo momento arrivò la carta da parati per il guardaroba a righe color ardesia (ero in fissa con il grigio, reduce dalla Svezia; ed ero in fissa con Londra  come lo sono sempre, per cui wallpaper doveva essere), il falegname e l'imbianchino per fortuna andarono d'accordo, nel medesimo ambiente fu perfino riaperta una piccola finestra per trovare la maniglia della quale, proporzionata al vetro 40 x 30, impiegai un paio di settimane avendo passato in rassegna tutti i negozi specializzati e le ferramenta di Roma.

Avete capito l'atmosfera.

Fu in quella circostanza che scoprii i bianchi.
In verità, da anni leggevo un numero cospicuo di riviste di decorazione d'interni, prendevo appunti, mettevo post it in certe pagine e avevo già deciso che avrei usato colori della Farrow & Ball a qualunque costo. Perché? Perché era la marca storica inglese che vedevo citata dappertutto. 
E perché mi piacevano i nomi dei colori.
L'imbianchino, che voleva usare i colori suoi, fu rimesso al suo posto e mi fece la cortesia di fare un calcolo delle quantità occorrenti. C'era una sede della storica ditta anche a Milano, telefonai e mi imbattei in Ismaela. Attenzione, vi ricordo che Ismaele è quello di Moby Dick, cioè della balena bianca. Un segno del destino.

Parlammo.
Avevo una color card, cioè una di quelle brochure con l'insieme delle tinte disponibili.

I bianchi mi sembravano tutti uguali.
Ismaela mi rimise al mio posto così come io avevo rimesso al suo posto l'imbianchino e mi disse di mandarle una mattonella perché lei potesse scegliere. Quando essa fu fra le sue mani ci sentimmo al telefono e ricordo perfettamente che ebbi la sensazione di una illuminazione. Nel bianco c'era del sabbiato. Sabbiato? Da 15 anni guardavo quel bagno e, all'improvviso (ero con il cordless vicino alla finestra) vidi l'infinità di grani di sabbia fra i quali ero vissuta senza notarli minimamente.
Il responso fu categorico: White Tie. 'Caldo/Neutro, il bianco del cotone prima che sia sbiancato e riceva l'appretto'.
La cucina aveva le medesime mattonelle, solo più piccole.
E per il resto dell'appartamento? Lì venne il bello.
Ismaela mi chiese di descriverglielo, cosa che feci dal mio divano, confessandole, in sintesi e quanto più precisamente potei, il mio rapporto con la mia casa.

Pointing. 'Caldo/Neutro. Prende il nome dalla calce della malta utilizzata nei tradizionali lavori di muratura'.

(Per il guardaroba e i suoi grigi avevo scelto un'altra marca, stavolta francese, e lì mi aveva aiutato un Monsieur specializzato. Vi dico solo che fu impiegato, fra gli altri colori, un 'Gris photographique' il cui solo nome mi faceva sognare).

In sintesi: quando le pareti del bagno ricevettero la prima mano, scoppiai in lacrime, commossa.
Tutto si armonizzava perfettamente, il tono di bianco aveva tirato fuori l'anima vera delle mattonelle e pure quella dei sanitari, esaltandone ogni sfumatura. La casa prese a emanare una luce nuova; stremata ma soddisfatta, mi cominciai a godere il mio appartamento, che aveva, letteralmente, cambiato faccia.

Non mi scordai della ferita ma cercai di conviverci.

Tempo fa, diciamo 3 mesi, il bidet cominciò a perdere acqua. Venne l'idraulico Giorgio, che avete conosciuto nella puntata 200 La scoperta dell'acqua calda. 'E' la guarnizione del rubinetto', sentenziò. 
Lui bloccò l'afflusso, io presi la metropolitana, andai a comprare la guarnizione nuova nel negozio specializzato, lui la cambiò, sbloccò il flusso.

Pagai la solita cifra esagerata che grida vendetta di fronte allo stipendio del solito Professore di ginnasio che si fa tutte le materie davanti a una classe di somari, mio consueto paragone per tutte le retribuzioni. Tutte, si capisce, senza senso e fuori proporzione.
Ma almeno avevo risolto.
(Come un tarlo, intanto, la signora Carmelina del piano di sotto accusava un inumidimento del soffitto preoccupante).

La diagnosi di Giorgio era sbagliata. L'acqua continuò a colare. Lo chiamai di nuovo. Venne e mi disse che la notizia stavolta era funesta: il bidet era rotto e bisognava cambiarlo. La ferita si era allargata e ormai interessava tutta la parte sinistra, all'interno del sanitario c'è una specie di camera d'aria nella quale l'acqua scorre e dal sanitario mio l'acqua defluiva abbondamentemente dappertutto (immagino anche sul soffitto della signora Carmelina del piano di sotto).

Mi precipitai a compulsare la rete. La Sbordoni produceva ancora quel modello, del resto storico e classicissimo.
Non sapendo a che cosa stavo andando incontro, ero quasi contenta di essere stata messa di fronte alla necessità di cacciare la bestia nera dal mio bagno.

Siccome mi piace sapere la storia delle cose di cui mi circondo, chiamai la sede della ditta in Toscana e venni a sapere che la Sbordoni l'anno prima era passata di mano e che la Sanitosco aveva rilevato l'azienda. Raccontai, mi informai, mi feci dare qualche indicazione su dove avrei potuto fare l'acquisto.
Avevo parecchio da fare con la professione, per cui decisi che avrei provveduto ai lavori durante le vacanze di Natale.
 

