232 La solitudine delle lenzuola X 2

I mariti latitano.
Certe volte accade anche quando sono in casa, alloggiati davanti alla televisione per vuotarsi (ulteriormente) la testa dopo una giornata di lavoro, altre perché divenuti ex (aumento del 61 % dei divorzi negli ultimi 13 anni. L'insofferenza è in crescita) o perché passati a miglior vita. In quest'ultimo caso l'atteggiamento delle vedove è di condiscendenza: mi diceva ultimamente una gentile signora rimasta sola a causa di un destino fatale che lei non provava rancore nei confronti del suo Angelino. E ci mancava pure che gliene volesse per la malattia che lo aveva portato alla tomba prematuramente. 

Gli amanti, diciamocelo, uno li vorrebbe vedere in tutti gli atteggiamenti tranne che in quelli che attengono ai lavori domestici e, concettualmente, hanno implicazioni di tutt'altro genere con il letto.
Per non parlare del loro defilarsi quasi coniugale nel momento in cui c'è da fare una cosa qualunque di ordine pratico, tipo stringere una vite con le tenaglie fornite dalla casa intanto che la pasta cuoce o raddrizzare la presa delle piastre per il capelli mentre fa un giretto in bagno.
La medesima persona che, a cena in quello che la consuetudine indica ormai come il suo posto, con gli occhi rivolti al cielo, vanta la sua destrezza manuale e butta fuori il dispiacere di aver visto sparire la cassetta degli attrezzi insieme all'album delle nozze quando è stata fatta una radicale pulizia, messa di fronte a una cassetta degli attrezzi diversa, dice va bene ma più tardi, dopo il caffè, adesso stiamo mangiando, formula cortese che indica la necessità di trovarsene un altro, talvolta non solo relativamente al lavoretto in programma.
Del resto con gli amanti ci sono sempre tante cose da dire e anche da fare e non è quello che si andava cercando? Il cielo in una stanza senza pareti di cui prendersi cura e un'infinità di alberi alla coltivazione dei quali non si capisce mai chi debba pensarci.

Non cito nemmeno la mia lunghissima coda di paglia, formatasi in anni di cattive convinzioni in cui pensavo che gli uomini dovessero contribuire al lavoro domestico. Sbagliavo tutto, i ruoli sono ruoli, per cui se arriva quello che dice 'aspetta, faccio io' quando si tratta di tagliare il pane, finisce che lo invito ad accomodarsi e a fare solo il maschio perché sono io a trovarlo meno seducente.

Incrociarsi con la colf non è impresa semplice e spesso non è nemmeno conveniente. Stare in mezzo ai piedi di qualcuno che fa le pulizie, tirando fuori l'attrezzatura mobile dalle stanze, rovesciando le sedie sul tavolo per poter passare sotto aspirapolvere e straccio, spostando lo spostabile e insinuandosi sotto l'inamovibile, è come trovarsi sulla traiettoria di un proiettile. Meglio evitare. Per non citare l'inclinazione tutta femminile alle chiacchiere che, personalmente, quasi non tollero e che, al contrario, prosperano e allignano laddove solo le mani sono occupate e la testa va libera a impicciarsi dei fatti degli altri.

Da quanto sopra esposto si evince che è complicato piegare, dopo il bucato e l'asciugatura, le lenzuola matrimoniali.

I letti singoli sono improponibili, fanno ospedale, convento, carcere, luogo di pena e contenzione.
Una delle visioni più tristi e ridicole della mia esistenza la ebbi quando andai a trovare una persona con l'influenza con la quale avevo rapporti di lavoro. Non sposata, viveva con la madre in una casa di rispettabili dimensioni. Era una donna vigile e svelta, buona imprenditrice di se stessa, mai avrei pensato di trovarla convalescente in un lettino singolo di una stanza che ne ospitava due, uno accanto all'altro, in un trionfo di color celeste che tutto si ingoiava, pareti, cuscini, accessori, biancheria, anche quella che lei aveva addosso: mai avevo visto un grido più disperato lanciato all'indirizzo del Principe Azzurro.

