245 Il mio piĆ¹ bel veglione di San Silvestro

San Candido, val Pusteria, Hotel Leitlhof, la temperatura può scendere nella notte fino a -23 °. Sospese le lezioni di sci di fondo a causa di un attacco di influenza della persona con cui ero partita: poco male, mi facevano orrore gli scarponi presi a noleggio (chissà chi ci aveva messo i piedi dentro) ed ero sicura che sarei caduta sulla neve ghiacciata rompendomi il braccio destro (non sono mancina). Unica uscita, la passeggiata romantica in barroccino al tramonto, ovvero alle due del pomeriggio, peccato la coperta che il cocchiere mi aveva gettato addosso, sulla quale, a giudicare dall’odore, dormivano tutte le notti sia il somaro che il cavallo. Sera di San Silvestro, l’inizio del cenone è fissato alle 19:30. Bisogna sempre fare uno sforzo di eleganza, per cui avevo addosso un abituccio e anche i tacchi alti. Sull’albero c’erano perfino le candeline, la sala, piccola, era apparecchiata per il ridotto numero di ospiti con i consueti tavoli da due e anche da uno, a nessuno era venuto in mente di organizzare tre gruppetti che si sarebbero scambiati auguri e commenti. Da me la conversazione, causa febbre alta, languiva e io, che in pubblico sono la persona più socievole del mondo, al terzo tentativo, che atmosfera d’incanto, facciamo un bilancio, mettiamo qualche progetto in cantiere, mi ero chiusa in un sobrio silenzio. Come tutti gli altri, del resto, visto che nell’aria sempre più gelida non fluttuavano parole nemmeno a tendere l’orecchio, nell’aria non fluttuava niente di niente. Le portate arrivavano ogni 30 minuti d’orologio, la decisione di ubriacarmi (sistema sempre ottimo per svoltare la serata) non servì, la temperatura dell’ambiente era tale che l’alcool sortiva a malapena l’effetto di scaldarmi blandamente il collo. Nella mente si affollavano ipotesi diverse: prendere un’accetta e abbattere l’albero, sperando in un propagarsi rapido del fuoco appiccato dalle candeline, cambiare tavolo e movimentare la serata di chi si ritrovava improvvisamente da solo e di chi si ritrovava inopinatamente in coppia, salire in stanza a prendere il romanzo che stavo leggendo, cercare un mazzo di carte o una scatola della tombola. L’umore mi scendeva a vista d’occhio, entravo in uno stato di trance nel quale si apriva una breccia solo quando giungeva un nuovo piatto e cambiava l’assetto della natura morta, ma veramente morta (sto citando David Foenkinos, il mio ultimo mito letterario), che avevo davanti. La mezzanotte arrivò: dopo 5 ore, un secolo, un millennio, dopo un’intera era geologica, di quelle che sono descritte sui libri e nei musei, ovvero dopo qualche milione di anni. Alle 00:00 più trenta secondi, concluso sinteticamente il brindisi di rito, prendendo a pretesto l’influenza che sembrava aggravarsi di attimo in attimo a causa del permanere in un ambiente freddo, proposi di congedarci dagli altri ospiti e di raggiungere la camera.

Albero di Natale con candeline, perfetto per creare una calda atmosfera

Martin Parr, Bored Couples, FINLAND. Kotka, 1991 

Eccome un'altra che ha fretta di tornarsene in camera sua allo scoccare della mezzanotte