243 Se permettete, parliamo di uomini, 2: Autunno

Qualcuno ricorda, mi dice, con simpatia, la puntata 217 Se permettete, parliamo di uomini, che intendeva dare suggerimenti a proposito degli amori estivi. Ed eravamo rimasti in sospeso con la promessa di sperimentare nuove categorie, che vado a mantenere ora che è autunno, e non è detto che come stagione sia meno propizia ai contatti, anzi, pensate solo ai primi freddi, al vino nuovo, ai profumi della frutta, al gusto di rimettersi addosso le calze e una maglia. E di farsele togliere.
Ecco, dunque, a voi, il risultato di una riflessione che, insieme alle altre, tende a dimostrare che l'universo maschile è quello che è, completamente insondabile, tanto più quando si parla di ciò di cui vado a parlarvi.

Agenti FBI infiltrati da qualche parte & categorie afferenti. Da sempre morivate dalla voglia di conoscerne uno: cresciute a pane, burro, zucchero e 007, quello vero, avevate valutato il fascino del personaggio in questione come sempre accade, anche nella vita quotidiana, dalle donne con cui se la faceva: in questo caso, autentiche superfemmine, tostissime, capaci di sparare, picchiare sodo, a conoscenza delle arti marziali e di quelle amatorie, vestite in maniera improbabile, quindi inimitabili, oppure imitabili solo a patto di frequentare invece dell'ufficio una tavola di fumetti, con tutti i beep, gasp, mumble, vlat vlat e yum yum che si rispettino. Prendiamone una per tutte: Pussy Galore di Goldfinger. A parte l'imbarazzo che dovrebbe cogliere qualunque signorina o signora solo a pronunciarne il nome (tralascio pussy, confidando nel multilinguismo dei miei lettori, ma pure galore mica scherza: a iosa, a fiumi, a bizzeffe, insomma un estratto di carne tipo quello che ancora produce la Liebig, con una punta di cucchiaio ci fate un'intera pentola dl brodo), il guardaroba che indossa è talmente audace che non sarebbe passato per l'anticamera del cervello nemmeno di Martin Margiela o Hussein Chalayan, che pure di cose strambe ne disegnano parecchie. Ciocca bionda libera nel vento, Pussy pilota il suo aereo vestita di un sobrio paio di pantaloni neri MA anche di un gilet scintillante e aderentissimo, che lascia alla fantasia tutto il pochissimo spazio che merita e vuole prendersi. Insomma, il giusto agente per l'uomo segreto, il mito, il sogno di ogni pupetta da quando si accorge che esiste l'altro sesso.

Per non parlare, volendo rimanere in ambito cinematografico, del film più esplicito di tutti, quel Donnie Brasco (Mike Newell, USA, 1997), basato su una storia vera, che racconta la vicenda di Joseph D. Pistone, agente FBI infiltrato in un'organizzazione mafiosa di Little Italy con il nome del titolo, ricettatore di gioielli, con una faccenda d'azione e sentimenti in cui c'è di tutto, anche un'amicizia impossibile con un anziano manovale del crimine. Metteteci dentro i nomi di Al Pacino e Johnny Depp e avrete il polso della situazione emotiva che vi coinvolge per 126 minuti e parecchio del tempo che viene dopo.
Quello che qui mi preme ricordare non è, però, la trama densa di ogni possibile sfumatura e l'intarsio sapiente della definizione psicologica. No, voglio riportarvi ai problemi di Pistone con la moglie, che non è al corrente della sua reale professione, per cui non capisce, non si spiega, non si capacita, si arrabbia, urla e piange come farebbe qualunque donna davanti a un uomo che si defila in momenti importanti senza nemmeno avvertire, la comunione delle bambine, il pranzo di Natale; pure il cane da portare a vaccinare per un agente FBI è un guaio, pensate solo al dover conciliare gli orari degli agguati mafiosi con quelli di apertura del veterinario.
Ma la cosa più bella del film, a mio parere (sarà che ce l'ho con i consulenti che danno consigli a sproposito senza vedere la trave che hanno nel loro occhio oppure sarà che il tono di tutta la scena è tale da sembrare una solenne vendetta), è l'incontro con lo psicoterapeuta di coppia, davanti al quale la moglie si sfoga e Pistone arranca, impossibilitato a parlare, roteando gli occhi all'ascolto dei consigli che gli piovono addosso, la cenetta al lume di candela, le modalità relazionali, la sperimentazione di nuove attitudini comunicative, le tematiche personali e tutte le altre frottole.