Già ho raccontato nella puntata n° 73 L'undicesimo comandamento qual è la mia posizione riguardo alla stiratura delle lenzuola: deve essere impeccabile, dormire in un letto in cui qualcosa non cada a piombo e sia, invece, ospitata qualche piegolina, fosse pure di poco conto, è fuori discussione e fuori di testa.
Così, trovandomi nella necessità di una struttura teorica di riferimento e avendo un po' di tempo, mi concedo un'occhiata in internet per vedere su blog e forum come fanno gli altri.

Da mettersi le mani nei capelli.
Cominciamo con quelli (quelle, sono tutte donne) che danno consigli per i quali dovrebbero essere mandati al bagno penale: appoggiare le lenzuola sul pavimento oppure alla ringhiera delle scale per poter iniziare la piegatura con un supporto di appoggio. Rendiamoci conto. Il pavimento, per quanto pulito, è l'esatto opposto del lenzuolo fresco di bucato, per non parlare della ringhiera delle scale, immagino quelle del condominio, nel mio palazzo probabilmente mai spolverara dall'epoca della costruzione dell'immobile, 1937. 
Dunque, exit.
Il fenomeno consueto e irritante è quello di chi reagisce alla domanda senza avere una risposta plausibile. In un trionfo di segni, faccette, errori di ortografia, suoni onomatopeici, il popolo di internet si dichiara ignorante in materia, e non gli passa nemmeno per la testa di tenere chiusa la bocca.
Una tipetta, secondo me menzognera, comunica di aver inventato uno strumento atto alla bisogna e di cercare qualcuno che lo metta in produzione. Un'altra dà indicazioni tecniche secondo me incomprensibili, che vi trascrivo con il copia e incolla: io metto nella stessa mano due angoli adiacenti e scorro per trovare il centro di quel lato. poi prendo il centro e i due angoli da una parte e mi restano i due quarti nell'altra mano. le mie braccia a quel punto ci arrivano. tutto questo prima di stenderle, così me le ritrovo asciutte e quasi piegate. 

(Vi prego di notare l'assoluta mancanza di lettere maiuscole, il mondo è diventato, a questo riguardo, democratico e le parole si equivalgono tutte, perfino nella lingua tedesca, che pure indicava astutamente il sostantivo con la lettera grande, cosa che aiutava nella comprensione al punto tale che c'è da chiedersi perché l'uso non si sia diffuso per contagio. Mi viene da pensare al mio Dermatologo che, intelligente e raffinato, a proposito della laurea della Podologa, che lui si ostina a chiamare Callista, cita il nuovo vento di uguaglianza che ha coinvolto anche gli infermieri, per cui in una corsia di ospedale se uno invoca 'Dottore!' si girano praticamente tutti, anche quelli che non indossano il camice bianco e casomai stanno nei letti, vista la diffusione, democratica, delle lauree di diversi livelli).

Una tipa, che mi ha mandato di traverso la giornata, intitola le sue riflessioni '10 trucchi per vivere senza stirare' e mette insieme un cumulo di castronerie da Caienna. Anche in questo caso copio e incollo.

  1. Lenzuola, asciugamani, biancheria intima e canovacci in casa mia generalmente non si stirano e’ questione di abitudine e sono oggetti di uso privato. Prendo in considerazione di stirare la tovaglia quando vengono a cena le vecchie zie, se voglio evitare prediche e godermi la cena.
  2. Per ammorbidire gli asciugamani di spugna senza stirarli (se non vi piace l’effetto scrub degli asciugamani lavati senza ammorbidente, cosa che io invece adoro) basta arrotolarli e rollarli per un attimo come se fossero un mattarello.
  3.  Se proprio volete stirare, fatelo nelle ore di scarsa richiesta energetica (la sera) e cominciate dalle cose da stirare a freddo mentre il ferro si scalda, poi passate quelle ad alta temperatura e, dopo aver staccato il ferro, finite con le ultime cose a bassa temperatura mentre si raffredda.

