238 Birth of the Cool

Ieri alla radio due signore giornaliste professionalmente ben messe, convinte della necessità dell'emancipazione femminile, vagamente fuori tempo massimo, insomma due femministe, hanno dichiarato in un armonioso dialogo che per secoli le donne avevano dovuto nascondere la fatica delle faccende di casa al proprio uomo che, la sera, rientrava affaticato per suo conto, che le loro madri avevano passato la vita a pulire e a nutrire i figli e che loro erano diverse, a cucinare non ci hanno mai pensato e nemmeno si sono mai sporcate le mani con i lavori domestici.
La più accesa delle due ha aggiunto che lei la mattina nemmeno si prepara la colazione, si apre una scatoletta di tonno e si mette a leggere i giornali.
A parte l'orrore del pesce per il breakfast (capisco di più i diamanti), mi sfugge dove sia il gusto di apparecchiarsi il tavolo con la stampa invece che con una bella tazza di porcellana. Questione di punti di vista.
Dicevano anche che avevano allevato i loro figli a base di psicologia, ai mariti non hanno fatto cenno e, tristemente, mi veniva in mente che si fossero defilati al primo anno di matrimonio, stufi del putiferio che regnava fra le loro quattro mura e stufi pure delle scatolette.
E non venitemi a dire che le pulizie si possono delegare: a parte le ferie, le alcune ore settimanali che hanno sostituito il tutto servizio, l'impossibilità di stare dietro a una specie di azienda in una mezza giornata, certe cose bisogna farsele da soli.
E' inutile farsi riordinare le maglie, ciò implica che non si sa mai quello che si ha nell'armadio; i bucati vanno seguiti; si devono dare regole allo stiro; i cassetti sono vicende personali, se lo hanno capito pure gli psicologi, figuriamoci se non è un'evidenza. 

Questa settimana, dunque, avevo messo in calendario la pulizia e lo sbrinamento del frigorifero.
Già ci fu una puntata di Opera Soap dedicata a questa titanica impresa, la n° 103, dal titolo Baby, It's Cold Outside.
Ma fuori, appunto, era freddo. Ora è quasi Ferragosto, per cui la procedura è stata completamente diversa: radicale, allentata nel tempo, progettata a tavolino come la battaglia finale. Il Superfrost quando fuori ci sono 35° (Celsius) non serve a niente, mai sarei riuscita a conservare i surgelati avvolgendoli nella carta di giornale o nelle coperte, per cui avrei dovuto fare fuori tutto.

Ma non ce l'ho fatta: dopo la seconda sera a base di cibo d'emergenza (d'accordo, pizzette, hamburger e patatine fritte, però il troppo stroppia), ho deciso di buttare tutto al secchio: gelati al cioccolato, pane, un paio di pesci presi per il Cenone di Capodanno andato per aria, melanzane alla parmigiana, spinaci in foglia.  

Come durante un assedio, per giorni 4 mi sono razionata: prosciutto, uova, frutta, parmigiano, latte, tutto quasi al lumicino in attesa del D-Day, quello dell'intervento. E per giorni 4 ho smontato gli interni per lavarli in lavastoviglie: ripiani, cassetti, vaschette, portaburro, contenitori da sportello, voi non avete idea di quanto sia grosso ogni pezzo di un frigorifero alto circa 2 metri, da solo occupa tutto il cestello dell'altro elettrodomestico.
Lavarli a mano? Non ci ho pensato per niente. A parte lo strazio, non sapevo dove immergerli: nel lavandino della cucina non entrano e la vasca da bagno è uno degli spazi sacri della casa, figuriamoci se andavo a profanarlo.

Ieri sera, dopo cena, ho premuto, come da istruzioni con un oggetto appuntito, il pulsante Avvio-Arresto.
E ho staccato la spina, come si fa in caso di emergenza. Il mostro ha esalato un ultimo respiro e si è spento.
Nel giro di una mezz'ora tutto il ghiaccio del freezer si è staccato ed è caduto nell'apposito contenitore, ha fatto tutto da solo, non c'è stato bisogno di mettere il consigliato pentolino di acqua bollente su una delle griglie, il riscaldamento del pianeta, in questi giorni, è un'altra evidenza.

E stamattina, dopo una più che signorile colazione e un'accurata toletta, mi sono messa al lavoro.
Ci sono volute 4 ore di orologio, pulisci, sfrega, netta, passa negli insterstizi, occhio ai dispositivi del freddo, sciacqua, asciuga, controlla, ripassa, spugna, aspirapolvere, pennello, mattonelle (parete e pavimento).
Arrampicata sulla scala, ho visto il mondo dall'alto come si conviene solo ai gatti e alle casalinghe.
Poco a poco l'odore molle, come di cimitero, che usciva dall'interno si è dissolto, dalla radio venivano voci che, per loro fortuna, parlavano di altro, non avrei sopportato i discorsi delle signore che fanno del tonno in scatola una bandiera, con cura estrema (Attenzione! Fragile), delicatezza, una pazienza che ancora mi chiedo da dove sia uscita fuori, ho riportato il frigorifero a uno stato di igiene e di decenza.

Emozione del riavvio.
Luce verde.
Luce rossa che si spegne quando il termometro scende sotto i 20° (Celsius). I motori vanno a tutta birra. Risistemazione progressiva e estetica delle bevande, dei vasetti sopravvissuti e della Simmenthal (in emergenza), nel freezer un vuoto totale, ma lì ha ragione la filosofia zen, solo se c'è spazio puoi fare entrare il nuovo nella tua esistenza, la metafora del frigorifero ben si adatta al resto.

In questo 12 agosto, quando mezza Italia, o, forse, tutta quanta, sta al mare a prendersi i funghi sulla spiaggia e a farsi venire macchie indelebili sulla schiena per la pigrizia di mettersi lo schermo, io fotografo e pubblico su FB il mio frigorifero: immacolato, impeccabile, che emana un profumo di pulito e di fresco.

Dentro, solitaria e aristocratica, una bottiglia di champagne.
Stasera si festeggia.

 

Il mio frigorifero pulito e sbrinato agosto 2011

Miles Davis, Birth of the Cool, 1957 (il titolo di questa puntata è un omaggio a uno che sapeva che cosa significa essere cool)

Pasta col tonno, ottima a pranzo e a cena, uno dei miei cavalli di battaglia