248 Iron Men

Ieri sera  sono rientrata carica di libri e materiale professionale, stanca, affamata, infreddolita e con una quadruplice prospettiva: Chablis; crocchette di pollo; simpatico scambio di sms suscettibile di sviluppi; scendere dai tacchi. Ma la chiave inferiore non girava. Sono paranoica ma solo quando mi fa comodo e perdo la testa esclusivamente dietro a uomini che, una volta inquadrati nello specchietto retrovisore, si rivelano quasi sempre esiziali, per cui ho capito subito che la serratura si era inceppata, che dovevo chiamare un fabbro e cercare di salvare almeno la porta, che è blindata, ovvero da salvare a ogni costo. Ma le cose non sono mai semplici: la polizia non ha risposto; i carabinieri mi hanno assicurato che dentro casa c'era qualcuno e che dovevo stare attenta quando entravo (esattamente quello che io non riuscivo a fare); i pompieri non sono intervenuti perché lo fanno solo nel caso sia in difficoltà: a. un anziano; b. un bambino; c. un portatore di handicap. Ho detto al pompiere che era senza cuore, lui c'è rimasto male e mi ha risposto che era il nuovo regolamento e mi ha dato il numero delle pagine gialle. Sono intervenuti tutti i maschi validi del palazzo, nessuno dei quali è riuscito a far girare la chiave (ero delusissima, da sempre penso che i maschi con le chiavi ci sappiano fare ma certi non capivano nemmeno il verso), i condomini mi hanno offerto: ospitalità, cibo, acqua, ma io volevo Chablis e crocchette di pollo e soprattutto scendere dai tacchi. Al terzo tentativo di numero di emergenza che mi ha dato una ragazza che rispondeva da un call centre di Bologna ho trovato il fabbro: si chiamava Alessandro, stava sulla Cassia, mi ha detto subito le due cose fondamentali: rispedire i vicini a casa loro e smettere di fare tentativi. Mi avrebbe mandato il fratello che stava sull'Appia, più o meno dove sto io. Venti minuti di tempo. E' rientrato il mio vicino di pianerottolo, ha aperto casa sua ma si è fermato a farmi compagnia. Telefono, citofono, ascensore. E' arrivato l'altro fabbro. Intelligente, perché quando gli ho chiesto se si chiamava Salvatore, lui ha risposto prontissimo, no, Maurizio, ma come secondo nome può andare. Un'ora e dieci minuti in ginocchio, tutti gli attrezzi in terra, in un silenzio i cui si sentiva solo il respiro e il battito di tre cuori (quattro, perché è uscita, a un certo punto, pure l'altra vicina), ha cominciato con i grimaldelli . Cellulare caricato sulla spalla, il fratello gli suggeriva ulteriori movimenti, praticamente un consulto al capezzale della mia porta. Poi sono arrivati i botti: martellate, spinte, scossoni, un rumore d'inferno. Si faceva sempre più tardi e io volevo scendere dai tacchi. Alle 22:51 la chiave ha compiuto il primo giro, poi gli altri 3. Quella superiore funzionava perfettamente, per cui spalancare la porta è stato, si fa per dire, un gioco da ragazzi. Applausi, grida da stadio, abbracci: il fabbro, eroico, soddisfatto. Io avevo riconquistato l'uso del mio appartamento.
Al momento stanno lavorando in due da circa tre ore per la sostituzione della serratura, la rottura di una lamella imponeva il cambio, io ho officiato il rituale del taglio della busta delle chiavi nuove, stanno calibrando, aggiustando, misurando, stuccando, conoscono un sacco di cose che io ignoro, mi hanno pure spiegato il funzionamento del quadrello detto anche mentoniere. Frequentano il mondo in modo concreto, deciso, manuale, con sfumature delicate legate alla fiducia, che è un aspetto importante del loro lavoro: sono dei veri uomini di ferro.
Io, ieri, sono andata a dormire dopo le 2, con in corpo lo Chablis e le crocchette di pollo, il paletto notte girato e scesa dai tacchi.   

L'astuccio con i grimaldelli degli Iron Men

Linguaggio dei segni: chiave. Esplicito e pieno di riferimenti