250 Se permettete, parliamo di uomini, 3: Primavera o The Eight Wonder of the World

Apprezzo la puntualità, credo che per gli altri sia davvero la cortesia dei re e per me una prassi salutare, per cui eccomi pronta a suggerire alcune direzioni per gli amori di primavera.
Chiarisco subito che oggi parliamo di dimensioni maschili.
Ma, come diceva mio nonno, al tempo: delle uniche dimensioni (che già sono parecchie) di cui è concesso parlare a una signora, sempre attenta a quello che dice in privato e in pubblico, ovvero di quei dati che si chiamano altezza, peso, misura delle scarpe, taglia delle camicie, citabili ovunque, pensate ai negozi, senza incorrere in nessun imbarazzo.

Più o meno. E adesso vedremo perché.
Premetto che l'ho dichiarato più volte: il mio interlocutore perfetto è alto m 1,80.
Essendo io una donna normale, un uomo così lo guardo negli occhi se mi metto le scarpe con i tacchi e, con un po' di buona volontà dovuta alla capacità di piantargli lo sguardo in faccia anche da una posizione meno vantaggiosa, tipo scarpe stringate, anche senza. Se è ben proporzionato, è uno pure lui normale, ha il 41, massimo 42 di piede, mangia 80 grammi di pasta, arriva dove non arrivo io in cucina e mi tocca prendere la scala (scaffale dei bicchieri, in alto), per cui mi fa un favore, ingombra relativamente a tavola, se sta nel mio ingresso lo riempie solo moralmente, non mi sbatte a terra i libri in bilico perché ci è passato accanto, in bagno ci si riesce a stare in due (i doppi lavandini sono fatti per questo), lui si fa la barba, io mi trucco, è intimo, affettuoso e nessuno invade il territorio dell'altro.

Capita di scendere, e ci si pone il problema dei tacchi.

E di salire. E qui entra in gioco l'argomento di oggi, ovvero, visto che è primavera  e il nuovo è nell'aria, che rischi si corrono a fare una perlustratina in uno di quei territori mai saggiati perché i gusti tiravano in un'altra direzione, laddove un mucchio autentico di donne dimostra invece in questo senso un penchant evidente (vedi la passione delle mie studentesse per Sébastien Chabal, altezza cm 191, peso kg 108, dal mio punto di vista un tipo non raccomandabile), diciamola bene, che cosa succede alle donne quando frequentano stagionalmente uomini grandi e grossi?

Procediamo con ordine. Avendo io fatto domande, anche privatissime, per capire quale e dove fosse il fascino della categoria dove io metto gli schiacciasassi, i caterpillar e i camion con rimorchio, non è che cada del tutto dalle nuvole.
A parte che è raro trovare qualcuno che sappia raccontare nel dettaglio i suoi gusti, giochino che io trovo estremamente formativo e utile a conoscere se stessi, non ci vuole molto a capire che ciò che funziona in queste situazioni è il richiamo della foresta. Che è poi il richiamo della caverna, e qui basta dare un'occhiata all'aspetto esteriore di Chabal per capire che una casa così a lui si adatterebbe perfettamente, e in casa di Chabal ci starebbe, appoggiata, ammesso che ci fosse, all'uscio, una clava, oggetto contundente che alle donne, deduco, non incute alcun timore, che sembra avere un'allure protettiva e famigliare, e, soprattutto, corrispondere alle caratteristiche di (cito) 'durezza e lealtà, forza e fierezza' che sono universalmente riconosciute al suo proprietario.

Ecco finalmente svelato che cosa vogliono le donne: un confronto fisico dal quale non è possibile uscire indenni, uno stritolamento di ossa nel corso di un fugace abbraccio, l'impressione vivissima di non sapere da che parte cominciare tanto vasto è il territorio, lo schianto morale che è conseguente a quello fisico che si rischia tutte le volte che l'incarnazione contingente di King Kong suona il campanello per annunciare che, come previsto, è venuto per cenare.

 

C'è da mettersi le mani nei capelli.