Insomma, ci siamo intesi, una metafora chiara e limpida come acqua di fonte delle difficoltà che si incontrano quando cerchiamo di capirci l'un l'altro: ognuno racchiude in sé una vita misteriosa tanto quanto quella di un infiltrato e fa fatica a raccontarla.

Ed ora tocca a voi.
Avete conosciuto in un modo qualunque un uomo che trovate interessante.
La prima sera che vi invita a cena fuori, ha scelto con cura estrema il ristorante nel quale avverrà la prima vera conversazione. Le altre che già ci sono state recavano in sé poche tracce della sua vita tripla e doppia e solo a un terzo o secondo vaglio avrebbero rivelato gli indizi che, messi tutti insieme, saranno per voi la prova che avete finalmente incontrato l'agente FBI che da sempre stavate cercando.
Tanto per cominciare lui ha frequentato una scuola poco ortodossa; il vostro liceo era uno di quelli più simili a un luogo di tortura che a uno di spasso, concetto cui corrispondeva, invece, il suo: sperimentazione, corsi di filosofia fuori ordinanza ammanniti a tardo adolescenti, professori e aule che seguivano criteri di rotazione. Voi, inchiodate cinque anni al medesimo banco, lui, che se ne andava a passeggio per la scuola in un'aria di campus.
Sarà.
All'università voi avete frequentato corsi rigorosissimi che contemplavano anche la necessità di una preparazione di sei mesi per un solo esame, lui ha conseguito una di quelle lauree moderne, versatili, flessibili, atte a sguazzare nel sociale. 

Ma eravamo rimasti al ristorante.
Sta a tavola in un modo ammirevole, attento al vostro umore (uno che fa l'infiltrato non può non essere intuitivo), azzecca pure al primo colpo l'acqua minerale di vostro gradimento. Questo va detto una volta per tutte: per quanto mi riguarda, un uomo che si siede e ordina al cameriere acqua effervescente senza avermi rivolto nemmeno uno sguardo, si colloca subito nella casella degli infrequentabili. L'acqua deve essere, come dicono i francesi, piatta, il termine naturale è ambiguo, pensate alla Perrier che sgorga dalla sorgente con tutte quelle sue, insopportabili, bolle.  
 
Maneggia la bottiglia del vino come da tempo non vedevate fare (capirete dopo che, dovendosi infiltrare, gli può anche capitare di infiltrarsi in posti dove saper maneggiare una bottiglia è un'abilità indispensabile), la conversazione è morbida e avvolgente, certo, abbottonatissima, non capirete mai dove lavora veramente, situazioni di marketing, informatica, manager, applicazioni, praticamente il luogo di ogni possibile.
Stremate, gli rivolgete una domanda quasi maschile, ovvero semplificata e chiara: sta in uno studio, un atelier, una bottega, un appartamento, un negozio con saracinesca piano strada, vi illuminate e pronunciate la parola garage (sapete che tante imprese ora milionarie sono partite dal luogo in cui l'affitto è più basso): niente.
Dribbla, aggira, svicola, scarta, scansa, schiva, in sintesi non vi risponde, però la serata è così dolce e cade anche la prima pioggia della stagione e poi c'è il tono di voce, e poi gli sguardi, insomma, dovete convenire che a voi di dove lavora lui non è che, tutto sommato, ve ne importi poi tanto.
Casomai, col tempo.

