236 Un uomo con i fiocchi

Voi che state partendo per le vacanze raggiungendo una delle vostre case (la seconda, la terza, conosco persone che hanno anche la quarta residenza), vi compiango.
Facile che nessuno ve le faccia trovare preparate, per cui entrerete là dove nessuno ha messo più piede dall'estate scorsa, l'odore di umido e di chiuso sarà il vostro benvenuto, le lenzuola ve le sarete dovute portare dalla prima casa, la cena sarà frugale controvoglia, vi renderete conto che manca l'indispensabile, nel bagno una colata giallastra avrà segnalato una perdita di acqua, la polvere, sottile e insinuante, la dovrete togliere domani, oppure cibarvela per tutto il mese di agosto (come se non fosse sufficiente quella che avete lasciato nella dimora stabile).

Lui, no. L'Ultimo Imperatore è meglio organizzato di voi. Ce lo dicono gli extra del bel film di Matt Tyrnauer, The Last Emperor, 2008, da noi già citato a proposito dell'ordine impartito dal grande sarto di far trovare alla sua mostra del 45° anniversario anche molti bagni (di cui tutti abbiamo sempre bisogno, Puntata 195, Santa parole, 4): dotato anch'egli di un certo numero di residenze secondarie, tutte castelli, chalet, luoghi mirabolanti, ci piomba dentro preceduto da uno stuolo di devoti addetti: alla pulizia, alla cucina, alla scelta del tappeto dal museo (privato) perché quello in uso rischia di essere rovinato dai tacchi delle invitate e il sisal è meglio, ai fiori, tagliati di fresco e abbondanti, alla gestione degli insopportabili cani, definiti 'spartani' ma con il cappottino di cachemire nero indispensabile quando fa freddo perché sono di pelo corto, al perfezionamento degli orecchi della montagna di cuscini che c'è su ogni letto, alla ricopertura a fini di conservazione di tende, mantovane e mobili appena lui ha girato i tacchi .

Lui, serafico, comanda. Comanda davvero come probabilmente faceva il Re Sole, è isterico, capriccioso, si scoccia, cambia umore ogni 3 secondi, se piove ordina il bel tempo, se ci sono i giornalisti li pianta perché sta a Gstaad per sciare e non gliene importa niente della stampa, con una mano eternamente in tasca, tarchiato, abbottonato, sempre troppo abbronzato, si muove in casa propria da padrone.
 

Ma lo fa con ironia sovrana, al punto che uno si domanda se ci sia o se lo faccia.
I problemi pratici nemmeno lo sfiorano, sa che cosa vogliono le donne ('essere belle', alzi la mano chi non è d'accordo), quando si irrita non lo manda a dire ('Qua la gente deve stare in ginocchio davanti a me'), si vede che è d'accordo quando Lagerfeld, confidenziale, avec son air grand siècle, gli sussurra 'Paragonati a noi, gli altri fanno solo stracci', si commuove continuamente, riesce anche a essere gentile, festeggia una laurea del figlio di una dipendente e il compleanno di una domestica, è ospitale oltre ogni possibile previsione (le feste che vedete raccontate sui giornali attraverso gli abiti delle attrici e di guru del pop e della moda, ebbene, esistono e sono le sue), è sempre sorridente, beffardo, soddisfatto.
E ti credo. Dal niente e solo con la sua abilità e la sua intelligenza, ha messo su un impero: tutto fatto a mano, nemmeno un punto è dato a macchina, tornano sempre i suoi tratti costanti, la sua concezione classica della femminilità, la grande cura del colore e del dettaglio, noeud, feston, ruché, in una parola: i fiocchi. Ecco, i fiocchi. A un'invitata che arriva con una delle sue creazioni si butta addosso con aria di rimprovero, glieli scioglie perché li trova bruttissimi, glieli rifà, lì, sotto gli occhi di tutti, le dita volano, il nodo si avvolge, le cocche del nastro, come guidate da una forza superiore, quella che sta nelle mani del Maestro, riprendono vita e si posizionano nel modo giusto.

Lui sorride, contento.
Prima dell'arrivo della star, come lo chiama il suo socio e compagno Giancarlo Giammetti, che nutre nei suoi confronti una devozione e un amore che fanno invidia, il suo tuttofare Kelly, una specie di santo, di martire, di deus ex machina, ha provveduto a eliminare l'alone su una porta a vetri che uno del personale, sacrilego, non aveva visto.

Valentino

I pestiferi Pugs di Valentino, onnipresenti, ciascuno figlio dell'altro fino al punto da confondere le idee e la discendenza