(La signora Carmelina, quando mi incontrava per le scale, continuava a preoccuparsi e io la tranquillizzavo dicendole che era tutto sotto controllo e, quindi, a posto).

In un radioso giorno di inizio dicembre mi avvio, dunque, a comprare il bidet nuovo in via della Croce, in uno dei negozi più seri della Capitale. E' lì, immacolato e senza ferita alcuna. Mi dicono che 'potrebbe' esserci una differenza di colore, quasi non ci faccio caso, comunque non ho scelta.

Organizzo con il mio solito stile da habituée della Legione straniera (decido tutto io e non sento le ragioni degli altri) la sostituzione del pezzo, considerando di festeggiare la perfezione ritrovata del mio bagno intorno all'ora di pranzo.

Giorgio, in una pirotecnia di colpi e di polvere, smonta il bidet vecchio, recupera i rubinetti, fra le 10:30 e le 11:00 viene consegnato il nuovo, praticamente mi ritrovo con tutti e due i bidet nel mio ingresso. E lì mi accorgo, orripilata, che i bianchi non corrispondono. Affatto. Di fronte al magnifico latte morbido storico, il bianco nuovo è quello della Morgue cui solo i cadaveri fanno difetto. Nel negozio, vuoi per le luci, vuoi per la mancanza di confronto, mi sarebbe stato impossibile comprenderlo.

Giorgio cerca di dirmi che ci devo fare l'occhio.
Sposta l'estraneo in bagno e comincia a lavorarci intorno.
Apriti cielo. Accostato alle mattonelle e al White Tie che le scalda da 4 anni, lo Sbordoni New Age grida vendetta. Comincio a precipitare in un baratro di sconforto, se pure mi decidessi a cambiare tutti i pezzi, non risolverei il problema perché verrebbe a bloccarsi tutto l'ingranaggio dei bianchi così raffinatamente composto. Rifaccio tutto il bagno, dal pavimento al soffitto? A quel punto devo rifare anche la cucina, che è elettivamente affine ad esso.

Cerco aiuto, chiamo la ditta in Toscana. Spalancano, è come se li vedessi, le braccia, questa è la situazione attuale. Chiedo ancora, prego, imploro che si facciano venire un'idea. Mi passano una voce femminile che mi spiega che ormai i bianchi dei sanitari sono quelli, è una disposizione europea: freddi, brillanti, mentre i precedenti erano caldi e morbidi. Ragioniamo, la trattengo scusandomi, la butto lì: non è che esiste in qualche deposito, discarica, appartamento dismesso, un bidet per me? Non è, oso, che mi rifanno una produzione singola come già accadde con le mattonelle di Vietri?
Sono disposta a tutto, io quell'oggetto gelato dentro casa non ce lo voglio.
Alla voce viene un'idea. Forse qualcosa è rimasto, accordiamoci con il rivenditore, sentiamoci più tardi.

Congedo Giorgio dicendogli che sono stramba e che sarà retribuito proporzionalmente, comincio a contare i minuti e le ore, mi struggo, penso che cambierò casa, città, nazione, sono inquietissima.
 

Punto della situazione nel Natale 2010. Nel mio bagno c'è il bidet freddo/brillante. Non è utilizzabile, è solo appoggiato, è lì che attende, sembra un'installazione di arte contemporanea. Nel negozio di Roma hanno trovato nel deposito un vecchio modello ma si sono accorti, pulendolo, che aveva una scheggiatura, motivo per cui fu probabilmente rifiutato dal cliente dell'epoca. I colori sono, però, compatibili. Come ho fatto stavolta a capirlo? Mi sono portata un pezzo del bidet vecchio, che Giorgio ha ricavato a martellate perché avessi un campione, guardandomi, durante lo smartellamento, come si guardano i matti. Dalla Toscana è partito un bidet n° 2 della vecchia produzione reperito nel deposito della fabbrica.

Siamo in attesa di riceverlo.

Il rivenditore, ormai arreso di fronte alla mia tenacia e alle mie chiacchiere sui bianchi, blandito dal mio affidarmi a lui che di cantieri è esperto e che non può ignorare la tragedia nella quale mi dibatto, mi ha detto che mi consegnerà tutti e due i bidet (a quel punto saranno 3, tutti in un colpo) così potrò scegliere sentendomi più libera.

In Inghilterra e negli USA non usano il bidet, anch'io, che sto senza da una ventina di giorni, mi sto disabituando, ospiti di passaggio che vogliono fare toletta vengono rispediti al loro domicilio, l'oggetto estraneo viene regolarmente lustrato dalla colf per togliere la polvere, sta lì come un alieno, l'occhio non ce l'ho fatto, il suo bianco continua a non piacermi e anche il rivenditore, messo alle strette, mi ha detto che pure secondo lui la produzione precedente sì, che era bella, e che il suo negozio con tutto quel gelo non è che gli piaccia particolarmente.

Mai Christmas fu più bianco, mai la faccenda dei white mi era sembrata così cruciale e sensibile.

Vi auguro, sperando di raggiungervi in case dotate di bagni completi in ogni dettaglio, un Buon Natale. 

Facebook Vi odio, grazie al profilo di Anna Mercurio per l'ispirazione

Louis Léopold Boilly, La Toilette intime ou La Rose effeuillée

François Boucher, La toilette intime