E poi c'è la parte fisica. Se gli chiedete dove si è fatto venire quelle braccia, vi risponde che non ama le palestre e, siccome è probabile che siano frutto di esercizio, solo se siete completamente tonte non vi cominciate ad insospettire.
La storiella dei pesi utilizzati in casa è cibo per i grulli, ho anch'io pesetti ubicati fissi sul comò in camera da letto, puliti religiosamente con il Cif liquido, però muscoli nell'ordine di quel genere, fosse pure la versione femminile, non mi sono mai venuti.
Ed è lì che vi si accende la lampadina: l'addestramento speciale dei Navy Seals, le forze speciali della US Navy, è l'unica soluzione: nuoto, flessioni, addominali, trazioni alla sbarra, corsa (pure con anfibi e pantaloni lunghi, mica in Adidas e calzoncini), il tutto in tempi ridottissimi e sequenze di numeri pazzeschi.

Nella vostra mente, un po' avvolta, diciamocelo, dalla meraviglia della, chiamiamola così, conversazione, comincia a farsi strada l'ipotesi della doppia vita del vostro interlocutore.
Lo conferma anche il modo in cui vi guarda quando buttate lì cose che sono il vostro pane quotidiano, una trama di film e un ordito di romanzi dal quale traete deduzioni esistenziali: non deve esserci del tutto abituato, perché vi osserva come se aveste addosso il piumaggio più bello del più bell'uccello che mai abbia volato nell'aria, e anche qui i conti tornano, è probabile che uno con la sua professione di Nouvelle Vague non sappia che farsene.

Alla terza serata trascorsa ad attendere una telefonata che non arriva, al quarto sms che riceve risposta dopo 36 ore, all'ulteriore fine settimana in cui la sensibilità non è quella che vi aspettavate e lui ve lo dice pure, gettandovi nello sconforto, il quadro è chiaro e vi trovate di fronte a una scelta.
O fate voi outing e fate pure tana e gli dite, forte e chiaro, che avete capito che si infiltra; oppure fate finta di niente e vi prendete quello che lascia filtrare il convento.

Fatevi due conti e un ragionamento: cercavate un uomo con cui fare la spesa al supermercato il sabato all'ora di pranzo perché così c'è meno gente in fila alla cassa oppure cercavate avventura, brivido, sensazioni mai provate, abissi e vette, un bel paio di braccia possenti, colpi di scena, perdite e ritrovamenti, lacrime, consolazione, narrazione, chiacchiere come da un pezzo non se ne presentavano al ristorante.

Fatti vostri.
D'accordo, potete sostenere che i tempi di attesa sono indecifrabili. E che ve ne importa, volete mettere, la compagnia in cui vi trovate è ottima: attende Penelope, devota alla sua tela, circondata da pretendenti che la braccano e ne confermano il ruolo e il fascino. Attende Butterfly, nella sua bellezza di porcellana e nel ricordo della sensualità della prima notte. Attende Solveig, nella capanna in cui ha vissuto con Peer Gynt prima che lui riprendesse a sognare a occhi aperti e in giro per il mondo. Attendono le donne di Hopper e quelle di Vettriano, per non parlare di quelle di Böcklin, sole sulla spiaggia con lo sguardo fisso al mare. Attendere è già in sé un'azione.

Ci sono poi il gusto del rischio, dell'inedito, dell'azzardo, lo squillo di cellulare a sera tardi, l'sms che da comunicazione rapida diventa invaso di pienezza, l'improvviso, lo stupore del riconoscersi.

Datemi retta: se volete un amante per l'autunno, prendetevelo suggestivo e anche un po' insensato, che sappia parlare del meteo come se vi dicesse altro, misterioso quanto basta, attento all'acqua e al vino.
E non ditelo a nessuno, tenetelo solo per voi, segreto, nascosto. 

 

Jack Vettriano, In Thoughts of You, 1999

Navy Seals in addestramento

John William Waterhouse, Penelope e i pretendenti, 1912