Analizziamo il testo. Come si fa a sostenere che gli 'oggetti di uso privato' non si stirano? Si stirano solo quelli pubblici? Che ipocrisia, che sistema di mettere la spazzatura sotto al tappeto, che brutta concezione della vita. Guardate poi i suggerimenti per l'eventuale e aborrita stiratura. 'Le cose da stirare a freddo' sono una contraddizione in termini, il freddo non serve a niente, a questo punto è il caso di citare una mia vecchia zia che diceva che in caso di emergenza, ma doveva essere estrema, le lenzuola si potevano stirare con il ferro da stiro rotondo, ovvero mettendole sotto al sedere. Quanto al gesto di staccare il ferro per passare alle 'ultime cose a bassa temperatura', fatevi dire da qualunque gestore di una lavanderia seria che staccando il ferro il principio del vapore viene meno e che la regola è di abbassare il termostato mantenendo il flusso della corrente elettrica.

D'accordo sulla non stiratura degli asciugamani di spugna (anche se 'l'effetto scrub' ce lo avrebbe potuto risparmiare), ma come può venire in mente la biancheria intima, ovvero il patrimonio primordiale della raffinatezza che, costi quel che costi, deve essere parimenti tenuto lontano, anche a parole, dalla lavatrice e dal ferro da stiro?

Annoto anche la presenza delle sciattone, che stirano solo le federe, che non presentano problemi nella piegatura, o la reversina. Una non si vergogna di dire che lo fa come se fosse sotto tortura.
I pazzi (le pazze) non mancano. Leggete qui, sempre con la compassione dovuta all'assenza di maiuscole, una delle quali, è vero, persiste, ma in posizione errata e priva di criterio:
io ci metto 38 minuti a piegare un lenzuolo perfettamente in 16, riducendolo alla dimensione esatta della piastra del ferro; poi ci poggio il ferro su per 3 minuti a lato (intanto bevi un tè, te lo sei meritato), e sono 38+3+3=44 minuti: Meno di un quarto d'ora.
Non riesco a capire come si possa ridurre un lenzuolo matrimoniale 'alla dimensione esatta della piastra del ferro'. La mia misura (mi sono alzata a verificare) in larghezza da cm 2 a cm 12; in lunghezza, cm 24. Forse la signorina impiega 38 minuti a piegare in 16 un fazzoletto e aveva mangiato funghi allucinogeni al momento di postare il suo commento.

I suggerimenti più simpatici sono quelli che vedono l'implicazione di un vicino di casa, casomai affascinante ma, mettendo il caso che il piano funzioni e quello passi alla condizione di amante, a parte la non opportunità del reciproco e continuo controllo, ci ritroveremmo alla casella di partenza.

Che mondo trascurato, negletto, sciamannato, che mondo senza senso.

Comunque, da quanto detto si evince che:
1. L'aumento vertiginoso delle cause di divorzio è probabilmente dovuto alla difficoltà di piegatura delle lenzuola: gli uomini, contrariamente a quanto si pensa, hanno spesso la pelle morbida e accoglierli senza alcun disturbo preventivo fra biancheria da letto bella tesa che non fa una grinza spesso aiuta, diciamo così, la conversazione e lo scambio dei punti di vista.
2. Fra tutte le lauree concesse democraticamente a chiunque ne faccia richiesta, quasi sempre usurpate, o meglio, scroccate senza che ad esse corriponda qualcosa di simile alla competenza, continua a gridare vendetta la mancanza di quella in Economia domestica. Vorrei vederle, queste signore e signorine che usano la tastiera per passare il tempo e si scambiano fra loro informazioni deleterie, mettersi sotto con la teoria e con la pratica, apprendere il verso del tessuto e la presenza della cimosa, ripassare la geometria per ridurre a ragione la grandezza di un lenzuolo matrimoniale, farsi i muscoli tirando bene gli angoli, dare un esame sul significato di simboli di lavaggio, consultare una tabella di solventi per le macchie, vivere in questo mondo, visto che ci stanno, diversamente da come fanno adesso, presenze perniciose, sgualcite, sprecate, in una parola inutili e noiosissime. 
 

 

Carl Larsson, La camera da letto di papà, 1894-97. Lenzuola singole, nessun problema di piegatura

John Singer Sargent, Laundry, 1910. Dopo viene il bello

Jenny Bowers, Laundry, 2011 http://www.jennybowers.co.uk