246 Chagrin d'amour, 1

I dispiaceri d'amore, secondo me, uno deve tenerseli.
A raccontarli si banalizzano, spesso sono vecchi di mesi, se non di anni, e farsi guardare come se si fosse staccati dalla realtà, quando, invece, la realtà è proprio questa (lo dicono pure le canzoni che 'le chagrin d'amour dure tout la vie'), è meglio che accada per motivi diversi. Ma si può avere urgenza di un consiglio e per questo la vecchia zia sarebbe l'ideale.
Ma io le ho fatte fuori tutte, perciò penso all'amica più anziana, che deve, però, possedere certe caratteristiche: avere superato i 70 anni, stare bene in salute, giocare a tennis al Circolo almeno due volte a settimana, coltivare il gusto per gli abiti, vivere con un marito da cui non intende divorziare e svagarsi con almeno un amante, essere, cioè, una donna nell'aria del tempo, esperta, che sa come vanno le cose, che guarda tutto con partecipazione e affetto ma con quel distacco che rende tutto meno lacerante e che è capace di rispondere in sintesi alla sintesi: perché a raccontare i dispiaceri d'amore bisogna essere sintetici, altrimenti l'interlocutore si annoia e a vivisezionarli ci pensa da sempre la letteratura, praticamente è la cosa che le riesce meglio.
 

Ma non avevo pensato che occuparsi di amori andati a male ha molto meno appeal del gioco d'azzardo, per cui mi materializzo con la persona giusta nel momento sbagliato, al ritorno di un viaggio eccitantissimo, con destinazione il Casino di Portorose, Slovenia, dove ha perso 300 euro in cinque giorni ma si è divertita tanto, albergo a 5 stelle e centro benessere, tragitto in bus (quante ore ci vogliono? 20? 25? Comincio a stare male davanti al confronto, io, in pullman, dopo 32 minuti esco di senno), ma che vado dicendo, hanno riso e parlato continuamente e poi avevano i posti davanti.
C'era eleganza?
Certo che sì, e allora io cito Jeanne Moreau ne La Baie des Anges (1963) di Jacques Demy, il film più bello che abbia visto sul mondo dei casino, quello in cui il meccanismo della passione per il gioco d'azzardo viene analizzato ma in cui, più ancora, si esamina la figura della protagonista, Jackie, 'légère, capricieuse et solitaire' (cito la mia Amica FB Gérardine Dormoy che cura un blog che amo in ogni dettaglio http://blogs.lexpress.fr/cafe-mode/ ), i capelli per una volta biondo platino, messi in risalto dalla pellicola in bianco nero (in francese si dice in ordine inverso, 'noir et blanc', così abbiamo imparato un'altra cosa) e con il corpo fasciato da 'un tailleur Cardin immaculé'.
Ed è quel bianco immacolato che si staglia sullo sfondo dell'immagine della Costa Azzurra di quegli anni, piena di glamour come è rimasta nel nostro immaginario, lo scenario perfetto per apprendere dai protagonisti un'autentica lezione di seduzione e di bellezza.

Ma la mia citazione del film cade nel vuoto, mi viene il dubbio che l'eleganza di Portorose sia concettualmente diversa, la mia amica mi dice che la roulette si giocava con le macchinette, il rien ne va plus mi sembra all'improvviso doversi riferire ad altro, a lei piacciono le slot machine, le trova più moderne.

Nel 2005 il padiglione francese della Biennale di Venezia era stato affidato a Annette Messager e si chiamava Casino. Raccontava le avventure di Pinocchio: c'erano giochi rischiosi e pericolosi, la sensazione di essersi persi in una foresta, di scoprirsi fragili, portati dal vento e minacciati da un grande orologio che ci ricordava la nostra qualità umana di finitezza, c'era, giustamente, molto rosso e dappertutto si sentivano rumori inquietanti.

Sarà che ho fede nella capacità di interpretazione dell'esistenza da parte dell'arte, ma ho chiuso la conversazione con la medesima sensazione di catastrofe imminente provata quella volta a Venezia, il mondo trasformato non solo in parco a tema ma anche in Las Vegas, dappertutto macchinette, architetture improbabili, posti dove si va a fare una cosa soltanto e da cui si ritorna con il bisogno accresciuto di rifare al più presto quell'esperienza, una specie di intossicazione che si è trasformata in dipendenza, finalmente un mondo senza sentimenti, in cui la narrazione di un dispiacere appare fuori luogo e fuori tempo massimo, tutti in bus in trasferta, contenti, bramosi di giocare, eleganti.
 

Nel video Franco Battiato interpreta Plaisir d'amour (1991)

 

 

Jeanne Moreau in La Baie des Anges, Jacques Demy, 1963

Jules Cheret (1836 - 1932)   Manifesto per il Casino d'Enghien, tutta un'altra allure

Annette Messager, Casino, Biennale di Venezia 2005