Partiamo, dunque, dalla quantità di cibo da preparare: già un uomo normale è capace di divorare il risultato di tre giorni di lavoro. Lo sanno le madri dei figli maschi adolescenti, che, a detta loro, mangiano come lupi, spazzano via interi conigli, fanno fuori senza batter ciglio un'intera cofana di pasta. (Essendo la cofana il recipiente nel quale il muratore, esercitando il suo nobile mestiere di costruttore, trasporta la malta, e servendo quest'ultima in abbondanza, si capisce di che cosa andiamo parlando).
In linea di massima, gli uomini a un certo punto si calmano: la crescita è finita, l'uso di energie si è stabilizzato (a meno che le energie non siano impiegate professionalmente: gli sportivi, in questo senso, cioè dal punto di vista delle dosi giornaliere di alimenti che ingurgitano, sono infrequentabili. Credo anche gli operai metallurgici e, se esistessero ancora, i facchini e i  camalli del porto di Genova, ma qui parlo per sentito dire e non per esperienza), c'è la necessità di rimanere in forma (anzi, ci sarebbe, perché quasi tutti gli uomini sono pronti a dichiarare anche sotto giuramento che a 30 anni non è che siano ingrassati, si sono, secondo loro, 'piazzati', ovvero hanno acquisito un aspetto che li rende spesso irriconoscibili se qualcuno li aveva conosciuti da ragazzi e li ha poi persi di vista, ma è una specie di rito iniziatico, finalmente sono, almeno nelle apparenze, adulti), insomma, con un po' di buona volontà e di organizzazione e il sano terrorismo della bilancia, si sopravvive alla fame (di cibo) di un uomo.

Ma non con l'incarnazione contingente di King Kong. Che, ragioniamo, pesa 45 kg più di una donna, praticamente pesa due donne snelle, quindi la potenza per mantenere tutta quella forza e tutta quella fierezza da qualche parte deve pur prenderla: e la prende, preferibilmente, a tavola, dall'antipasto al dessert, dichiarando che per lui va bene un piatto di pasta un po' abbondante (150, 200 grammi?), che le verdure gli piacciono moltissimo, le mozzarelline si mangiano con le mani, il pesce gli va tutto bene, due foglie di insalata sono un ottimo contorno, lo yogurt greco dell'altra volta era una squisitezza e forse in frigorifero ce ne è ancora una confezione (contenuto della suddetta: gr 400). Chiede la birra a notte alta dopo aver gustato ampiamente le bevande ben più nobili della cantina, allinea bottigliette vuote di acqua con le bolle, in quattro e quattr'otto lascia il tavolo come un campo di battaglia sul quale, oltre all'esercito nemico, abbia scorrazzato anche uno sciame di cavallette.

 

Le donne dovrebbero pensarci sopra, diciamo, almeno due volte.
Considerare, per esempio, che scarpe numero 46 (in cifre: 9 misure più della vostra) appaiono, se sfilate, inquietantemente simili a un bagaglio di quelli che è possibile portarsi sull'aereo; che le dita dell'ospite sono lunghe almeno il 50% più delle vostre; che se si vuole scherzare un po' sfilandogli la camicia e mettendosela addosso, l'effetto non sarà quello dell'abbigliamento boyfriend di cui parlano sempre le riviste di moda, ovvero un capo un po' largo, morbido, che sembra, appunto, preso in prestito dal guardaroba dell'innamorato, no, l'effetto è quello di Cucciolo (in inglese, Dopey) in Biancaneve, la lunghezza arriva oltre il ginocchio e i polsini delle maniche cominciano a comparire 10 cm oltre la fine della vostra mano, quanto detersivo in più e quanto tempo di stiro ci vogliono per la manutenzione di una cosa del genere; una sua maglia è utilizzabile come coperta; la giacca (le giacche da uomo sono bellissime) potrebbe farvi da cappotto; tutto ha una proporzione, una logica, una storia diverse.

E non voglio nemmeno pensare al carattere.
Chi l'ha detto che uomini così sono, per contrasto con l'aspetto fisico, di indole buona? E se il luogo comune non corrispondesse al vero? Insomma, ad incontrarli a distanza ravvicinata, così come suggerisce la primavera, si rischia letteralmente l'osso del collo: una carezza è una pala che ti si abbatte sulla faccia, un buffetto ti fa perdere l'equilibrio, se un uomo così è, minimo minimo, tendenzialmente prepotente, così come di solito è un maschio che si rispetti, la partita è chiusa prima ancora del fischio di inizio.

Ma fate voi.
Esistono i destini che si incrociano, esistono le regole e le eccezioni, il gusto dell'avventura e del pericolo, e poi esiste la primavera, quella stagione che freme e scalpita, che sembra inarrestabile proprio come un flusso di pensieri e che è capace di presentarvi il King Kong contingente, proprio come nel trailer della prima versione cinematografica, probabilmente la più bella di tutte, come l'ottava meraviglia che mai sia apparsa al mondo.
 

 

King Kong, di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack, 1933  

Dopey, detto da noi Cucciolo, con maniche oversize

Sébastien Chabal alle prese con almeno 15 kg (per ogni braccio) di pesetti